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72 Ottobre 2020
Bioetica News Torino Elio Sgreccia Pioniere della bioetica. Un ricordo

Cardinale Elio Sgreccia, «il maggior bioeticista cattolico» In memoria della sua figura di pastore, accademico e bioeticista ad un anno dalla morte

Elio Sgreccia (1928-2019), nacque a Nidastore, frazione di Arcevia in provincia di Ancona. Ordinato presbitero nel 1952, fu nominato vicerettore e successivamente rettore del Pontificio Seminario Regionale Umbro. Invitato contemporaneamente a continuare gli studi, nel 1963 si laureò in Lettere e Filosofia all’Università di Bologna. Nel 1972 divenne Vicario generale della diocesi di Fossombrone, ma l’anno successivo dovette lasciare l’incarico perché la diocesi passò sotto la giurisdizione del vescovo di Fano.

Approdo a Roma e i primi sviluppi della bioetica

Nel 1974 fu invitato a trasferirsi a Roma e ad assumere l’incarico di assistente spirituale della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università del Sacro Cuore e di collaboratore del Professor Angelo Fiori, caporedattore della rivista Medicina e Morale. Ebbe modo di acquistare una notevole competenza bioetica oltre che nella sua attività a servizio della rivista, anche nel successivo incarico di osservatore della Santa Sede presso il Comitato Speciale del Consiglio d’Europa che si occupava di problemi etici della biomedicina. Terminato il compito di assistente, gli fu proposto da mons. Giovanni Battista Re, allora Sostituto della Segreteria di Stato, l’insegnamento presso la medesima facoltà di un corso opzionale di bioetica.

Il “Manuale“, veicolo del pensiero personalista sgrecciano nel mondo

Iniziò questa nuova attività nell’anno accademico 1983-1984. L’anno successivo il corso divenne curricolare e si rese necessario predisporre un manuale. Compilò così nell’agosto 1984 un volume di 500 pagine che titolò Manuale di bioetica per medici e biologi. Il testo, prima dato sotto forma di dispensa e pubblicato nel 1986, è stato più volte riedito e ampliato. Ora è in due volumi ed è giunto alla quarta edizione (quinta se si considera anche la prima stesura stampata nel 1986). Nelle edizioni successive fu più semplicemente denominato Manuale di bioetica. È stato tradotto in più lingue e ha preparato generazioni di specialisti nel settore. L’Autore acquistò sempre maggiore notorietà, divenne uno dei più famosi esperti della disciplina a livello internazionale. Non a caso è stato definito «il maggior bioeticista cattolico» (cfr. Fornero, in Scienza & vita, 2012: 205-215).

Assunse gradualmente ruoli estremamente importanti. Dal 1985 al 2006 fu direttore del Centro di Bioetica dell’Università Cattolica e dal 1992 al 2000 anche direttore dell’Istituto di Bioetica della medesima università. Nel 1992 fu consacrato vescovo e fu designato Segretario del Pontificio Consiglio per la Famiglia. San Giovanni Paolo II manifestò un crescente apprezzamento per il suo operato e asserì di aver compreso i problemi attinenti alla bioetica leggendo i manuali sgrecciani (Sgreccia, 2011: 146).

Il Pontefice nel 1994, anno precedente alla pubblicazione dell’Evangelium vitae, prima enciclica interamente dedicata alla questione bioetica, istituì la Pontificia Accademia per la Vita e volle monsignor Sgreccia come vicepresidente. Nel 2005 ne divenne presidente e rimase in quest’incarico fino al 2008 quando dovette lasciare per raggiunti limiti di età. Il pensionamento però non coincise con l’inattività. Nel 2010, in considerazione del suo indefesso lavoro a servizio della Chiesa, Benedetto XVI lo creò cardinale.

Continuò ad essere apprezzato conferenziere e collaboratore efficace dei centri, istituti e fondazioni da lui creati. Completò nel 2017 la pubblicazione dell’Enciclopedia di Bioetica e Scienza Giuridica, monumentale opera in dodici volumi curata con Antonio Tarantino, docente emerito di Filosofia del Diritto all’Università del Salento. Nell’anno della morte pubblicò ancora un libro intitolato Contro vento che è in parte autobiografia e in parte stimolo a guardare al futuro della bioetica.

Il Personalismo ontologicamente fondato

All’inizio della sua attività di docenza, individuò nel personalismo ontologico la teoria idonea su cui fondare il suo impianto bioetico. Instaurò così il cosiddetto “metodo di integrazione triangolare” che descrive in primo luogo il fenomeno. Fa poi riferimento al dato antropologico interrogandosi sulle ricadute di un determinato procedimento scientifico sull’essere umano. Individua infine l’agire etico idoneo alla determinata situazione. L’impianto che ne deriva ha il grande pregio di ricordare che si è persona in virtù della natura razionale e, non necessariamente, in virtù del possesso e dell’esercizio di certe proprietà e funzioni o della possibilità effettiva di compiere determinate azioni.

Alla bioetica sgrecciana sono state mosse critiche sia dai laici sia dai cattolici. Una risposta a tali contestazioni è stata data da Ignacio Carrasco de Paula, successore di Sgreccia alla presidenza dell’Accademia per la Vita e suo collaboratore fidato per lunghissimi anni. Egli sostenne che

affermare una normatività intrinseca alla natura umana […] significa affermare che dalla persona promana un principio normativo assoluto e fontale, rappresentato dal valore proprio della persona umana, principio che chiamiamo “dignità”.

Pertanto, «pur senza trascurare la rilevanza della soggettività relazionale e della coscienza» è doveroso rimarcare «che a fondamento della stessa soggettività sta una natura personale» perciò stesso inviolabile e degna di tutela (Carrasco de Paula, 2012: 45-46). 

Note

L’articolo è tratto dalla pubblicazione in «La Voce e il Tempo», domenica 18 ottobre 2020, p.  26,  nella rubrica dedicata alla Bioetica. Si ringrazia per la concessione il direttore Alberto Riccadonna

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