69 Giugno 2020
Speciale Contraccezione d'emergenza: sì, no, perché

V. Considerazioni bioetiche sulla “contraccezione d’emergenza”

V.1. Introduzione

La valutazione etica della “contraccezione d’emergenza” non può essere disgiunta dalla riflessione sullo statuto ontologico dell’embrione umano. Non si può giudicare, infatti, l’opportunità o inopportunità dell’assunzione della pillola post-coitale senza aver previamente chiarito che la scelta operata dalla donna, reduce da un rapporto sessuale cosiddetto “a rischio”, può troncare sul nascere lo sviluppo di una vita umana.

Zeppegno Giuseppe Facoltà Teologica 2019.
Giuseppe ZEPPEGNO © Bioetica News Torino

Questa consapevolezza è fondata su dati scientifici. La scienza, infatti, offre chiare indicazioni su quando un organismo umano inizia ad esistere e a svilupparsi: è opinione comune degli scienziati che con la fusione dei gameti si caratterizza un distintivo patrimonio genetico che non rappresenta una semplice somma dei due sottosistemi (gamete del padre e gamete della madre), ma un nuovo sistema combinato con un proprio patrimonio genetico (DNA) che resterà identico durante tutto il resto della vita; coordinate, continue e graduali dinamiche differenziative (autopoiesi) che porteranno alla costituzione dell’individuo umano completo; caratteristiche biochimiche e metaboliche proprie ed esclusive della specie umana.

Non hanno pertanto valore i diversi tentativi di spostare l’inizio della vita umana a fasi successive al concepimento. Ad un attento esame  dimostra ad esempio la sua inconsistenza logica la proposta di definire pre-embrione, cioè banale ammasso di cellule, l’organismo in sviluppo dalla fecondazione al quattordicesimo giorno. Il termine fu coniato dall’embriologa A. McLaren1, membro del Comitato Warnock, istituito dal governo britannico per discutere le questioni riguardanti la procreazione in vitro e l’utilizzo degli embrioni per la ricerca. Il Rapporto Warnock conseguentemente stabilì, con palese ambiguità, la legittimità della sperimentazione entro i primi quattordici giorni di vita dell’embrione, nonostante avesse evidenziato che con la fecondazione inizia un processo di sviluppo continuo in cui non vi è un momento meno importante di un altro che possa giustificare il rifiuto di mantenerlo in vita2.

Altri autori osservarono che la prima cellula umana (lo zigote) contiene cellule totipotenti con capacità di dare origine a più individui completi (gemelli monozigoti). L’embrione mantiene questa caratteristica fino alla seconda settimana. Solo con la perdita della totipotenza e la comparsa della stria primitiva (primo abbozzo del sistema nervoso) l’embrione non può più dividersi. Chiuso l’argomento della totipotenza, sostiene che solo dopo l’impossibilità di generare altri embrioni, si avrebbe una vita umana individuale. In verità soltanto una manipolazione o la molto rara (0,37% delle gravidanze) possibilità di uno splitting (separazione di una o più cellule embrionali dovuta ad un ritardo cromosomico all’anafase o un crossing-over mitotico avvenuto tra il quarto e il settimo giorno dopo la fertilizzazione) può determinare l’inizio di un nuovo ciclo vitale in cui il nuovo individuo sarebbe originato da una cellula o un gruppo di cellule appartenenti a un altro individuo, senza distruggere l’individualità dell’embrione originario.

Altri ancora sostengono che la natura individuale si acquisterebbe solo con l’annidamento che permette all’embrione di entrare in relazione con la madre: secondo alcuni all’inizio dell’annidamento (6^-7^ giorno dalla fertilizzazione), secondo altri al momento in cui l’annidamento è completato (14^ giorno). Per la precisione l’annidamento è indispensabile per la sopravvivenza e lo sviluppo dell’embrione, ma non è costitutivo della sua identità. Inoltre, è scientificamente scorretto affermare che la relazione con la madre inizia solo con l’annidamento. Infatti, subito dopo la fecondazione l’embrione invia molteplici segnali chimici all’organismo della madre (cross-talk) e già dopo quattro ore è riscontrabile nel sangue materno il fattore precoce di gravidanza (EPF) che ne impedisce l’espulsione e ne favorisce la crescita. Altrettanto incongruenti sono i tentativi di creare una serie di neologismi (ovosoma, oocita, epidosembryos, ootide3) con lo scopo di giustificare lo sfruttamento in laboratorio senza alcuna remora della vita umana nelle prime fasi di sviluppo4.

Queste indicazioni sembrano far tornare in auge la questione filosofica dell’animazione ritardata diffusa nel mondo greco e proposta da Aristotele nell’opera La riproduzione degli animali. L’illustre Stagirita sostenne che nei primi sei giorni dal concepimento un eventuale espulsione dell’embrione non doveva essere indicato come “aborto”, ma come “efflusso” (ékrusis). Successivamente il feto era individuato secondo tre livelli di vita (anima vegetativa, sensitiva, razionale). L’anima sensitiva sarebbe infusa entro 40 giorni dal concepimento per i maschi e 90 per le femmine5. Questa convinzione non ha alcun fondamento empirico ma ha avuto un notevole influsso ed è stata recepita anche dalla Bibbia nella traduzione dei Settanta. Ne troviamo un riscontro in Es 21,22-23. Il passo è normalmente tradotto nel seguente modo:

Quando alcuni uomini litigano e urtano una donna incinta, così da farla abortire, se non vi è altra disgrazia (asòn), si esigerà un’ammenda, secondo quanto imporrà il marito della donna, e il colpevole pagherà attraverso un arbitrato. Ma se segue una disgrazia, allora pagherà vita per vita.

