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La specificità pediatrica nella Position Paper AOPI 16 strutture ospedaliere pediatriche raccontano la loro esperienza durante l'emergenza da Covid e propongono soluzioni per il presente e il futuro

02 Ottobre 2020

Si intitola La pandemia da Sars-CoV-2 e la specificità pediatrica il nuovo documento stilato in collaborazione con la Federazione delle aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso). Contiene in un centinaio di pagine le esperienze di 16 ospedali pediatrici che fanno parte della rete associativa italiana AOPI sull’impatto nelle cure pediatriche raccolte durante il lockdown e nel periodo successivo dell’emergenza da Covid-19 ed elaborate. Ad esse si aggiungono le proposte di interventi mirati alla ripresa delle attività scolastiche, per l’arrivo della stagione influenzale, in previsione di un possibile ritorno massiccio dell’infezione virale da SarsCoV-2 e a progettare il ritorno alla “normalità” con nuove modalità di servizi sanitari sulla base dell’esperienza maturata durante la pandemia.

Con tale documento si vuol porre l’attenzione dei decisori politici oltre alla comunità scientifica sull’età infantile e adolescenziale che durante la gestione emergenziale della pandemia è rimasta un po’ in “ombra” rispetto alla popolazione anziana che è stata più duramente colpita. Lo afferma il presidente del Comitato scientifico Aopi Gianluigi Scannapieco alla presentazione di martedì 29, presso il Ministero della Salute (è possibile rivedere la videoregistrazione su Facebook Ministero della salute) dove hanno partecipato il sottosegretario Sandra Zampa, Paolo Petralia presidente Aopi, Francesco Ripa di Meana presidente Fiaso, e Nicola Pinelli, segretario scientifico Comitato Aopi e direttore Fiaso.

I dati Istat mostrano che meno del 3% dei casi registrati riguarda l’età pediatrica affetta da Covid-19 e ancora meno per i più piccoli, rispetto all’età adulta; con una sintomatologia meno grave (più frequentemente si presenta in misura asintomatica e paucisintomatica) e una mortalità meno alta (fino al 14 luglio fra i 0 e i 19 anni si sono verificati in Italia solo 4 decessi). Tuttavia man mano che si raccolgono le evidenze ci si accorge che vi sono anche casi complessi e soprattutto la gestione della malattia è differente da quella della popolazione adulta «perché i problemi pur rimanendo gli stessi richiedono competenze diverse, ragionamenti e attenzioni diversi», spiega Scannapieco.

Non vi sono stati differenze sostanziali nella gestione degli ospedali pediatrici rispetto a quelli per l’adulto durante la pandemia come l’individuazione dei percorsi dedicati, distanziamento, pre- triage. «Al crollo degli accessi ai Ps pediatrici non è corrisposta né una diminuzione delle malattie né della mortalità infantile» e come per l’adulto, ci si è interrogati sull’impatto del Covid-19 per le altre patologie che non “si sono fermate”, fa ancora osservare Scannapieco. Una differenza invece è data dalla presa in carico delle famiglie perché accogliere il bambino coinvolge anche i genitori raddoppiando le precauzioni, studiando percorsi adeguati e l’uso di mascherine nei bambini.

Il documento, spiega Scannapiego, è «un racconto corale, come ha espresso anche il nostro presidente Petralia, di tutti coloro che hanno lavorato all’interno degli ospedali, che hanno dato una testimonianza di come hanno affrontato questo difficile momento, messo insieme velocemente tra agosto e settembre, forse un po’ eterogeneo nella sua composizione ma assolutamente autentico». È articolato in tre parti: la prima descrive gli aspetti clinico-epidemiologici del Covid-19 presso le diverse strutture ospedaliere pediatriche riportando diversi studi scientifici; la seconda tratta la gestione della fase 1 negli ospedali e infine la terza propone delle soluzioni alla sfida di ripresa dall’esperienza fatta da ciascun ospedale.

Conclude, data la fotografia narrata della situazione e di quello che è stato fatto, volgendo l’attenzione al presente: il testo è un punto di partenza per accelerare il miglioramento del sistema sanitario pediatrico con proposte interlocutorie con il Ministero della Salute e dell’Istruzione con la possibilità di attingere a «fondi di investimento, a cui non si era pensato prima, per affrontare non tanto in previsione del futuro ospedaliero pediatrico quanto la fase impegnativa del presente» per un orizzonte futuro.

