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78 Aprile 2021
Speciale Storie di epidemie e di contagi: dalla peste al Covid-19 Le malattie che hanno cambiato la storia

Come le disuguaglianze hanno influenzato l’impatto di nuove malattie Popolazioni vulnerabili e nuove emergenze

Introduzione

a cura di Enrico Larghero
medico chirurgo

Può il batter d’ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas?

È il famoso “effetto farfalla”, titolo di una conferenza di Edward Lorenz, una metafora in grado di interpretare l’interconnessione nella quale siamo immersi. La pandemia ha estremizzato i contrasti esistenti mettendo ulteriormente in evidenza le diseguaglianze del mondo, accentuando le diversità economiche, culturali e politiche. Il “J’accuse” della Dottoressa Maria Luisa Soranzo richiama e sottolinea tali discrepanze e i collegamenti tra le varie componenti della nostra società, ma anche la possibilità di ripartire da questo azzeramento forzato.

In un mondo globale anche la salute deve inevitabilmente assumere una dimensione circolare in grado di superare individualismi e particolarismi. Da tali presupposti può emergere una umanità migliore. Infatti l’esperienza planetaria della pandemia elabora nuovi potenziali di responsabilità e libertà di un “io” che si apre al “noi”, ovvero, come scrive il sociologo Mauro Magatti, di una fine che possa diventare un nuovo inizio. 



A livello globale, la pandemia COVID-19 ha messo in evidenza come gli effetti negativi sulla salute siano guidati da disparità economiche crescenti, lavoro precario, processi politici antidemocratici; inoltre, fattori come classe, etnia, genere, livello di istruzione hanno esacerbato vulnerabilità sociali preesistenti nella società.

Nei decenni passati sono emersi numerosi segnali sui pericoli di ingiustizia: la dichiarazione di Alma Ata aveva sostenuto che “salute per tutti” si sarebbe raggiunta solo attraverso un nuovo ordine economico internazionale e con la partecipazione popolare a decisioni che incidono sulla salute della comunità di appartenenza. Tali principi sono stati confermati nel World Health Report del 2008, redatto dalla Commissione sui Determinati Sociali della Salute. La commissione si poneva come obiettivo di «affrontare la distribuzione iniqua di potere, denaro e risorse» che guida e mantiene le sistematiche disuguaglianze sulla salute, e di migliorare le condizioni di vita quotidiana, in particolare di coloro che si trovano in condizioni di vulnerabilità.

Dalla prospettiva dei Determinanti Sociali della Salute emerge che le tendenze economiche globali generano rischi per la salute; tra queste, l’onere del debito nei Paesi a basso e medio reddito, l’interpretazione dei diritti sulla proprietà intellettuale (accordo TRIPS), accordo che compromette l’equità di accesso alle tecnologie mediche, e la pressione del Fondo Monetario Internazionale sui mutuatari per attuare politiche di austerità. Tali processi consolidano la commercializzazione dell’assistenza sanitaria, e vincolano l’attuazione di politiche che riducano le disuguaglianze tra e all’interno dei vari Paesi.
 
Fattori socio-economici che in corso di pandemia hanno condizionato effetti negativi su determinati gruppi di popolazione sono stati:

§  Lavoro precario e condizioni di lavoro sfavorevoli. Tale condizione si interseca con fattori quali etnia, status di migrante, classe e genere, etc., che espongono ad un maggior rischio di infezione. In America, tra i decessi per COVID-19 le minoranze etniche sono state sovra-rappresentate; in Inghilterra, il tasso di mortalità da COVID-19 è risultato due volte superiore tra le comunità di neri rispetto a quelle di bianchi. In India, si stima che circa 1000 morti si siano verificati tra lavoratori migranti e loro famiglie, provocati da fame, problemi economici, suicidi, mancanza di accesso a cure mediche
 
§  Crescente disuguaglianza economica e inadeguata protezione sociale. La pandemia continua ad aumentare differenze di reddito e disuguaglianze: i cinque miliardari più ricchi al mondo hanno avuto un incremento del 59% della loro ricchezza tra marzo e settembre 2020, periodo in cui si sono osservati i più elevati livelli globali di disoccupazione, povertà e debito.
Misure di protezione sociale introdotte con la pandemia (sgravi fiscali, trasferimenti di denaro, benefici di disoccupazione, assistenza alimentare e nutrizionale) sono state per lo più inadeguate.

È previsto un aumento dell’82% dei livelli di fame, ed è probabile che raddoppi il numero di persone con carenza acuta di cibo, specie in Paesi colpiti da conflitti, cambiamenti climatici e crisi economica.
 
§  Misure restrittive e processi politici antidemocratici. Misure di controllo per contenere la pandemia hanno colpito in modo sproporzionato donne e ragazze: restrizioni alla libertà di movimento hanno impedito l’accesso a strutture sanitarie, in particolare ai consultori. A livello globale si stima che ciò possa portare a 7 milioni di gravidanze indesiderate, e a migliaia di morti per aborti e complicanze neonatali. Si è inoltre verificato un aumento mondiale della violenza sessuale domestica, specie in donne migranti o rifugiate, donne con disabilità o che vivono in contesti di conflitto.
Inoltre, il problema della salute pubblica ha indotto molti governi ad introdurre e a giustificare regolamenti restrittivi, ma non misure normative nel settore sanitario privato che potrebbe essere autorizzato a gestire anche tutto quanto ruota attorno alla pandemia (vaccini, trattamenti, tecnologie mediche).
 
In conclusione, la pandemia ha dimostrato come i danni prodotti siano in gran parte da ricondurre a mediocri politiche sociali, cattiva politica, economia ingiusta. Per realizzare “salute per tutti”, come recita la dichiarazione di Alma Ata,  dovrebbero essere ripensati interventi che eliminino condizioni di vulnerabilità, sia nella vita che nel lavoro; iniziative di progressione sociale (formazione, impiego, rappresentanza politica); leggi contro la discriminazione; supporto alle comunità affinché  acquisiscano capacità per opporsi a misure antidemocratiche, disuguaglianze e razzismo.  Governi e comunità internazionale devono ricostruire protezione sociale e solidarietà, per proteggere la popolazione da future sfide sulla salute, mentre società civile e movimenti sociali devono poter avere un ruolo nelle scelte decisionali.
 

HUNGER MAP FAO 2020
Fig. 1 La mappa della Fame 2020 diffusa da World Food Programme dell’Onu, unger Map 2020 – Fao

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