Sostieni Bioetica News con una donazione. Sostieni

News dall'Italia

Pediatri e vaccinazione anti Covid

14 Gennaio 2022

Dai dati di monitoraggio del Governo sulle somministrazioni vaccinali al 13 gennaio (alle ore 19.54) risultano effettuate le seguenti dosi nella popolazione infantile e giovanile: della fascia di età dai 12 ai 19 anni che ha ricevuto la prima dose sono 3milioni 660mila305 (pari a 79%) su una platea di 4 milioni625mila759, la seconda dose sono 3milioni497mila996 (pari a 76%) e il richiamo o dose aggiuntiva sono 410mila694 (pari a 9%). Invece della fascia di età dai cinque agli 11 anni risultano già vaccinati con la prima dose 716mila969 (pari a 20%) soggetti su 3milioni 656mila069 e hanno iniziato la seconda 109. 683 (3%). Nel frattempo la campagna vaccinale prosegue a ritmo serrato per le prime dosi e richiamo.

Per avere una maggiore conoscenza dello stato dell’arte sui ricoveri ospedalieri dei piccoli e giovanissimi pazienti l’Associazione degli ospedali pediatrici italiani (Aopi) ha deciso di attivare un monitoraggio settimanale presso 15 realtà ospedaliere più conosciute a loro dedicate. Nel primo monitoraggio, effettuato il 10 gennaio, l’Associazione ha rilevato una presenza di 212 bambini ricoverati, 192 nell’area medica e 20 in quella intensiva, indicandola come «decisamente superiore rispetto ai numeri registrati nelle tre ondate precedenti della pandemia.

Riguardo alla fascia di età 134 bambini sono tra 0 e 4 anni, 78 bambini hanno tra i 5 e i 18 anni. E alla vaccinazione, dai dati del monitoraggio il presidente dell’Aopi Alberto Zanobini invita – in una nota informativa – a vaccinare i bambini e per i quali la vaccinazione non è prevista raccomanda «i genitori a proteggerli vaccinandosi». Quali complicanze si può andare incontro se non si è vaccinati? I dati mostrano che «su 13 piccolissimi ricoverati in terapia intensiva o sub intensiva, ben 9 hanno genitori non vaccinati».

La società italiana di Pediatria (Sip) ha predisposto sul proprio sito una serie di risposte a perplessità, dubbi comuni che i genitori possono avere riguardo alla vaccinazione anti-Covid-19 per la fascia di età tra i 5 e gli 11 anni.

Tra le domande, perché bisogna vaccinare i bambini visto che nella maggior parte dei casi contraggono la malattia in forma lieve? Pur avendo delle manifestazioni cliniche meno gravi degli adulti, e soprattutto degli anziani, anche in questa fascia d’età ci sono molti bambini che sono stati ospedalizzati per la patologia da coronavirus, sia in Italia che nel resto del mondo. Ci sono bambini finiti in terapia intensiva pediatrica e purtroppo alcuni che sono mancati.  Per questo motivo anche loro hanno gli stessi diritti di tutta la popolazione mondiale ad essere vaccinati con un vaccino efficace (Giuseppe Banderali, vicepresidente Sip).

O quella sulle possibili indicazioni alimentari o farmacologiche da seguire prima di effettuare la vaccinazione.  Né dal punto di vista alimentare né da quello farmacologico ritengo ci sia nulla da fare. Come tutte le vaccinazioni potrebbe succedere che successivamente possa esserci qualche piccolo fastidio locale o disturbo. In questo caso si tratta sempre allo stesso modo: impacchi di arnica o impacchi freddi e semplicemente un po’ di paracetamolo nel caso ci fosse una piccola reazione febbrile. Oltre a questo non ci aspettiamo altre problematiche (Renato Turra, vicepresidente Sip).

O ancora. Ci sono bambini che non possono essere vaccinati? I bambini con malattie croniche e i bambini fragili sono particolarmente avvantaggiati da questa vaccinazione perché sono quelli che rischiano di più dalla malattia. Rischiano in termini di complicanze, in termini di rischio di ospedalizzazione, in termini anche di sequele tardive. Quindi i bambini con malattie croniche vanno assolutamente protetti e non sono necessari esami o indagini preliminari per la vaccinazione. Naturalmente, come avviene anche per altre vaccinazioni, questa non può essere eseguita se vi sono patologie febbrili o infettive intercorrenti. Esistono pochi bambini con patologie croniche che non possono eseguire la vaccinazione e sono quelli che fanno terapia con chemioterapici, con altri prodotti che riducono la risposta immunitaria o che hanno delle patologie in corso che possono compromettere la risposta immunitaria come, ad esempio, alcune patologie neoplastiche in corso di trattamento. Solo queste categorie di bambini sono in questo momento esentate dalla vaccinazione, tutti gli altri non solo sono suscettibili di vantaggi e di protezione con le vaccinazioni ma vanno motivati a farla (Giovanni Corsello, editor Italian Journal of Pediatrics).

