Sostieni Bioetica News Torino con una donazione. Sostieni
68 Maggio 2020
Monografia Covid-19. Quale futuro dopo la pandemia?

Il Libro «La Fabbrica» di Ramos J.

Jane è una giovane madre single, immigrata delle Filippine, che vive negli Stati Uniti. La vita le ha sempre lanciato dei tiri mancini ma spera che, trasferendosi nella parte ricca del mondo, le sue sorti possano cambiare. Il suo indirizzo è un dormitorio nel quartiere del Queens, a New York, dove vive insieme alla cugina Ate − settantenne baby nurse per le famiglie dell’alta società americana − e a molte altre donne in cerca di un futuro migliore per sé e per i loro cari rimasti nella terra d’origine. Dopo alcune difficoltà iniziali, Jane riesce a trovare un posto in una residenza per madri surrogate a Golden Oaks, un luogo dal fascino bucolico sperduto nelle campagne del fiume Hudson. In questa residenza, le donne povere e bisognose come Jane (spesso di origine orientale) mettono in vendita il proprio corpo a ricche clienti dell’upper class americana, ottenendo in cambio una cospicua somma di denaro che potrà aiutarle a dare una svolta alla loro vita.

Gestita da un’intransigente imprenditrice di origine cinese, Golden Oaks si rivela presto una gabbia dorata, dove alle giovani ospiti viene proibito qualsiasi contatto significativo con il mondo esterno (i pochi permessi vengono costantemente monitorati) e qualsiasi libertà di movimento, essendo considerate mere macchine da riproduzione (benché avvolte in abiti costosi e coccolate con diete su misura preparate dai migliori chef).

La Fabbrica, romanzo d’esordio della giornalista Joanne Ramos − di origini filippine e immigrata negli USA a soli sei anni − si rivela un’ispirata, inquietante e, ahimè, piuttosto verosimile interpretazione del sogno americano, che per molti ha più le sembianze di un incubo. In una realtà dove a tutto viene dato un prezzo, l’umanità rischia di estinguersi in un continuo e insensato susseguirsi di vittime e carnefici, ambizione e sfruttamento, desiderio di potere e di rivalsa.

La Ramos non intende pronunciarsi a favore o contro lo spinoso tema della maternità surrogata, ma ne indaga − con notevole arguzia giornalistica − i risvolti psicologici e culturali, tracciando un quadro piuttosto cupo e disincantato della società attuale.

Una cruda accusa è rivolta alla spietata settorializzazione del mondo occidentale: da una parte una fetta di popolazione drammaticamente povera, umiliata da contratti di lavoro indecenti; dall’altra l’elite, quell’edulcorata alta società che ha a disposizione più soldi di quanto potrà mai spendere e inganna il tempo giocando con la vita degli altri (e quegli “altri” molto spesso si rivelano bambini innocenti passati di mano in mano quasi fossero palloni da basket).

La fabbrica di Golden Oaks è solo uno dei tanti modi per fare soldi, poco importa se si producono bambini o irrigatori da giardino; tutto è liberamente (e legalmente) commercializzabile.

Pur mancando, in alcuni punti, la necessaria introspezione psicologica, il romanzo è ben scritto, di facile lettura, ricco di fitti dialoghi che lo rendono più simile a una sceneggiatura.

Ciò che fa accapponare la pelle è che tutto quello che accade nel romanzo è ormai realtà. Le madri surrogate vengono assoldate in tutto il mondo, spesso tra l’indifferenza generale; un portafogli straripante ha dimostrato di poter spesso annientare qualsiasi attaccamento alla dignità personale.

Il Wall Street Journal ha recentemente voluto dire la sua a tal proposito, definendo questa pratica “assemblaggio del bambino globale”. George Orwell, a quanto pare, ci aveva visto lungo: la desolazione umana e culturale rappresentata nell’emblematico “1984” non è più solo frutto di fantasia.

Ramos_ La fabbrica Ponteallegrazie 2020 cop RAMOS J.

La fabbrica

Collana «Scrittori»
Ponte alle Grazie, Milano 2020 (trad. it), orig. 2019, pp. 420
€ 18,00

 

© Bioetica News Torino, Maggio 2020 - Riproduzione Vietata