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Anomalie fetali letali: questioni etiche nell’aborto tardivo da un’indagine scientifica irlandese

24 Novembre 2020

Attivisti Pro-life Campaign di Dublino hanno messo in luce, alcuni giorni fa, un’inquietante realtà sull’aborto e le questioni etiche che emergono da un’indagine di ricerca scientifica condotta presso la University College Cork di Cork, in Irlanda, riguardo all’interruzione di gravidanza per le anomalie fetali letali, a seguito dell’introduzione della nuova legge nell’Irlanda del Nord, Act 2019 e del nuovo schema di accesso ai servizi in Irlanda del Nord in vigore dal 31 marzo 2020.

La ricerca irlandese è stata pubblicata sulla rivista internazionale di Ginecologia e Ostetricia «BJOG» (15 settembre 2020) ed è condotta da S. Power , S. Meaney e K. O’Donoghue presso la University College Cork nella Repubblica di Irlanda afferenti al Centro di ricerca sulla salute materno e infantile, al gruppo di ricerca sulla perdita della gravidanza – Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia e al Centro epidemiologico perinatale nazionale. Intitolata Fetal medicine esperiences of providing a new service of termination of pregnancy for fatal fetal anomaly: a qualitative study la ricerca descrive un’analisi qualitativa attraverso la raccolta di 10 interviste a medici specialisti praticanti gli aborti prefiggendosi l’obiettivo di «esplorare la loro esperienza nel prendersi cura dei genitori dopo la diagnosi di anomalia fetale letale (FFA) per la prima volta dall’implementazione dell’interruzione di gravidanza per tale condizione».

Nella Repubblica irlandese si accede ai servizi per l’interruzione di gravidanza entro le 12 settimane di gestazione, fino alle 24 settimane di gestazione laddove la continuità comporterebbe il rischio di un danno fisico o psicologico per la gestante, donna o ragazza, maggiore del porre a termine la gravidanza e nei casi di severe malformazioni fetali (SFI) e di anomalie fetali letali (FFA) con nessun limite di tempo di gestazione perché sussiste un rischio sostanziale in quanto tale è condizione del feto che la morte avviene in utero o poco dopo la nascita o se nascesse riporterebbe una gravissima disabilità. Con l’Act 2019 si legalizza l’interruzione volontaria di gravidanza. Con il referendum del 2018 nella Repubblica irlandese viene concesso l’aborto, prima consentito in caso di pericolo ma non in caso di stupro, incesto o malformazioni fetali con vita limitata nell’utero; si abroga l’Ottavo emendamento che garantisce pari diritto a vivere la madre e il figlio.

«Lo studio conferma che con la nuova legge irlandese sull’aborto alle volte accade che i feti vengano alla luce vivi dopo aborti eseguiti senza successo e lasciati morire. Alcuni dei medici che effettuano questi aborti parlano di “conflitto interiore” che sperimentano e come porre termine alla vita di bambini non nati possa essere “brutale”, “orribile” e “difficile emotivamente”», spiega l’Associazione Pro Life Campaign in una nota del 18 novembre sul loro portale prolifecampaign.ie. Mulroy di Pro Life Campaign osserva, nello stesso articolo, come «i medici in questo studio parlino apertamente delle procedure grottesche di porre fine alla vita in cui sono coinvolti, tuttavia nello stesso istante desiderino vedere le maglie legislative più estese. È chiaro dalla lettura dello studio che molti di questi stessi medici siano più preoccupati da questioni sulla minaccia dei conflitti che dall’orrore di quel che stanno facendo». E aggiunge, concludendo: «Se c’è una qualche consolazione che viene da questo studio è la rivelazione da parte di parecchi medici praticanti l’aborto che stanno incontrando una significativa opposizione dai colleghi che non ritengono quel che stanno facendo un servizio sanitario e stanno obiettando con coscienza nell’assistere l’aborto. Dallo studio viene anche qualcosa di buono, il risvegliare le persone dalla realtà orrifica di quel che sta accadendo nel nostro paese su base quotidiana in nome della “scelta” e della “libertà”» (t.d.r).

Sono i conflitti con i neonatologi che preoccupano maggiormente i medici che praticano l’aborto oltre il periodo di gestazione previsto perché non è chiaro chi si prenderà cura dei bambini che nasceranno e chiederanno di fornire ai sopravvissuti le cure palliative, spiegano D. Mullins e N. Uí  Bhriain di Life Institute nella stampa irlandese «Gript» del 18 novembre in “Stabbing the baby in the heart“. Doctors reveal what abortion “feticide” in irish hospitals feels like. Evidenziano che dal documento trapeli la sopravvivenza di alcuni bambini dall’aborto in Irlanda e il loro abbandono alla morte: «la cura palliativa potrebbe essere data ma nessun sforzo sarà fatto per salvare il bambino e questo e del tutto mostruoso». La questione è se sopravvivono a lungo più delle sei settimane previste, se la diagnosi è errata: «La legislazione in quanto tale è “difficile” e “restrittiva” perché alcune volte ai bambini viene diagnosticata una condizione in cui possono vivere più di 28 giorni come da legislazione». Riportano l’esempio di un aborto di un bambino a cui era stata diagnosticata la trisomia 21 nell’Ospedale di Maternità in Dublino, scoprendo poi che si trattava di un falso positivo. E sottolineano infine come nel documento non compaia alcuna riflessione per una pausa per i medici quanto piuttosto sottenda «la necessità di un cambiamento veloce legislativo per far parte dell’aborto tardivo anche le condizioni e le disabilità meno severe», concludono gli autori.

Le interruzioni tardive, dopo le 22 settimane di gestazione circa, sono effettuate con un’iniezione di cloruro di potassio nel cuore del feto per stimolarne l’arresto, spiegano Mullins e Bhriain citando uno studio scientifico pubblicato come metodo efficace e sicuro di feticidio (2008, Pasquini, Pontello, Kumar) che non tiene conto del dolore tanto forte che si ritiene necessario per l’Associazione medica veterinaria e le autorità americane prima la somministrazione di un anestetico per leviare la sofferenza ad un animale o ad un prigioniero con sentenza di morte.

La legge consente gli aborti tardivi solo se i due medici si accordano sulla diagnosi intrauterina con la probabilità di andare verso la morte prima della nascita o nei primi 28 giorni dal nascere. Da una statistica irlandese vi sono stati 100 bambini abortiti nel 2019 a causa di un’anomalia fetale. Lo spiega Micaiah Bilger nell’articolo sullo studio irlandese, pubblicato in Life News.it del 20 novembre. Affronta il tema della sopravvivenza per i feti abortiti tardivi e lasciati a sé alla morte. In America tra il 2016 e il 201 tre stati riportano 40 bambini vivi dopo un aborto fallito, in Australia occidentale sono sopravvissuti 27.

Redazione Bioetica News Torino