31 Gennaio Febbraio Marzo 2016
Numero + Dossier Corso Specialistico in Bioetica Avanzata

Bioetica, Mass Media e Internet

I mezzi di comunicazione sociale si occupano dei temi di bioetica e della bioetica stessa1. Se ne occupano spesso, vogliamo o non vogliamo. In questo fenomeno dobbiamo oggi considerare tanto i mezzi di comunicazione “classici” (giornali e riviste, radio e televisione, cinema…) come quelli “nuovi”, nati soprattutto con Internet (siti web, blogs, social networks…)2.
Conviene soffermarsi un momento a considerare le ragioni per le quali i media si occupano tanto di bioetica, e quale sia il legame tra la bioetica e i mezzi di comunicazione. Analizzeremo dopo l’importanza e l’influsso che i mezzi hanno nel mondo della bioetica.
Da questa considerazione emergerà la necessità di tenere presenti alcuni dei problemi che si presentano in questo rapporto tra bioetica e mass media. Finalmente, verranno fatte alcune proposte per migliorare questo importante rapporto.
Proposte sia per i giornalisti e comunicatori sia per i bioeticisti.

I Media si occupano di Bioetica

Dunque, i mass media parlano spesso di bioetica. I bioeticisti parlano sempre più spesso sui mass media. I media non possono ignorare problematiche di forte interesse e impatto sociale quali quelle ormai classiche in bioetica (aborto, riproduzione assistita, trapianti di organi, eutanasia…) né vogliono tralasciare le ultime frontiere delle scienze della vita (neuroscienze, cellule staminali, “medical human enhancement”…). I bioeticisti vengono spesso invitati a intervenire sui media; o intervengono abitualmente in essi; oppure tante volte lamentano il modo in cui il giornalista ha presentato un delicato e complesso problema.

L’imponente presenza delle tematiche della bioetica nei meandri di internet: segno inequivocabile che la bioetica stessa sia diventata un fenomeno socio culturale tra i più significativi e caratteristici del nostro tempo

In qualche modo potremmo dire che mass media e bioetica si necessitano a vicenda. Cercando sul motore di ricerca Google la parola “Bioethics”, compaiono 5.210.000 documenti3. Numeri anche elevati si ottengono cercando il termine in altre lingue: in francese “Bioéthique”, 645.000; in tedesco “Bioethik”, 286.000; in spagnolo o italiano “Bioetica”, 1.260.000. Risultati ancora più impressionanti si ottengono se la ricerca si fa su parole riguardanti alcuni i temi studiati dalla bioetica: “Abortion”, 61.900.000; “stem cells”, 26.100.000; etc.

La Rete è diventata negli ultimi anni una formidabile risorsa per la comunicazione globale e per lo scambio mondiale di informazioni, documenti, etc. Si può quasi parlare di una “comunità virtuale” che “naviga” nei fiumi e nei rivoli di questa rete complessa e anarchica, sempre in crescita e sempre in movimento. Proprio per questo, Internet è diventato anche uno specchio della realtà culturale e sociale del nostro tempo. E l’imponente presenza delle tematiche della bioetica nei meandri di questa rete è segno inequivocabile del fatto che la bioetica stessa sia diventata un fenomeno socio culturale tra i più significativi e caratteristici del nostro tempo. Da una parte, la Rete permette l’accesso immediato e facile ai contenuti online posti a disposizione da praticamente tutti i mezzi di comunicazione classici. Dall’altra parte, permette a chiunque di pubblicare i propri materiali e i propri pensieri in maniera facile ed economica. Ultimamente, poi, con l’arrivo dei blog, dei forum e finalmente dei social network i temi di bioetica vengono trattati in modo multidirezionale, dialogico, interattivo e immediato.

Perché parlano i Media di Bioetica

La constatazione del fatto che i mass media si occupano di bioetica e che questa è presente anche nei new media a livello globale può sembrare banale. Vale la pena, però, che ci chiediamo perché c’è questa presenza importante. I media parlano di bioetica perché questa interessa al “pubblico”, cioè a un grande numero di persone. I temi da essa trattati sono infatti importanti per gli individui e per la società. Infatti, i problemi affrontati dalla bioetica hanno a che fare con la vita, la morte, la salute, la scienza, il futuro dell’umanità.

