Il Libro «Il potenziamento umano. Prospettive bioetiche» di Rossino M. – Zeppegno G.

di Ilaria Losapio *
pubblicato il 18 settembre 2018
Il Libro «Il potenziamento umano. Prospettive bioetiche» di Rossino M. – Zeppegno G.

Il Potenziamento Umano: I Pro e i Contro della Medicina del Futuro

L’inarrestabile progresso scientifico e il conseguente avanzamento nel campo delle tecnoscienze hanno reso indispensabile, nonché incontrovertibile, l’apertura a un dialogo (che pare più uno scontro, ça va sans dire) tra le diverse discipline scientifiche e umanistiche in merito all’eterno dilemma alle radici del Mondo Nuovo, quello tecnologizzato: l’identificazione di un discrimine tra l’umanamente lecito e il vilipendio alla vita, tra ciò che può essere considerato come potenziamento delle facoltà antropiche e ciò che invece ne scardina i sistemi valoriali.

Alla luce di tali considerazioni, il Centro Cattolico di Bioetica dell’Arcidiocesi di Torino ha deciso di dare vita ad nuova Collana «Studi bioetici» in cui, scrive  Giorgio PALESTRO,  «vengano affrontate le attuali delicate problematiche sotto il profilo antropologico e bioetico e nella cui trattazione possano afferire le competenze e i giudizi di molteplici specialisti sulle varie aree di specifica competenza».

Il volume Il potenziamento umano. Prospettive bioetiche, a cura dei professori Mario ROSSINO e Giuseppe ZEPPEGNO ed edito da Effatà, si propone di affrontare il delicato tema dell’enhancement nel campo della Medicina, fornendo importanti delucidazioni teoriche e case studies di rinomati ricercatori con lo scopo di filtrare «attraverso la luce della biologia, della genetica e delle tecnoscienze questioni etiche di non facile soluzione e di non univoca interpretazione» (SGRECCIA, p. 5).

Il volume si suddivide in due parti: la prima analizza con sguardo critico il fenomeno del potenziamento umano all’interno di una realtà che di umano sembra conservare ben poco; la seconda ne coglie le riflessioni teologiche, filosofiche, bioetiche e giuridiche.

Scrive Enrico LARGHERO: «Dopo anni di indiscutibili successi e conquiste, la Medicina si è arrogata un delirio di onnipotenza che, negando la finitudine e la morte, ha ingenerato sentimenti controversi, suscitando al contempo speranze, inquietudine e sgomento» (p. 14).
L’uomo nuovo (o homo technologicus) sovverte le leggi della natura, sfida persino la morte, incoronandosi sovrano assoluto del proprio destino, auto divinizzandosi come creatore di nuove realtà antropocentriche in cui tutto è oggettificato, mercificato.

È l’alba di una nuova era, il postumanesimo, in cui il raggiungimento della perfezione e dell’immortalità (attraverso il potenziamento dell’intelletto e il rafforzamento della salute) si fa unico scopo della vita. La Medicina è divenuta scienza tecnologica, e «tale sovraccarico tecnologico ha drammaticamente coinciso con un impoverimento antropologico» (LARGHERO, p.17).

Per Santo LEPORE è necessario delineare un netto confine tra salute e malattia, distinguendo le terapie riabilitative proposte a soggetti con deficit dal potenziamento di soggetti normodotati, in modo da non perdere di vista il fine primario della Medicina (p. 22).
Il rapporto tra Medicina e tecnologia necessita dunque di una costante mediazione non facilmente attuabile: gli strumenti tecnologici sono ormai così profondamente infiltrati nella realtà quotidiana (si pensi alle nanotecnologie, alle neurotecnologie e alla biologia sintetica) da acquisire addirittura la capacità di ibridare l’identità umana. Un esempio chiave sono i cyborg, ovvero individui potenziati da protesi chirurgicamente innestate, come pace maker o organi artificiali, volti a correggere o potenziare dotazioni fisiologiche umane (p. 53). Anche la stimolazione cognitiva farmacologica può trasformare l’uomo in un cyborg, come nel caso del doping e delle droghe, spesso cause scatenanti di malattie neuro degenerative (p. 61).

Appare dunque indispensabile una ridefinizione della natura umana in interazione con tecnologie sempre più all’avanguardia. L’impiego di strumenti tecnologici nel processo di guarigione del paziente è, tuttavia, spesso fondamentale: si pensi alla realtà virtuale, in grado di ricostruire tridimensionalmente la realtà con cui interagiamo ogni giorno attraverso visori immersivi collegati a tecnologie abilitanti che muovono gli arti; o alla teleriabilitazione, che garantisce assistenza domiciliare al paziente (MOLTENI, pp. 82-83).

Nella seconda parte del volume, Giuseppe ZEPPEGNO si interroga sul concetto (sempre più attuale) di Antiumanesimo, corrente filosofica strettamente correlata al pensiero postumanista, che si concentra sulla figura del super uomo Nietzscheiano, privo di Dio e auto definito (ZEPPEGNO, p. 114).
Carla CORBELLA, d’altro canto, sottolinea con grande acume che tutto ciò che è così potente da ingigantire le capacità umane lo è altrettanto nel provocare danni, in quanto difficilmente gestibile (p.. 149). La capacità del medico di discernere tra ciò che è tecnicamente possibile da ciò che è eticamente lecito, dunque, risulta essere fondamentale (ROSSINO, p. 153); il corpo, lungi dall’essere mero strumento nelle mani dell’uomo, possiede una propria dignità ontologica, pertanto ogni intervento su di esso non potrà prescindere da una ferma motivazione terapeutica che sappia coniugare al meglio le esigenze del paziente con quelle dell’etica medica (ROSSINO, p.168).

Paolo HERITIER riflette invece sul concetto di intelligenza artificiale, immaginando un mondo distopico in cui saranno i robot a prendere il potere, spodestando l’essere umano che si scoprirà, quindi, sabotato dalla sua stessa creazione (p.175). Nel suo brillante intervento, Clara DI MEZZA ci ricorda che al centro di ogni discorso sull’uomo c’è il suo essere uomo (pag. 201): un mondo interamente dominato dalla scienza e dalla tecnologia è un mondo che non è più in grado di stupirsi, di emozionarsi. Solo riscoprendo la sua essenza di essere mortale e fallace l’uomo riuscirà a fornirsi degli strumenti tecnologici per ricercare la sua autentica realizzazione, partendo dalla consapevolezza che non esiste tecnoscienza senza la sua creatrice, la persona umana.

Come scriveva DUPUY ne La Marque du Sacré:

Il mondo moderno è nato sulle rovine dei sistemi simbolici tradizionali, nei quali non ha saputo vedere che dell’irrazionale e dell’arbitrario. Nella sua impresa di demistificazione, non ha compreso che questi sistemi implicavano le fissazioni di limiti alla condizione umana, dandovi così senso. Sostituendo il sacro con la ragione e la scienza, ha perduto ogni senso del limite e, così, è il senso stesso ad essere stato sacrificato.

ROSSINO - ZEPPEGNO_ Il potenziamento umano Effata 2018COP

 

ROSSINO M., ZEPPEGNO G. (edd)

Il potenziamento umano

Prospettive bioetiche

Collana «Studi bioetici»
Effatà, Cantalupa (To) 2018, pp. 272
€ 20,00

(*) Dottoressa in Scienze della Comunicazione
Redazione Bioetica News Torino
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