Infine sugli effetti avversi della vaccinazione.  I dati degli studi che abbiamo attualmente a disposizione sono quelli che hanno portato all’approvazione della vaccinazione nella fascia d’età 5-11 da parte degli organismi internazionali di verifica e controllo. Questi dati ci dicono che gli effetti avversi sono rari e di lieve entità: dolore locale, senso generale di malessere, mal di testa. Tutto questo accade in situazioni molto rare e in maniera simile a quello che si verifica per le fasce d’età più avanzate. Nella fascia 12-16 anni sono stati descritti dei casi di miocardite ma abbiamo visto che si tratta di eventi assolutamente rari, ad evoluzione benigna e che sono sicuramente molto meno frequenti e importanti di quello che invece può accadere una volta che si viene in contatto con il virus (Rino Agostiniani, tesoriere Sip).

Per le complicazioni correlate al Covid19 e per l’efficacia, la sicurezza e la tollerabilità dei vaccini nella popolazione pediatrica sarebbe importante per questa categoria «una immunizzazione universale contro il Covid-19» e a fronte dei rifiuti che ci sono ancora da parte degli adulti dopo un anno dall’approvazione dei vaccini anti covid-19 «è palese che la vaccinazione pediatrica dovrebbe essere sostenuta da una forte campagna persuasiva capace di convincere gli adulti che sono ancora riluttanti nell’accettare il vaccino». È quanto concludono gli Autori di uno studio italiano, Nicola Principi, professore emerito di Pediatria generale e specialistica dell’Università degli Studi di Milano e Susanna Esposito, professore di Pediatria all’Università di Parma e direttore della Clinica pediatrica “Pietro Barilla”AOU di Parma, pubblicato alcuni giorni fa su Ital J Pediatr (2022; 48: 4, https://doi.org/10.1186/s13052-021-01192-4): Reasons in favour of universal vaccination campaign against Covid-19 in the pediatric population.

La loro ricerca, messa a fruizione di tutti (open access), presenta alcuni motivi a sostegno della loro tesi nell’intento di far superare quell’esitazione e contrarietà espressa da genitori e da alcuni medici e ricercatori. Un’esitazione nei confronti dell’immunizzazione, come spiegano gli Autori, che è stata inizialmente espressa in primis dalle stesse autorità sanitarie. Quando la Food & Drug Administration ha autorizzato i vaccini a mRNA nei bambini dai 12 anni in poi in America sia l’Accademia americana di Pediatria (AAP) che i centri per il controllo e la prevenzione delle malattie infettive (CDC) li hanno raccomandati per questa fascia di età. Invece la Gran Bretagna li ha raccomandati per i bambini dai 12 ai 17 anni solo in caso di patologie croniche severe o se convivono con persone ad alto rischio di contrarre in modo grave il Covid-19. In Svezia la Public Health Agency ha tenuto un approccio più cauto guardando prima all’impatto negli altri paesi. Infine sia le agenzie regolatorie del farmaco statunitense FDA ed europea Ema hanno autorizzato l’uso vaccinale del mRNA nella fascia di età 5-11 anni.

Rispondono ai motivi indicati generalmente contro una campagna vaccinale pediatrica di massa, che riguardano ad esempio i termini di costo e beneficio in quanto le infezioni nei bambini e negli adolescenti hanno una manifestazione clinica lieve o persino asintomatica, meno del 2% dei casi sono ospedalizzati e poi la letalità è per loro rara. Oppure vaccinare solo quelli più a rischio. I dati epidemiologici più recenti presentano invece uno scenario diverso, suggerendo, scrivono Principi ed Esposito «il rischio per un bambino con Sars CoV-2 sia ospedalizzato o ammesso in unità di cura pediatrica intensiva (Picu) durante la fase acuta della patologica è maggiore rispetto a quello inizialmente pensato». Ad esempio riportano che al 23 settembre 2021 negli Usa sono stati diagnosticati più di 5milioni e 700 mila casi pediatrici con 21mila ospedalizzazioni e 498 morti, «valori che significativamente eccedono quelli riportati di solito per influenza in media all’anno e reso il Covid-19 una delle 10 principali cause di morte nei bambini in quel paese». Poi citano anche la sindrome infiammatoria multisistemica, di cui prima non si sapeva nulla agli inizi della pandemia e che ora interessa in modo rilevante i ricoveri ospedalieri e morti.