Spesso si tratta di temi o di casi carichi di connotazioni etiche complesse, di dilemmi angosciosi, sui quali frequentemente si scatenano polemiche vivaci, nelle quali partecipano esperti, istituzioni, ma anche i membri in generale della società. Oggi presenziamo accese discussioni a casa o nel bar su eutanasia, fecondazione assistita, clonazione, Organismi Geneticamente Modificati, etc. I media si interessano anche dei temi di bioetica perché è facile presentarli con un pizzico di morbosità, più o meno nascosta, che attira l’attenzione dei più distratti. La bioetica si “vende” facilmente.

La notiziabilità dei temi di bioetica

È interessante considerare i temi di bioetica tenendo in mente le caratteristiche studiate dai giornalisti per poter considerare qualche cosa come “notizia”:
novità: spesso si tratta di nuove conquiste scientifiche, di nuove leggi, di situazioni nuove, etc.;
rilievo: importanza del fatto, del personaggio, ecc. Il rilievo è soprattutto del fatto e delle sue implicazioni;
interesse umano: cose che toccano valori in quanto essere umani: qui se tratta di malattia, salute, vita e morte…;
prossimità: ciò che è vicino, della propria città, ecc. Questo elemento è spesso assente nei casi di bioetica: si può trattare anche di persone o fatti lontani geograficamente; ma c’è una percezione intuitiva del fatto che quei casi e quei problemi, anche se accadono molto lontano da noi, ci toccano da vicino.

Importanza dei Media in Bioetica

Possiamo dire che, in qualche modo, i media non possono oggi prescindere o ignorare i temi di bioetica. Viceversa, la bioetica non può fare a meno dei mass media. Secondo Tishchenko e Yudin la bioetica, per la sua stessa natura, ha bisogno dei mezzi di comunicazione sociale4. Prima — dicono — si tendeva a ridurre la funzione dei mezzi di comunicazione nell’ambito della medicina alla “popolarizzazione”: presentazione e diffusione dei temi complessi in maniera comprensibile da parte del grande pubblico. Ma il loro ruolo, nel caso della bioetica, va al di là della mera divulgazione.

La creazione del primo comitato di etica

In verità, la bioetica è sorta in parte a causa della presa di coscienza del fatto che le scienze biologiche e mediche devono essere accompagnate da considerazioni extra scientifiche, di tipo valoriale. Uno dei fatti che motivarono la nascita della bioetica fu la creazione del primo comitato di etica, stabilito nel Swedish Hospital di Seatle per decidere quali pazienti dovevano ricevere l’emodialisi con l’unico apparecchio esistente, appena inventato. Il comitato era formato da sette persone, la maggior parte non medici.
Albert Jonsen5 afferma che la costituzione di quel comitato significò una novità importante, la quale ebbe un impatto definitivo nello sviluppo della bioetica: si comprese che i medici non possono pretendere di risolvere da soli alcuni dilemmi etici singolarmente critici. Era diventato evidente che i medici devono interagire da vicino con degli specialisti in alcuni campi umanistici, e anche con il pubblico. La bioetica, infatti, si propone di aiutare a prendere delle decisioni corrette dal punto di vista etico nel campo della ricerca e degli interventi medici e biologici. Tenendo in considerazione che le decisioni mediche devono essere prese finalmente dai pazienti, è necessario che questi siano adeguatamente informati e abbiano l’opportunità di conoscere, attraverso il dibattito pubblico, i diversi punti di vista e le diverse opinioni su un determinato dilemma etico. I mezzi di comunicazione sociale permettono da una parte di avere le informazioni necessarie e dall’altra di conoscere e partecipare nel dialogo pubblico sui problemi bioetici.

Anche i bioeticisti, coscienti che le questioni trattate dalla bioetica sono di pubblico interesse, trovano nei mezzi di comunicazione uno strumento grazie al quale conoscono le problematiche che sorgono e che preoccupano alla società. In questo senso, «la Bioetica […] dipende criticamente dai mass-media, nei quali hanno luogo le discussioni più organiche e senza i quali questo campo [la bioetica] semplicemente non potrebbe esistere».6. «I resoconti dei problemi di bioetica da parte dei media guadagnano in importanza nella misura in cui essi influenzano le politiche pubbliche e informano le prese di decisioni»7.

