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Su ddl Zan. C’è bisogno di un linguaggio legislativo più chiaro e rispettoso di tutte le parti in causa

24 Giugno 2021


Il disegno di legge Zan è stato approvato alla Camera il 4 novembre 2020. Ora è in attesa di essere esaminato dal Senato. Si propone di tutelare quanti sono discriminati a causa del loro orientamento sessuale. C’è chi suggerisce che una tale legge sia inutile perché quanti sono vittima di discriminazione sono già tutelati da specifiche normative. In ambienti cattolici, come in alcune configurazioni politiche e associative, non c’è stato un rifiuto totale, ma sono state mosse riserve sulla sopravvalutazione posta nel testo all’identità di genere. Alcuni passaggi sembrano implicare, infatti, l’intendimento di favorire, con interventi di varia natura e giornate da celebrarsi anche nelle scuole, una confusa e cangiante auto-percezione individuale emarginando dal pensiero collettivo il valore del binarismo uomo-donna e perseguendo penalmente chi se ne fa sostenitore.

La bagarre, già così accesa su questa questione, è stata ampliata dalla notizia che il Segretario Vaticano per il Rapporto con gli Stati ha consegnato il 17 giugno una nota verbale all’Ambasciatore italiano accreditato presso la Santa Sede. Molti, sia cattolici, sia laici, hanno giudicato questo intervento lesivo della laicità dello Stato. L’intendimento della Santa Sede però è quello di far notare che alcuni aspetti della legge rischiano di ridurre la libertà di pensiero e di azione della Chiesa che fin ora gli era garantita dal Concordato. Non si vuole disquisire sulla dignità degli individui. L’esortazione Amoris laetitia promulgata da Papa Francesco riconosce, infatti, che «ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione e particolarmente ogni forma di aggressione e violenza» (AL, 250).

È però necessario – come ha precisato il Segretario di Stato Card. Parolin – riconoscere che la legge così come è formulata lede la libertà di opinione garantita dalla Costituzione Italiana e, essendo caratterizzata da contenuti vaghi e incerti, rischia di «spostare al momento giudiziario la definizione di ciò che è reato e ciò che non lo è». È auspicabile, pertanto, che si giunga al più presto in ambito politico ad un linguaggio legislativo più chiaro e rispettoso di tutte le parti in causa.


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Zeppegno Giuseppe convegno Economia delle relazioni F. Bioetica News Torino
Giuseppe Zeppegno Dottore di Ricerca in Morale e Bioetica e docente presso la Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale - sezione parallela di Torino