Dalla Position Paper:

Alcuni aspetti Covid e gravidanza, Covid ed età neonatale

  • Da 33 studi di systematic review che comprendono 385 donne in gravidanza affette da Covid-19 si sono riscontrati per la maggior parte casi clinici lievi (95,6%), il 3,6% gravi e lo 0,8% critici. Ad oggi vi è un solo caso di morte materna, dei 256 neonati 4 sono risultati positivi al test RT-PCR e vi sono state 2 morti in utero e 1 neonatale. La manifestazione clinica e la gravità dell’infezione sembrano simili a quelle non gravide, e non pare associata ad esiti materni o perinatali sfavorevoli. Il Dipartimento Donna e Bambino dell’Ospedale di Varese ha creato un percorso di gestione della paziente gravida/puerpera che fa accesso al Punto di primo intervento ostetrico ginecologico per la valutazione urgente o ricovero programmato passando attraverso il Pre-triage per stabilire quale percorso per la presa in carico. Su 16 donne positive al virus 8 hanno necessitato di una assistenza respiratoria non invasiva e nessuna paziente ha necessitato di ricovero in terapia intensiva. I sintomi sono stati riscontrati nella popolazione generale.
  • Al momento non si conosce l’incidenza delle infezioni congenite neonatali da Sars-CoV-2 da madri positive; la letteratura scientifica si basa quasi del tutto su “case reports” e “case series”. Ancora molto dibattuto è il tema dell’infezione virale attraverso il passaggio materno-fetale su cui non vi sono risultati concordi.
  • Viene raccontata l’esperienza al Gaslini di Genova del Progetto “Ambulatorio Post Emergenza”. Un’equipe di psicologi e neuropsichiatri infantili insieme ai medici d’urgenza e ai pediatri UUOO hanno creato un percorso dedicato per la presa in carico di minori con sintomatologia da distress-disturbo da stress post-traumatico dovuto all’emergenza da Covid-19 e nella fase successiva hanno attivato percorsi ambulatoriali e laboratoriali per lo stress post traumatico.

Alcune proposte

  • Con il Covid i pronto soccorso ospedalieri hanno visto abbassarsi la presenza di pazienti con bassa priorità. La sfida per evitare il ricorso inappropriato potrebbe essere quella di avere equipe composte da pediatra, infermiere professionale e super-specialisti che permettano alle famiglie di rivolgere, nell’arco delle 24 ore, piccole domande di salute ad un interlocutore “vicino”, spesso il proprio pediatra di libera scelta o un suo collega, che abbia la disponibilità di tempo e spazio per rassicurare prontamente ossia programmare ulteriori valutazioni (Presidio Pediatrico “Giovanni XXIII AO Policlinico di Bari)
  • Dinanzi ad altri possibili fenomeni epidemici o pandemici che colpiscano in modo significativo la popolazione pediatrica l’Ospedale deve poter gestire in sicurezza i pazienti infetti e ridurre solo in parte le attività per quelli non colpiti dall’infezione che necessitano di cure tempestive. Il ricorso alla tecnologia che si è usufruito durante l’emergenza (AO A. Meyer di Firenze).
  • Un protocollo condiviso di percorsi di sicurezza che possano essere adottati in tutti gli ospedali pediatrici; creare un percorso pediatrico differenziato rispetto all’adulto (Dipartimento infantile AO G. Martino di Messina – Università)
  • Un maggior utilizzo della telemedicina; prevedere un blocco operatorio ad uso esclusivo per chirurgia elettiva o una separazione fisica e completa dei percorsi per le sale dedicate alla chirurgia elettiva con percorsi separati per le sale Covid-free; un sistema di sorveglianza attivo per gli operatori con i pazienti fragili con tamponi ogni 14 giorni; vaccinazione anti-influenzale a tutti gli operatori sanitari e ai pazienti fragili (Dipartimento Donna e bambino – Ass territoriale dei Sette Laghi di Varese)
  • Occorre un cambiamento radicale nella programmazione anche politico-sanitaria: un’analisi delle esigenze assistenziali nei singoli territori; integrazione delle attività dei Pediatri di Libera Scelta con quella degli specialisti in un’ottica paziente-centrica; creazione di un sistema di teleconsulto che consenta la collaborazione tra professionisti ospedalieri e pediatri di libera scelta (AO Santobono P di Napoli)
  • Il sistema ospedale – territorio dovrebbe: gestire in sicurezza una eventuale ripresa della pandemia tramite criteri di centralizzazione dei pazienti Covid-19 positivi in base al quadro clinico; mantenere le attività di routine anche in caso di eventuale ripresa della pandemia tramite la separazione dei percorsi e la condivisione di criteri di priorità e il ricorso alla telemedicina per la gestione dei pazienti cronici e delle fasi del percorso di cura che possono essere condotte fuori dall’ospedale (assessment pe-anestesiologico, follow up); assicurare forniture adeguate di DPI per i pediatri di famiglia e personale delle Usca (Ao A. Meyer di Firenze).

Redazione Bioetica News Torino