Effetti causati dai mass media applicati alla bioetica

È chiaro che l’influenza dei mass media, ormai studiata in modo abbondante dal punto di vista psicologico e sociologico, gioca un ruolo importante nella configurazione della visione e comprensione del grande pubblico riguardo a queste tematiche. Anzi, trattandosi in buona parte di problematiche nuove, e dunque non studiate sistematicamente negli anni di formazione scolastica, l’unica informazione e formazione (o de-formazione) che la stragrande maggioranza della gente riceve proviene dai mezzi di comunicazione. È vero che i dati, le opinioni e i messaggi espressi nei mass media non incidono necessariamente in modo profondo con ogni singola pubblicazione o trasmissione televisiva.

Ma la ripetizione frequente di un determinato messaggio crea un solco nell’opinione delle persone che può diventare profondo e universale. Come dice Simonson, «[…] la gente spesso si relaziona con i media in maniera semi-distratta, mentre cucina la cena o aspetta nello studio del dottore […] ma gli ampi e ripetuti modelli dei testi esercitano un influsso significativo»8.  Questo autore, analizza alcuni degli effetti causati generalmente dai mass media, applicati alla bioetica. Innanzitutto, i media influiscono dando alla bioetica e ai temi di bioetica (ma anche agli studiosi e le istituzioni di bioetica), uno “statuto pubblico”. Citando a Paul Lazarsfeld e Robert Merton, commenta che «i mass-media concedono prestigio e migliorano l’autorità… di determinate politiche, persone e gruppi», semplicemente per il fatto di attirare l’attenzione su di essi, «a prescindere dall’eventuale supporto editoriale»9. In questo modo, anche nel campo della bioetica, «le storie che compaiono nei media conferiscono uno statuto di importanza alle idee, istituzioni e persone che essi presentano, a prescindere dal contenuto specifico o dalle modali impostazioni di quelle storie»10.

L’Agenda setting e il fenomeno del two step flow

I mass media, infatti, contribuiscono ampiamente a stabilire le tematiche e problematiche che contano. È l’effetto chiamato “Agenda setting”: le notizie non ci dicono come pensare ma su che cosa pensare. Finalmente, c’è anche il fenomeno del “two step flow”: i temi, i casi, le opinioni, lanciati dai mass media si diffondono ulteriormente, in conversazioni personali, riproposti da persone specialmente interessate in quella concreta tematica. Questo effetto si potenzia oggi in maniera straordinaria nell’interazione a rete che si stabilisce nei Social Networks. Una notizia, un’opinione, possono circolare in maniera rapidissima ed amplissima, attraverso la facile “condivisione” che uno può fare con i suoi “amici” in rete; alcuni di questi li condivideranno con i loro amici… Notizie, opinioni, casi, etc., possono facilmente diventare, come si dice oggi, “virali”.

Queste nuove forme di comunicazione hanno senza dubbio un ruolo importante favorendo anche il dialogo e la discussione, la partecipazione di opinioni e di valori, che in qualche modo — come dicevo — formano parte della natura stessa della bioetica. La coscienza dell’importanza dei media nel campo della bioetica ci porta a considerare con attenzione alcuni dei problemi che si presentano nel rapporto tra queste due realtà.

Problemi e conflitti

Secondo alcuni autori, c’è una specie di “insoddisfazione” tra i bioeticisti in relazione alla maniera in cui i mass media trattano i temi e i problemi di bioetica. Tra i bioeticisti che si sono espressi in questo senso possiamo citare, per esempio a Albert Jonsen o a James Rachels11. Forse in parte per questo, alcuni notano una inadeguata attenzione del rapporto con i mass-media da parte dei bioeticisti in generale. Altri segnalano una certa ritrosia dei bioeticisti a intervenire e partecipare nel dibattito pubblico attraverso i mezzi di comunicazione. Lasciando questo compito ai giornalisti di professione, poi lamentano che questi presentino i problemi di bioetica in modo inadeguato o del tutto sbagliato. Al contrario, qualcuno considera che i bioeticisti, come altri membri del mondo accademico, sono spesso eccessivamente desiderosi di comparire sulle pagine dei giornali o sullo schermo televisivo. Alcuni bioeticisti criticano i propri colleghi di intervenire eccessivamente sui mass media, di vanitoso desiderio di notorietà pubblica, o di superficialità nel modo in cui anche loro trattano i problemi di bioetica12.

