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52 Ottobre 2018
Speciale I giovani e il tempo: Dal buio della noia alla luce del dono

Il Libro «Gli interventi anti-bullismo» di Gini G. e Pozzoli T.

Subìto da molti (e non solo tra i banchi di scuola), affrontato da pochi: il bullismo è un problema che esiste da sempre ma che ancor oggi non trova soluzione definitiva.

Gli Interventi Anti Bullismo  di Gianluca Gini e Tiziana Pozzoli, edito da Carocci,  intende analizzare in profondità questo infelice fenomeno sociale, fornendo una panoramica critica delle principali modalità di intervento messe in atto a livello nazionale e internazionale, partendo dalla convinzione che «il bullismo [è] un problema di salute pubblica a livello internazionale, che richiede interventi efficaci fondati sulle conoscenze scientifiche più aggiornate».

L’approccio alla prevenzione proposto dai due docenti di Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione all’Università degli Studi di Padova,  Gianluca Gini professore Ordinario che da anni collabora con le scuole su questi temi –  bullismo e cyberbullismo –  e Tiziana Pozzoli ricercatrice,  è dunque imperniato sulla «necessità di progettare interventi secondo un approccio ecologico e sistemico, in grado di promuovere cambiamenti nel clima generale della scuola, nelle norme e nei valori del gruppo, invece di focalizzarsi esclusivamente sugli studenti bulli e sulle vittime».

Il primo capitolo intende fornire un’esplicazione prettamente teorica del fenomeno, con il presupposto che «non c’è niente di più pratico di una buona teoria»: la soluzione di un problema non può infatti prescindere dalla conoscenza approfondita della sua natura e delle dinamiche sociali in cui si sviluppa. Gli Autori specificano che «alla base delle prepotenze vi è il desiderio deliberato di controllare gli altri, di provocare un danno fisico o psicologico alla vittima e, in ultima istanza, di acquisire una posizione dominante nel gruppo». Si tratta, dunque, di una forma di aggressione proattiva, volta cioè a dominare l’altro senza che si sia verificata alcun tipo di provocazione da parte di quest’ultimo.

L’avvento di Internet e, conseguentemente, il dilagare dei social network ha portato a un inasprimento non indifferente delle vessazioni messe in atto dai bulli che, senza nemmeno la supervisione di un insegnante, possono dare libero sfogo alla loro aggressività senza temere sanzioni, in quanto protetti dall’anonimato. Si tratta del cyberbullismo, una delle malattie più temibili (e terribili) delle società tecnologizzate. Scrivono Gini e Pozzoli: «l’utilizzo di mezzi elettronici permette di diffondere la documentazione delle prepotenze sul web o tramite cellulare, consentendo al bullo di allargare all’infinito il suo pubblico di spettatori».

Una parte importante della ricerca si concentra sull’analisi delle competenze socio-cognitive degli individui che agiscono prepotenze. Particolarmente interessante è lo studio, citato dai due Autori, messo in atto dai ricercatori Crick e Dodge nel 1994, secondo il quale i soggetti aggressivi presenterebbero deficit nell’interpretazione degli stimoli sociali. Queste difficoltà comportano il verificarsi di «errori nell’interpretazione delle situazioni di interazione, attribuendo, ad esempio, ostilità a un’intenzione anche laddove tale percezione non è giustificata da dati concreti, soprattutto nei casi in cui uno stimolo ambiguo è rivolto direttamente al soggetto. La percezione di tali provocazioni porterebbe a esperire vissuti di rabbia che stanno alla base della reazione aggressiva».  Non trascurabile é, inoltre, l’importanza del gruppo sociale come principale stimolo all’adozione di comportamenti intimidatori: alla base c’è il forte desiderio del bullo di elevare il proprio status agli occhi dei compagni, apparendo come il più forte, il leader.

Da non sottovalutare sono la famiglia e le pratiche educative messe in atto, che acquisiscono un ruolo determinante nello sviluppo del carattere del bambino. In particolare, Gini e Pozzoli distinguono l’approccio educativo “autoritario” da quello “indulgente”, definendo il primo come maggiormente severo, restrittivo  e  poco disponibile sul piano affettivo, mentre il secondo come un approccio più morbido e affettuoso, senza però un’adeguata supervisione del comportamento del bambino.  Un metodo educativo che sappia mediare tra i due approcci sovracitati sarebbe ideale per proteggere i bambini da un possibile rischio di avere comportamenti dominanti verso gli altri o di sottomissione.