Riguardo ai sintomi, i pediatri Principi ed Esposito, descrivono, sulla base degli studi e dati più recenti, una potenziale associazione tra l’infezione da Sars-CoV-2 nei primi mesi o anni di vita e il rischio di alterazioni a lungo termine. Alcuni casi, seppure passeggeri, di sintomi neurologici che vanno dal lieve mal di testa a disturbi di neuropatia periferica a encelopatia. Spiegano che vi sono però anche danni neurologici che possono diventare persistenti e portare ad un ritardo nello sviluppo neurologico. Infine anche se le caratteristiche della sindrome long Covid-19 non sono ancora precisamente definite, per gli Autori, è molto probabile che i bambini, al pari degli adulti, possano soffrire di long Covid: «fino al 66% dei bambini con infezione precedente da Sars-CoV-2, seppure asintomatici, hanno riportato di soffrire di uno o più sintomi per diverse settimane o mesi dopo il manifestarsi in fase acuta della patologia, con ridotta qualità di vita del paziente e della sua famiglia nonché un impatto rilevante sul sistema sanitario».

Riguardo ad efficacia e sicurezza, alla considerazione degli oppositori che non tutti gli aspetti siano stati adeguatamente valutati, «nella loro opinione l’efficacia è stata accertata su un numero troppo piccoli di soggetti», gli Autori replicano che le «autorizzazioni per l’uso in emergenza sono concesse solo quando i risultati di placebo controllato, observer-blinded, esperimenti clinici che arruolano alcune migliaia di soggetti e mostrano efficacia sufficiente, sicurezza e tollerabilità delle preparazioni studiate sono disponibili e si è ottenuto un giudizio etico». Per questo, aggiungono, i vaccini Cominarty per i bambini dai 5 agli 11 anni sono stati autorizzati successivamente da Fda ed Ema.

Infine sugli eventi avversi Principi ed Esposito discutono alcune tesi sostenute dagli oppositori alla vaccinazione come la scelta frequente del metodo di valutazione basato su una sorveglianza passiva che «particolarmente per gli eventi avversi da lieve a moderato sottostima in gran parte l’incidenza reale» oppure che il tasso di incidenza degli eventi avversi gravi può essere così alto da superare i vantaggi potenziali della vaccinazione. Viene riportato uno studio elaborato sui dati raccolti dal Vaccine Adverse Event Reporting System (Vaers) in cui Høeg TB, Krug A et al. (2021) osservano a come a seguito della somministrazione vaccinale a mRna i tassi di ospedalizzazione dei bambini tra i 12 e i 17 anni dovuti ad eventi avversi cardiologici erano di parecchio più alti di quelli attesi dal Covid-19 nello stesso gruppo di età.

Principi ed Esposito confermano che sono stati diagnosticati casi di miocardite, soprattutto nei soggetti maschi e dopo la seconda dose a mRNA, alcuni giorni dopo la somministrazione e la mancanza di dati relativi ai problemi cardiologici a lungo termine dopo l’immunizzazione. Ma sullo studio sopracitato rilevano una limitazione rilevante che «rende i risultati altamente discutibili e inadeguati alle conclusioni espresse con fermezza». Lo studio si è basato «su Vaers che riporta dati che indicano semplicemente qualunque segnale di sicurezza o imprevisti casi di reazioni avverse correlate ai vaccini». Inoltre gli Autori riferiscono che i benefici superano di gran lunga i rischi, dichiarato dal Comitato di consulenza statunitense sulla pratica di immunizzazione. Riferiscono di uno studio di Gargano et al. (giugno 2021) in cui «si stima che la somministrazione della seconda dose a mRNA Covid-19 ai maschi tra i 12 e i 19 anni potrebbe prevenire 11 mila casi di Covid-19, 560 ospedalizzazioni e 138 ammissioni di cura intensiva e 6 morti in confronto con i 39-47 casi attesi di miocardite dopo la somministrazione».

(aggiornamento 14 gennaio 2022, ore 15.05)

CCBYSA

redazione Bioetica News Torino
Sugli stessi temi: Bambini, Covid-19, Vaccini