Si richiede conoscenze in diversi ambiti disciplinari: biologia e medicina, etica e diritto; sono in gioco anche questioni filosofiche ed eventualmente teologiche…

Tutto ciò evidenzia una certa problematicità intrinseca nel rapporto tra bioetica e mass media. Quasi che fossero come due individui costretti a relazionarsi, in una situazione di frequente conflittualità. Infatti, le difficoltà di questo rapporto non sono meramente circostanziali, ma provengono dalla diversa natura di queste due realtà, bioetica e comunicazione sociale13. Per la loro stessa natura, i giornali e gli altri mezzi di comunicazione prestano un’attenzione fugace e transitoria a problemi trattati dalla bioetica. I giornali identificano e si focalizzano in ciò che è attuale e “notiziabile”, come dicevamo sopra. Spesso i comunicatori prediligono le storie umane, e le trattano sottolineando gli aspetti emotivi, drammatici e anche polemici.

Da parte sua, invece, la bioetica si occupa spesso di problemi che sono complessi, per affrontare i quali si richiede una serie di conoscenze in diversi ambiti disciplinari: alla biologia e la medicina all’etica e il diritto. Tante volte sono in gioco questioni filosofiche ed eventualmente anche teologiche… La bioetica affronta problematiche che sono di interesse pubblico, ma che molte volte richiedono un approfondimento di tipo filosofico. Per esempio, si richiede una concezione della vita e della morte umana per affrontare adeguatamente problemi relativi alla fine della vita, alla ricerca con degli embrioni umani, etc. Per questo motivo, la bioetica richiede una “contemplazione riflessiva” da parte del bioeticista e una “conversazione riflessiva” con i colleghi bioeticisti e con altri agenti della società.

La difficile relazione tra mass media e bioetica  è anche collegata alle difficoltà del rapporto tra mass media e scienza

Molte questioni trattate dalla bioetica richiedono degli approfondimenti che sono necessariamente dettagliati e lunghi; non si possono spiegare adeguatamente certe questioni in poche parole, soprattutto al grande pubblico non specializzato che legge i giornali. La difficile relazione dei due ambiti, mass media e bioetica, è anche collegata alle difficoltà del rapporto tra mass-media e scienza. Secondo alcuni autori, diversi problemi della comunicazione in bioetica sono relativi alla comunicazione della scienza. I problemi irrisolti nella comunicazione sociale della scienza si tradurranno spesso ed inevitabilmente in limiti nella comunicazione e comprensione delle questioni bioetiche14.
Alcuni anni fa la nota rivista scientifica Nature pubblicava un editoriale nel quale si esponeva il «declino del giornalismo scientifico». Dice l’articolo: «[…] c’è un sentire comune del fatto che la qualità dei resoconti sulla scienza nei media convenzionali va decadendo, come succede anche sull’abilità dei media di giocare un ruolo di vigilanza sulla scienza, controllando gli inganni o altre condotte inadeguate»15.

