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78 Aprile 2021
Speciale Storie di epidemie e di contagi: dalla peste al Covid-19 Le malattie che hanno cambiato la storia

Il Film. Apples, di C. Nikou

Presentato come film d’apertura della sezione Orizzonti dell’ultima Mostra di Venezia, Apples è forse uno dei lavori cinematografici più interessanti di questo periodo, con una trama ai limiti della fantascienza ma, allo stesso tempo, incredibilmente verosimile. Aris è un uomo di mezz’età, che vive in un mondo dilaniato da una malattia che provoca irreparabili amnesie. Chi viene colpito è condotto in una clinica, dove i conoscenti possono confermarne l’identità. Per chi, invece, vive in solitudine e senza documenti (come Aris), rimane una sola speranza: un programma di reinserimento sociale nel quale ai “dimenticati” viene proposto un percorso di aiuto psicologico volto ad aiutarli a ricostruire la loro identità.
Il film, ambientato in un’epoca imprecisata del passato, racconta il trauma individuale di Aris, che e in realtà un trauma collettivo  che presenta molte somiglianze con la situazione mondiale attuale.
L’amnesia, che si diffonde come un virus, è rappresentativa di una società di persone che dimenticano facilmente, perché ogni cosa – dagli oggetti alle informazioni – è ormai usa e getta, continuamente archiviato. È palese, in questo senso, la critica alla tecnologia e alle sue potenzialità (non sempre positive), che impigriscono la mente, conducendoci a una quasi totale passività.
Nonostante una regia a tratti eccessivamente pedante e manieristica e un protagonista forse un po’ troppo ‘scolastico’ nella recitazione, Apples si distingue per l’originalità del copione e per la sua capacità di fare riflettere. Interessante anche la scelta di utilizzare un formato che ricorda quello delle polaroid – citazione indiretta alla memoria -: per mezzo del quale la forma rimanda al contenuto.
«Può sembrare un film distopico ma non lo è», afferma il regista greco Christos Nikou, «È vero che può sembrarlo all’inizio, ma poi tanti elementi ti dicono che non è così, a partire dal fatto che la storia non è ambientata nel futuro, ma in un passato non molto lontano. Il mondo intorno è come lo abbiamo conosciuto. Apples non è un film di fantascienza, è una riflessione sui sentimenti.»

 


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