Il secondo capitolo mette al vaglio le possibilità di intervento della comunità e della scuola in casi comprovati di bullismo. A tal proposito viene citato  il documento  del 2015 messo a punto dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), Linee di orientamento per azioni di prevenzione e di contrasto al bullismo e al cyberbullismo,  per la tutela dei più giovani, anche in Rete, che  sottolinea, tra l’altro,  la necessità di formare gli insegnanti in modo che possano essere in grado di affrontare simili problematiche. Nello specifico si richiede alle scuole di comunicare agli studenti e famiglie le sanzioni previste in caso di episodi di prevaricazione da parte degli allievi, monitorare la presenza di bullismo tramite questionari e aprire uno sportello di ascolto in ciascuna sede scolastica. In casi estremi è consigliabile rivolgersi alle associazioni di volontariato, ai servizi sociali e alle forze dell’ordine.

Il terzo capitolo si focalizza sugli interventi di prevenzione e contenimento dei comportamenti aggressivi nella più piccola e semplice realtà della classe. Solo attraverso un diretto e profondo coinvolgimento degli studenti stessi si può realmente pensare di contrastare l’insorgenza di tali disturbi.  Infatti per gli Autori  «qualsiasi progetto di prevenzione del disagio e di promozione del benessere degli studenti è tanto più efficace, e anche più facilmente realizzabile, quanto più diventa il loro progetto, vedendoli coinvolti in tutte le fasi, dalla programmazione alla valutazione delle diverse iniziative».  In particolar modo il lavoro delle singole classi può essere finalizzato al conseguimento da parte degli alunni di competenze socio-emotive utili per difendersi e aiutare gli altri, al miglioramento delle comunicazioni studenti-insegnanti e al generale sostegno allo sviluppo e al benessere di ogni alunno.

Il quarto capitolo rivolge l’attenzione ai modi di comportamento all’interno del nucleo familiare. I  genitori  − sostengono gli Autori − possono aiutare i bambini a conoscere, apprendere e interiorizzare abilità e comportamenti sociali che possono poi mettere in atto anche in altri contesti, ad esempio a scuola.  È necessario, dunque, che i genitori siamo consapevoli dell’importanza di fornire ai figli modelli di comportamento prosociali e adattivi, che rispecchino un tipo di condotta positiva e rispettosa delle diversità all’interno del microcosmo scolastico.

Il quinto e ultimo capitolo approfondisce il fenomeno sotto l’aspetto individuale, gli  interventi psicoeducativi che possono essere messi in atto a scuola direttamente sia sui bulli che vittime. Su entrambe le figure  in quanto, come affermano gli Autori, «frequentemente, gli studenti che assumono il ruolo di bullo o vittima necessitano di un’attenzione particolare e di un aiuto mirato, ad esempio per apprendere strategie comportamentali non aggressive o per acquisire abilità che permettano loro di gestire le relazioni conflittuali e migliorare le modalità di interazione con i pari». Affinché la prevenzione possa realmente avvenire il soggetto autore delle prepotenze deve prendere consapevolezza dell’inaccettabilità delle sue azioni attraverso la sollecitazione all’adozione di comportamenti costruttivi.

In conclusione, gli Autori sottolineano come il bullismo stia tristemente rafforzandosi, complici i nuovi strumenti tecnologici;  e sul piano dell’insegnamento, quel che si percepisce è il non saper «padroneggiare le strategie educative utili per intervenire in prima persona», rendendo necessaria un’adeguata formazione, nonché le attività curriculari costituiscano «una sorta di filo rosso che attraversa le diverse discipline, mantenendo desta l’attenzione,  la riflessione sul problema e rinforzando continuamente il messaggio educativo».


 

GINI G, POZZOLI T, Gli interventi anti-bullismo_ Carocci 2018

 

GINI G – POZZOLI T.

Gli interventi anti-bullismo

Collana «Bussole»
Carocci, Roma 2018, pp. 144
€ 12,00

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