Che l’informazione scientifica sia connotata da una singolare difficoltà lo dimostra anche il fatto che The Association of Health Care Journalists abbia ritenuto opportuno pubblicare un proprio codice etico, nonostante esistano quasi 50 diversi codici per i giornalisti (solo negli USA). Lo ha fatto perché si percepisce che nessuno di quei codici considera le sfide uniche insite nella copertura dei complessi temi della sanità. L’informazione scientifica, e specificamente quella medica, riscontrano gli stessi problemi, o molto simili a quelli ricordati prima a proposito della bioetica16. E questa difficoltà si ripercuote ulteriormente nella difficoltà che trovano i bioeticisti nel rapporto con i mass media. Se sono i giornalisti ad informare e comunicare su temi di medicina o di bioetica, spesso si sente la mancanza di una loro adeguata preparazione nelle varie discipline implicate (oltre ai problemi di velocità, brevità, leggerezza, di cui abbiamo parlato prima). Se sono i medici o i bioeticisti ad esprimersi sui giornali o in televisione, spesso si sente la mancanza della padronanza di un linguaggio e di uno stile adeguato per quei mezzi17. In tutto ciò bisogna tener presente la realtà crescente e sempre più invadente dei nuovi mezzi di comunicazione, sopratutto quelli legati a Internet e ai dispositivi mobili. L’editoriale di Nature attribuisce il declino del giornalismo scientifico in buona parte al fenomeno del World Wide Web18.

Il rapporto con i social media

L’espansione di Internet sta provocando, tra l’altro, la diminuzione del lavoro degli informatori scientifici (potremmo dire anche dei bioeticisti) all’interno dei mezzi di comunicazione tradizionali (soprattutto giornali, radio e televisione). Buona parte della popolazione va nella Rete per cercare informazioni e opinioni. D’altra parte, però, la gente in generale non si interessa di determinati temi o problemi se non ne viene a conoscenza, cosa che spesso accade grazie all’azione dei mezzi tradizionali. Si pone dunque un problema nuovo, relativo al rapporto tra mezzi antichi e mezzi nuovi di comunicazione. E il bioeticista deve conoscere questo rapporto se vuole utilizzare adeguatamente entrambi i tipi di media.
È interessante constatare che alcune organizzazione di medici hanno creato delle linee guida professionali sull’uso dei social media. Ciò è dovuto alla coscienza dell’importanza di questi mezzi e anche del fatto che il loro utilizzo può essere sbagliato e deve essere correttamente orientato19. Da una parte, i nuovi mezzi aggiungono velocità alla velocità, precarietà alla precarietà. Le notizie e le opinioni compaiono sul Web non un giorno dopo, ma un minuto dopo l’accadimento di un evento o il rilascio di una dichiarazione. Con la stessa rapidità con cui è comparso il testo o il video, può scomparire dalla rete.

Alcune proposte

Non è realistico pensare che i media smetteranno di trattare le tematiche di bioetica.
Non si può neanche pretendere che cambino la loro natura e le loro caratteristiche fondamentali, sia per quanto riguarda i media classici che per quelli nuovi. Piuttosto, sarebbe auspicabile che i bioeticisti prestino una maggiore attenzione ai mass media e al rapporto della bioetica con essi. A questo scopo, converrà che i bioeticisti prendano maggiormente coscienza dell’importanza dei media per la bioetica e riescano a vedere i benefici che possono derivare da un buon rapporto con essi. Come dicevamo sopra, i mass media contribuiscono, se non altro, almeno a portare all’attenzione del pubblico generale i problemi studiati dalla bioetica.

Per il giornalismo: ruolo di vigilanza e coscienza pubblica di fronte ai problemi etici

Possiamo ricordare le tre funzioni positive esercitate dai mass media per la bioetica: Status conferral, Agenda setting e two-step flow. In qualche modo «[…] la bioetica può trarre beneficio addirittura dalla presentazione più sensazionalista, rumorosa e superficiale sui mass-media».20 Sarebbe inoltre importante aiutare i giornalisti professionali ad avvivare la coscienza della loro grande responsabilità nel comunicare adeguatamente temi complessi ed importanti come quelli della bioetica.21 Questa coscienza dovrebbe stimolare loro a rivolgersi seriamente a delle fonti di informazione affidabili degli esperti in bioetica. Ugualmente, il senso di responsabilità li porterà a cercare di muoversi dentro i limiti legati alla natura dei mass media senza cadere però in eccessi di ipersemplificazione o iper-emotività. Si possono applicare qui i quattro principi proposti da G. Schwitzer per il giornalismo scientifico: Professionismo, Autonomia, Rigore e Responsabilità22.

Sarebbe anche auspicabile che il giornalismo recuperi l’importante ruolo di vigilanza e di coscienza pubblica avuto negli anni ’50 e ’60, quando servì come una sorta di “Early Warning System” di fronte ai problemi etici suscitati dai grandi progressi medici. Un ruolo che sembra sia oggi considerato meno importante, a causa della diffusione della bioetica stessa23.

