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75 Gennaio 2021
Speciale Bioetica dell'Infanzia

Il Libro. «Social…mente» di Pala Norcini L.

«Quando l’uomo con il ragionamento incontra l’uomo con lo slogan, quello con il ragionamento è un uomo morto» è il filo conduttore di questo saggio, articolato in densi e approfonditi capitoli ricchi di stimoli di riflessione, del giornalista esperto di comunicazione sociale Lanfranco Pala. I protagonisti di questo racconto sono i social media, analizzati al microscopio anche grazie all’aiuto di esperti e studiosi.  

Tra i diversi capitoli del libro, tra idee e consenso, fake news e pericoli della rete, il giornalista vuole presentare la doppia natura di questi nuovi mezzi comunicativi che sono i social media, i quali costituiscono un’ampia fonte di informazione (“il ragionamento”) ma anche un ampio bacino di raccolta di dati dei vari utenti per mostrare loro ciò che vogliono vedere (“lo slogan”). L’intento dell’Autore, però, non è quello di demonizzare i social bensì di ‹‹rendere consapevoli i suoi utilizzatori sia delle potenzialità che dei limiti, […] presentare le due facce del medium evitando che una sia esaltata e l’altra resti in ombra. In definitiva […] offrire gli strumenti per recuperare e valorizzare la positività dei social media››.

I social sono essenziali strumenti di comunicazione; rendono tutto più immediato e invitante. Il loro successo risiede nel fatto che le persone “comuni” non sono più spettatori passivi ma protagonisti attivi: l’utente è ormai sia fruitore sia produttore di contenuti, “user generated content”. Nell’introduzione il giornalista delinea il confine tra social media e social network: i primi sono gruppi di app con le quali gli utenti dai propri smartphone possono produrre o condividere contenuti; i secondi sono una rete sociale formata da persone con gli stessi interessi, “piazze virtuali”, luoghi di interazione e di confronto.

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San Paolo, Milano 2020, pp. 160, € 17,00 (cartaceo); € 11,99 (ebook)

E nell’approfondire il discorso sui social media, Pala riporta la definizione di Kaplan e Haenlein, professori di Marketing della Business School di Berlino: ‹‹un gruppo di applicazioni, basate su Internet e costruite sui principi ideologici e tecnologici del Web 2.0, che permettono la creazione e lo scambio di contenuti generati dall’utente››. A cui aggiunge la definizione di altri docenti di marketing Tracy Tuten e Micheal Solomon: ‹‹strumenti online per la comunicazione, la trasmissione, la collaborazione e il mantenimento di relazioni tra reti interconnesse e interdipendenti di persone online, comunità e organizzazioni, migliorati e potenziati da funzionalità tecnologiche e dalla mobilità››. E infine propone una propria: ‹strumento utilizzato ed animato da una rete di persone fisiche, che crea e/o diffonde contenuti superando la barriera di produzione e interazione posta storicamente dai media tradizionali››. 

I social sono strumenti per formare la mente?

In altre parole, possono essere considerati fonte di informazione? Sì, i social sono uno strumento utile per diffondere notizie in modo facile e veloce. Infatti, dice l’Autore, ‹‹il peso dei social media nella formazione delle idee e delle opinioni nelle persone diventa dunque ogni giorno più determinante››. Il giornalista riporta diversi esempi, tra cui quello della maggiore agenzia di informazione nazionale, l’Ansa, che raggiunge ‹‹888mila utenti unici circa nel giorno medio con un tempo medio per persona di 2 minuti e 50 secondi››. Riporta lo studio di Blogmeter Research (2019) sul rapporto tra italiani e social media, da cui emerge che ‹‹i social sono sempre più “di cittadinanza” e sempre meno “funzionali”, con un uso ripetuto per più volte al giorno e con un sempre minore interesse per le piattaforme su cui “si fa un salto ogni tanto” per soddisfare un bisogno specifico››; tuttavia, Pala fa anche notare come sempre dalla stessa ricerca emerge che circa la metà degli intervistati, il 69% nella fascia d’età 15-24 anni, utilizza i social esclusivamente per leggere ciò che gli altri utenti “pubblicano” e non condividono contenuti propri. Assistiamo, dunque, ad un uso passivo dei social, che si discosta molto dal concetto di “network”, su cui i social si basano, e si avvicina sempre più alla definizione di “media”, strumenti; si può dedurre che uno dei punti di forza dei social, la creazione di dialogo, vacilla.

Nel secondo capitolo viene approfondito il ruolo che i social ricoprono nella formazione delle idee. Gli utenti si scambiano pareri e opinioni su una vasta gamma di argomenti, dalle ricette alle questioni sociali e politiche. Sebbene i social siano importanti strumenti informativi, non dobbiamo dimenticarci, sostiene Pala, una delle loro caratteristiche principali: l’essenzialità; i post o i messaggi pubblicati devono essere brevi, altrimenti gli utenti non li leggono. Tutto ciò porta inevitabilmente ad ‹‹un’argomentazione limitata››: ‹‹il processo di costruzione delle idee ha bisogno di argomentazioni, di contraddizioni, di trattazioni che mal si conciliano con l’essenzialità››, quindi i social possono creare dibattito e dialogo ma in modo circoscritto.   

Come districarsi tra le miriadi di notizie senza essere “adescati” dalle fake news?

L’inganno è dietro l’angolo, avverte i lettori: il mondo di internet presenta un lato oscuro, le temute fake news. I social media sono zeppi di informazioni e notizie che è quasi impossibile distinguere ciò che è vero da ciò che non lo è; ed è qui che entrano in gioco le fake news. Chiunque può riportare notizie che non corrispondono esattamente alla realtà dei fatti e le ragioni possono essere molteplici: c’è chi lo fa per interesse personale, chi ha un bersaglio in mente, chi per farsi vedere. La fake news si basa sull’emotività e sul consolidamento delle opinioni altrui; la gente scrive ciò che gli altri vogliono leggere. Le fake news arrivano a minare il mondo delle istituzioni.

‹‹È emblematico di uno “stato di disagio” delle agenzie educative e formative di fronte a quanto accade nei nuovi ambienti sociali digitali›, afferma Pala proponendo un controllo e una supervisione dei grandi social network e l’adozione di una politica formativa promossa da istituzioni educative e sociali, indirizzata ai giovani ma anche alla ‹‹generazione di mezzo che oggi ricopre ruoli di responsabilità in tutti i settori della vita economica, civile, sociale, istituzionale, professionale, familiare››, composta da persone (tra i 55 e i 40 anni) in grado di portare coscienza e dialogo all’interno dei social.

Una lettura accattivante che si conclude con un invito da parte dell’Autore a coltivare una sana e buona informazione, a impiegare il dialogo e responsabilità nell’uso dei social media perché il mondo digitale ha ‹‹la necessità di una libera circolazione delle idee aperte al confronto››.

© Bioetica News Torino, Gennaio 2021 - Riproduzione Vietata