I Fondamenti Filosofici. Parte prima – Adriano Pessina

di Adriano Pessina *
pubblicato il 8 marzo 2016
I Fondamenti Filosofici. Parte prima – Adriano Pessina

Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale – sezione di Torino
Corso Specialistico di Bioetica Avanzata VII edizione a.a. 2015 -2016
via XX Settembre 83 – Torino

Torino, 14 novembre 2015

Adriano Pessina

Adriano Pessina_Università Cattolica Sacro Cuore_ foto 2«… che in generale l’etica abbia qualcosa da dire nelle questioni della tecnica, oppure che la tecnica sia soggetta a considerazioni etiche, consegue dal semplice fatto che la tecnica è esercizio di potere umano, vale a dire è una forma dell’agire, e ogni agire umano è esposto a un esame»1.

Da quando il termine bioetica è entrato a far parte del lessico corrente e di fatto si sono moltiplicate le cattedre, le riviste, i convegni e i corsi di perfezionamento si può dire che è stato definito quale sia il suo statuto epistemologico? Si può affermare che la bioetica sia una disciplina, un sapere oramai dotato di una sua, seppur breve storia, in grado di distinguersi da altre forme di conoscenza, oppure prevale il convincimento, peraltro diffuso dall’uso del termine stesso, che la bioetica sia in realtà un contenitore di problemi e di interrogativi che di fatto vengono affrontati da tante discipline, la filosofia, la teologia, la giurisprudenza, la medicina e via dicendo? E dal punto di vista concettuale, ha senso parlare della bioetica come un sapere interdisciplinare, oppure questo è in realtà un ossimoro? Questi interrogativi strumenti per risolverli?

Come si può giungere ad una definizione della bioetica che non sia arbitraria – cioè che non dipenda dalla volontà (arbitrium) di chi la definisce – e che quindi sia in grado di stabilire in modo non equivoco – e assolto da altre discipline – l’oggetto di studio, lo scopo e il metodo?

E, inoltre, quali sono storicamente e teoricamente le ragioni che hanno impedito, finora, di giungere ad una chiara e condivisa definizione della bioetica?

Per tentare di rispondere a questi interrogativi è necessario prendere in esame alcune definizioni “canoniche” di bioetica, per tentare una disamina. Lo scopo, infatti, non dovrebbe essere quella di proporre una nuova definizione – ricadendo così nel modello dell’arbitrio – ma di concludere che, se con bioetica si intende una disciplina specifica, i suoi caratteri sono precisamente definiti come di solito sono definiti quelli della giurisprudenza, della teologia, della biologia.

Nel 1971, con l’immagine del “ponte” la bioetica iniziava a porre, contemporaneamente, le esigenze che l’avevano originata e le condizioni per le sue future aporie, già presenti nell’articolo di Potter del 1970 Bioethics. The science of Survival:
«Una scienza della sopravvivenza – scrive Potter – deve essere più di una sola scienza, e perciò propongo il termine Bioetica per sottolineare i due ingredienti più importanti per il conseguimento di una nuova sapienza: la conoscenza biologica e i valori umani2».
Basterebbe soffermarsi su questa definizione per comprenderne la problematicità: scienza della sopravvivenza e sapienza, biologia e valori umani, che cosa li unisce e che cosa li separa?

Nel 1978 l’Enciclopedia di Bioetica propone questa definizione: «lo studio sistematico del comportamento umano nel campo delle scienze della vita e della salute, in quanto questo comportamento è esaminato alla luce di valori e principi morali»3.

Questo riferimento alla morale innesca il dibattito, tutt’altro che sopito, di quale debba essere – e se mai ci sia – l’etica della bioetica. E questo dibattito è ciò che storicamente ha condizionato e condiziona ancor oggi la questione dello statuto epistemologico della bioetica.

Di fatto, il passaggio dall’esigenza etica sollevata dallo sviluppo tecnologico e scientifico e la realizzazione di una disciplina autonoma, non è realmente avvenuto e resta da chiedersi “poteva avvenire?”.
Al fine di permettere una rilettura critica della bioetica procederemo a discutere alcuni dei modelli “canonici” di bioetica, che semplificheremo in queste quattro figure:

1. Il modello dei sistematici (o dell’etica applicata)
2. Il modello proceduralista (o dei protocolli)
3. Il modello dei dualisti (qualità e sacralità della vita)
4. Il modello degli aggettivi – bioetica laica, cristiana, cattolica, musulmana


Note bibliografiche

H. JONAS, p. 28

W.R. POTTER, p. 22 citato da A. Pessina, Bioetica. L’uomo sperimentale, Milano 2000

Introduzione, p. XIX


Alcune letture consigliate

SGRECCIA E., Manuale di bioetica, Milano 1988

HENGELHART H.T. jr., Manuale di bioetica, Milano 1999

SAVARINO L., Bioetica cristiana e società secolare, Torino 2013

JONAS H., Tecnica, medicina ed etica, Torino 1997

HOTTOIS G. (ed altri), Nouvelle encyclopédie de bioétique, Bruxelles 2001

KASS L., La sfida della bioetica, Torino 2007

PESSINA A., Moral Philosophy in Bioethics. “Etsi Ethos non Daretur”, Cuadernos de Bioética 2013


Leggi l’abstract di
«Bioetica: una prospettiva globale» sui Fondamenti Filosofici. Parte seconda del professor Stefano Semplici

(*) Ordinario di Filosofia Morale
presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
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