Per i bioeticisti: sfruttare al meglio le potenzialità dei mass media e ricorrere ai sistemi interattivi

Da parte loro, i bioeticisti possono sfruttare meglio le potenzialità dei mass media.
Da una parte, aiutando i giornalisti a capire e approfondire i problemi etici che loro desiderano portare al grande pubblico, tramite interviste o testi illustrativi. Possono anche intervenire scrivendo o parlando in prima persona nei mass media. In questo caso, soprattutto, dovrebbero imparare il linguaggio e lo stile che rende efficace il discorso, tenendo in considerazione la natura dei media e lasciandosi consigliare e perfino formare dagli esperti della comunicazione.
Inoltre, il ricorso ai nuovi mass media può essere molto importante per il bioeticista. Da una parte, grazie ad essi può oggi informarsi in modo rapido e globale per avere una visione totale dei problemi bioetici. D’altra parte, può ricorrere agli stessi mezzi per diffondere i messaggi che ritiene opportuni. Se, da una parte, come si diceva, Internet rende la comunicazione ancora più rapida e precaria, dall’altra permette di dedicare molto più spazio alle notizie e soprattutto all’espressione delle proprie opinioni. Il bioeticista può  esprimersi, allungandosi anche nei necessari dettagli e approfondimenti scientifici o filosofici, ricorrendo alle pagine dei siti Internet, utilizzando i blog, etc. Inoltre, può esprimere il proprio pensiero, in modo breve o più articolato, con registrazioni di audio e video. A tutto ciò si aggiunge anche la possibilità di ricorrere ai sistemi interattivi, come i blog, i forum e i social network. Con questi strumenti, oltre ad esprimere il proprio pensiero, il bioeticista può anche suscitare dialoghi e discussioni, o intervenire in essi. In questo modo si può in qualche modo “testare” il pensiero e il sentire della gente sui temi della bioetica.

Le quattro condizioni di M. Evans

Mi sembrano opportune le quattro “condizioni” (provisos) proposte da M. Evans quando parla del rapporto dei bioeticisti con i mass media24. In primo luogo, non si deve pensare che tutti i temi che sono importanti per la bioetica possono essere trattati attraverso la “vetrina” dei giornali o essere esposti utilmente anche nei più seri mezzi di comunicazione. Per ciò stesso è importante non permettere che l’agenda della bioetica in generale e neanche l’identificazione di ciò che è centrale e ciò che è periferico per la bioetica, sia dettato da ciò che interessa primariamente ai media.

È un compito legittimo della bioetica quello di aiutare a orientare le questioni sociali
veramente rilevanti, senza lasciare che i temi da affrontare siano dettati dal criterio della notiziabilità. È conveniente, pertanto, che i bioeticisti sappiano identificare le questioni rilevanti per la bioetica, certamente grazie alle informazioni e istanze offerte dai massmedia, ma anche attraverso il dialogo tra i bioeticisti stessi. D’altra parte, i bioeticisti, i quali possono venire a conoscenza di casi, persone, dati, etc., che sono sensibilmente confidenziali, debbono rispettare la confidenzialità come un dovere morale obbligatorio per i giornalisti ma anche per loro stessi. Finalmente, le due parti (giornalisti e bioeticisti) dovrebbero mantenere un vicendevole scrutinio etico, anche se rispettando il ruolo dell’altra parte. Il bioeticista deve avere un atteggiamento di attenzione critica sul modo in cui i media trattano i problemi. Viceversa, dato che il bioeticista accademico può giocare un ruolo importante nell’orientamento delle politiche sanitarie, le sue posizioni sono materia di interesse pubblico, per cui è giusto che siano indagate dai mass-media come succede per qualunque altro giocatore nella stessa arena.

La coscienza dell’importanza dei mass media, vecchi e nuovi, nell’ambito della bioetica, e  lo sforzo dei bioeticisti per relazionarsi in modo sempre più adeguato con i giornalisti e con il mondo dell’informazione, li aiuterà ad essere più efficaci nel loro lavoro quotidiano. In fondo, questo lavoro si fa con la ricerca, la riflessione, il dialogo e anche la comunicazione, diversi tipi di comunicazione.

