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RU486. No nei consultori: nuova circolare Regione Piemonte

05 Ottobre 2020

L’interruzione volontaria di gravidanza farmacologica non avverrà nei consultori piemontesi. Questa è la posizione espressa dalla Regione Piemonte, nella recente Circolare di chiarimento che ha indirizzato alle aziende sanitarie piemontesi riguardo alle criticità giuridiche emerse dalle Linee di Indirizzo del ministero della Salute sull’Interruzione volontaria di gravidanza con RU486 del 12 agosto scorso.

Ad essa si aggiungono anche altre novità apprese in una nota dalla Regione Piemonte del 2 ottobre. La Circolare riguarda:

  • il divieto di aborto farmacologico direttamente nei consultori, riservando l’attuazione dell’ivg anche farmacologica in ambito ospedaliero;
  • l’apertura di sportelli informativi all’interno degli ospedali da parte di «idonee formazioni sociali di base di associazioni di volontariato che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita» dando così concretezza a quanto riferisce la legge 194 del 1978 sull’aborto all’art. 2 sul ruolo dei consultori nel fare superare le cause che potrebbero indurre la donna all’ivg». Cita come esempio, il Progetto Gemma del Movimento per la Vita e del Centro Aiuto alla Vita o il servizio telefonico SOS Vita.
    (Il progetto Gemma è un servizio di aiuto economico tramite l’adozione prenatale a distanza di madri in difficoltà, che è attivo dal 1994 e per saperne di più, fondazionevitanova.it, n.d.r).
  • la decisione della modalità di ricovero per l’aborto farmacologico è data dal medico e alla direzione sanitaria in base alle loro valutazioni.

Una linea intrapresa che nasce a seguito della verifica, di carattere giuridico, avviata lo scorso agosto sulla possibile incompatibilità delle Linee ministeriali con la legge 194. La regione Piemonte si è confrontata prima, come afferma la nota, con realtà sanitarie e sociali, tra cui Federvita Piemonte, e il dr Silvio Viale, responsabile del Servizio unificato IVG dell’Ospedale Sant’Anna di Torino. Con essa, aggiunge, si vuol «garantire il pieno rispetto delle disposizioni della legge 194 poste a garanzia della piena libertà di scelta della donna se interrompere volontariamente la gravidanza o se proseguirla superando le cause che potrebbero indurre all’interruzione con la tutela sociale della maternità, nonché il perseguimento di pratiche abortive rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna, della sua dignità personale e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza.»

Delle Linee di Indirizzo ministeriali permangono l’estensione dalla 7° alla 9° settimana di gestazione del ricorso all’aborto farmaceutico con Ru486 con possibilità quindi, salvo valutazioni mediche, di non effettuare il ricovero ospedaliero, il cui farmaco può venire somministrato presso ambulatori e day hospital.

«Non si cancellano però totalmente né il pericolo di un aborto a domicilio né, con l’innalzamento alle 9 settimane, il rischio statisticamente raddoppiato di ricorso successivo a raschiamento», commenta la circolare, in una nota dello stesso giorno, Claudio Larocca presidente della Federazione dei Centri di Aiuto alla Vita e Movimenti per la Vita Piemonte – Valle d’Aosta (Federvi.PA), tuttavia auspica che possa rivelarsi come «solo l’inizio di una fruttuosa collaborazione per il bene delle donne e dei nascituri e chiediamo che la questione non si estingua per sterili risse politiche e ideologiche, perché si commetterebbe l’imperdonabile errore di ignorare coloro che hanno bisogno di attenzione e aiuto: la mamma e il figlio concepito appunto».

(Aggiornamento 5 ottobre 2020, ora 14.40)

Redazione Bioetica News Torino