75 Gennaio 2021
Speciale Bioetica dell'Infanzia

Le minacce all’infanzia, misura per la comprensione del tempo presente In una società caratterizzata dalla desolazione spirituale e morale

Introduzione

a cura di Enrico Larghero
Responsabile scientifico del Master universitario in Bioetica presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale sezione parallela di Torino

La prospettiva sociologica affrontata in questo articolo di Roberto Francesco Scalon aggiunge un altro tassello al mosaico attorno al tema dell’infanzia. Nella post-modernità il binomio persona-società assume connotazioni nuove che, applicate al mondo dell’infanzia e dell’adolescenza, si rivestono di toni talora drammatici.
I giovani calati in un mondo complesso e complicato, immersi nell’infosfera, nella società liquida di Bauman, faticano a trovare dei punti di riferimento dai quali partire per costruire e progettare la loro vita. Tuttavia la società è fatta di persone e non vi sarà futuro migliore se non
sapremo educare i nostri ragazzi ad essere migliori.

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La bioetica dell’infanzia apre una prospettiva efficace per riflettere sulla natura della società con­temporanea, dove prendono forza le spinte tese a normalizzare, oltre all’aborto, anche la pedofilia, la gestazione surrogata e la costruzione di bambini su ordinazione con tanto di cataloghi e fiere espositive. Il dilagante fenomeno della pedofilia (si veda l’ultimo scioccante rapporto annuale dell’As­sociazione “Meter”: www.associazionemeter.org) è trattato dal mainstream della comunicazione massmediatica occidentale in modo superficia­le e fuorviante o, peggio, strumentale: ad esempio orchestrando una campagna mondiale di colpevolizzazione unilaterale e sproporzionata del clero cattolico. Al contempo, rispetto al dilagare del feno­meno nella società, emerge con evidenza la pesante responsabilità diretta e indiretta di una quota maggioritaria e crescente delle odierne istituzioni laiche, statali, sovrastatali e non governative.

Concretamente vediamo oggi che alcune delle più ricche e spregiudicate lobby del mondo operano per ottenere un “liberi tutti” generalizzato rispetto al campo della pedofilia. Ciò avvie­ne anche giocando l’argomento di una subdola benevolenza filantropica: riconoscere il diritto dei bambini ad avere una vita sessuale libera; quando invece ciò che realmente si persegue è garantire agli adulti la possibilità di dare libero sfogo alle proprie pulsioni, protetti dalla legge. Ecco farsi strada nei parlamenti programmi di indottrinamento obbligatori (papa Francesco parla di “colonizzazioni ideologiche”) lungo tre linee: esautorare le famiglie dall’educazione dei figli; usare la scuola come strumento di rieducazione e di destrutturazione dell’identità sessuale del bambino, legata al sesso biologico, al fine di renderla fluida; erotizzare il percorso di costruzione dell’identità personale dei piccoli fin dalla più tenera età. Esse convergono verso l’obiettivo di fare dei bambini degli individui amorali, asessuati ed eroticizzati, predisposti ad assecondare “liberamente” e in modo “consenziente” l’intero ventaglio dei desideri degli adulti. Si tratta di un programma di pervertimento e schiavizzazione dell’infanzia, funzionale anche ad alimentare ricchi mercati. Insieme all’offerta, infatti, si crea poi la domanda: gli adulti, a loro volta, si ritrovano oggi sempre più facilmente esposti a stimoli finalizzati a innescare e far crescere le pulsioni pedofile, sia in modo surrettizio (ad opera della pubblicità e del­l’industria culturale) sia in modo esplicito (mediante l’immenso oceano della pedopornografia on-line). Il programma si rafforza poi attraverso l’asfissiante rete di imperativi e di censure imposte dalla neolingua politicamente corretta, nonché da legislazioni liberticide, determinate a ridurre al silenzio in modo autoritario e violento chiunque – individuo o istituzione – intenda opporsi a questo scempio, la cui disumanità è proporzionata alla mistificazione narrativa con la quale lo si presenta sotto le mentite spoglie dell’ennesima “conquista di civiltà”.

Viene dunque da chiedersi quale sia il senso dell’epoca nella quale ci ritroviamo a vivere. Max Weber e Nietzsche hanno illustrato con potenza, nelle categorie del loro pensiero, la tragica parabola del mondo moderno e il tramonto dei valori. Ma si deve al filosofo italiano Augusto Del Noce (1910-1989) la più lucida analisi, razionale e profetica sul piano storico-filosofico, del processo che ha portato all’avvento del tempo attuale, come esito finale del momento rivoluzionario della modernità: a partire dal XVII secolo, il pensiero filosofico europeo comincia a svilupparsi sulla base di presupposti ateistici assunti in modo arbitrario, imprimendo un registro razionalista al processo di modernizzazione, così destinato inesorabilmente a un esito totalitario. Il programma rivoluzionario di liberazione radicale dell’uomo, infatti, mostra già la propria fallacia nel momento giacobino (1789) e in quello bolscevico-comunista (1917): questi da un lato fanno piazza pulita dei valori “tradizionali” (per Del Noce i valori eterni) riuscendo però, dall’altro lato, a rimpiazzarli soltanto con grandi narrazioni illusorie, che puntualmente si contraddicono generando oppressivi apparati di potere. È nella desolazione spirituale e morale prodotta dalle rivoluzioni che sorge l’“epoca della secolarizzazione”, quella attuale: contrassegnata dalla dissoluzione di tutti i valori, essa manda necessariamente a regime il registro del nichilismo amorale gaio e libertino, organizzando la società opulenta e tecnologica in ordine al sopruso del debole per il piacere del forte. In ciò vediamo oggi confluire a sintesi l’Occidente e la Cina. Tuttavia, con l’approdo definitivo ad un esito radicalmente antiumano, l’intero percorso entra nella fase terminale svelando il suo vero volto nonché la fallacia dei presupposti ateistici. Nella resilienza morale e spirituale l’umanità saprà riaprirsi al vero orizzonte soprannaturale; aggiungo, in uno scenario escatologico.

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