 

Studia Bioetica_rivista_copertina

 

 

Articolo di Miranda GONZALO, L.C.
«Bioetica, Mass Media e Internet»
in Bioetica e Mass Media
«Studia Bioetica» – rivista della Facoltà di Bioetica
Ateneo Pontificia Regina Apostolorum, Roma

 

 


Bibliografia

1 Cfr. G. MIRANDA, «Mass media e bioetica», in E. SGRECCIA, V. MELE, G. MIRANDA (a cura di), Le radici della Bioetica, Vita e Pensiero, Milano 1998, 221-225. Si veda: S. CHINELLI, «La bioetica e i media», in Paradigmi (2011), 163-174; S. COLLOCA, Bioetica e Media. Osservazioni di deontologia dell’informazione, Ai@art, Roma 2013

2 Cfr. G. MIRANDA, «Internet e Bioetica», in G. RUSSO (a cura di), Enciclopedia di Bioetica e Sessualità, Elledici, Leumann (TO) 2004, 1013-1015

3 In data 4-12-2015

4 Cfr. P. TISHCHENKO, B. YUDIN, Bioethics and Journalism, Adamant, Moscow 2011, 8-13

5 A. R. JONSEN, «The Birth of Bioethcis: The Origins of a Demi-Discipline», in Médical Humanities Review  2 (1997), 9-21; IDEM, The Birth of Bioethics, New York: OUP, Boston 1998

6 P. TISHCHENKO, B. YUDIN, Bioethics and Journalism, Admant, Moscow 2011

7 K. W. GOODMAN, «Philosophy as news: bioethics, journalism and public policy», in J Med Philos 24 (1999), 181-200

8 P. SIMONSON, «Bioethics and the Rituals of Media», in Hasting Center Report 32 / 1 (2002), 36

9 Cfr. P. LAZARSFELD, R. K. MERTON, «Mass Communication, Popular Taste, and Organized Social Action», in W. SCHRAMM (a cura di), Mass Communications, University of Illinois Press, Urbana 1960, 492-512

10 P. SIMONSON, «Bioethics…», cit., 38

11 Cfr. IBID.

12 Cfr. J. ANDRE, L. FLECK, T. TOMLINSON, «Improving our aim», in J Med Philos 24 (1999), 130-147

13 Cfr. M. EVANS, «Bioethics and the newspapers», in J Med Philos 24 (1999), 164-180

14 Cfr. M. BALISTRERI, «La Bioetica: tra divulgazione scientifica e cultura umanistica», in M. BALISTRERI, S. POLLO (a cura di), Bioetica e mass media, Guerini e Associati, Milán 2004, 15-19

15 EDITORIAL,«Filling the void», in Nature 458 (2009), 260

16 Cfr. FONDAZIONE ZOÈ (a cura di), La comunicazione della salute. Un manuale, Raffaello Cortina, Milano 2009

17 Cfr. J. L. NELSON, «Bioethics as several kinds of writing», in J Med Philos 24/2 (1999), 148-163

18 Cfr. EUROPEAN GROUP ON ETHICS IN SCIENCE AND NEW TECHNOLOGIES TO THE EUROPEAN COMMISSION, Ethical aspects of information and communication technologies, EGE, Luxemburg, 2012

19 Cfr. M. DECAMP, A. M. CUNNINGHAM, «Social media: the way forward or a waste of time for physicians?», in J R Coll  Physicians Edinb 43 (2013), 318-322; M. DECAMP, «Physicians, social media, and conflict of interest», in J Gen Intern Med 28 (2013), 299-303

20 P. SIMONSON, «Bioethics…», 35

21 Cfr. M. PARTIPILO, La deontologia del giornalista, Centro di documentazione giornalistica, Roma 2009

22 Cfr. G. SCHWITZER, «A statement of principles for health care journalists», in Am J Bioeth 4 (2004), W9- 13

23 IBID.

24 Cfr. M. EVANS, «Bioethics and the newspapers», cit., 174-178.