È opinione comune che il termine asòn (disgrazia) sia da riferirsi alla morte della donna ma i Settanta, per una imperfetta comprensione dell’ebraico e per l’influsso della concezione embriologica del tempo, riferirono asòn al feto. Il loro testo in italiano si può pertanto così tradurre:

Quando alcuni uomini litigano e urtano una donna incinta, così da farla abortire e la sua creatura venga fuori non formata, si pagherà una penale: come abbia imposto il marito della donna […] se invece era formata, darà anima per anima.

L’idea dell’animazione ritardata non fu unanimemente accolta. San Basilio (329-379) ad esempio nell’Epistola 188,2 sostiene: «Colei che uccide con artificio il feto è colpevole di omicidio. Presso di noi, infatti, non si fa la sottile distinzione tra un essere formato e uno informe». Altri autori cristiani però l’accolsero. La troviamo in Sant’Ivo, vescovo di Chartres (1040-1115) e nella raccolta di fonti di diritto canonico redatta nel XII secolo da Graziano, vescovo di Chiusi, che arrivò a sostenere che «non è omicida chi procura l’aborto prima che l’anima sia infusa nel corpo». Quest’affermazione fu spesso citata da autori successivi. Un primo pronunciamento ufficiale contrario si ebbe nel 1679 ad opera del Sant’Uffizio (DS 2134). Nel 1974 la Dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede De abortu procurato6 ai numeri 12 e 13 perentoriamente asserì:

Il rispetto alla vita umana si impone fin da quando ha inizio il processo della generazione. Dal momento in cui l’ovulo è fecondato, si inaugura una vita che non è quella del padre o della madre, ma di un nuovo essere umano che si sviluppa per proprio conto. Non sarà mai reso umano se non lo è stato fin da allora. A questa evidenza di sempre (perfettamente indipendente dai dibattiti circa il momento dell’animazione), la scienza genetica moderna fornisce preziose conferme. Essa ha mostrato come dal primo istante si trova fissato il programma di ciò che sarà questo vivente: un uomo, quest’uomo individuo con le sue note caratteristiche già ben determinate. Fin dalla fecondazione è iniziata l’avventura di una vita umana, di cui ciascuna delle grandi capacità richiede tempo, per impostarsi e per trovarsi pronta ad agire. Il meno che si possa dire è che la scienza odierna, nel suo stato più evoluto, non dà alcun appoggio sostanziale ai difensori dell’aborto. Del resto, non spetta alle scienze biologiche dare un giudizio decisivo su questioni propriamente filosofiche e morali, come quella del momento in cui si costituisce la persona umana e quella della legittimità dell’aborto. Ora, dal punto di vista morale, questo è certo: anche se ci fosse un dubbio concernente il fatto che il frutto del concepimento sia già una persona umana, è oggettivamente un grave peccato osare di assumere il rischio di un omicidio. “È già un uomo colui che lo sarà”.

Questo passo è corredato dalla nota 19 che sostiene:

Questa Dichiarazione lascia espressamente da parte la questione circa il momento della infusione dell’anima spirituale. Non c’è su tale punto tradizione unanime e gli autori sono ancora divisi. Per alcuni, essa ha inizio fin dal primo istante; per altri, essa non può precedere almeno l’annidamento. Non spetta alla scienza di prendere posizione, perché l’esistenza di un’anima immortale non appartiene al suo campo. È una discussione filosofica, da cui questa affermazione morale rimane indipendente per due ragioni: 1. pur supponendo una animazione tardiva, esiste già nel feto una incipiente vita umana (biologicamente constatabile) che prepara e richiede quest’anima, nella quale si completa la natura ricevuta dai genitori; 2. basta che questa presenza dell’anima sia probabile (e non si proverà mai il contrario) perché togliergli la vita significhi mettersi nel pericolo di uccidere un uomo, non soltanto in attesa, ma già provvisto della sua anima.

V.2. Il rispetto dovuto all’embrione umano

Su questi argomenti di ragione la Chiesa ha anche nei documenti successivi sostenuto la doverosità di rispettare la vita umana fin dal suo concepimento. Ne è prova l’istruzione Donum vitae pubblicata il 22 febbraio 1987 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, allora guidata dal Card. J. Ratzinger7. Nel primo capitolo, dedicato al rispetto dovuto all’embrione umano, riferendosi ai dati della biologia e ai precedenti pronunciamenti ecclesiali8, sostenne che

l’essere umano va rispettato e trattato come una persona fin dal suo concepimento e, pertanto, da quello stesso momento gli si devono riconoscere i diritti della persona, tra i quali anzitutto il diritto inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita.

Il Comitato direttivo del Centro di Bioetica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, stimolato dalla Donum Vitae, rifletté a lungo sul tema dell’identità dell’embrione. Ne scaturì il documento Identità e statuto dell’embrione umano pubblicato il 22 giugno 1989. Il testo, assumendo i risultati dell’indagine biologica, evidenziò l’ontologica identità in tutto il percorso dello sviluppo di quell’individualità che nascendo viene da tutti riconosciuta in possesso delle qualità e della dignità di persona umana. Asserì, altresì, la necessità di tutelare giuridicamente l’embrione salvaguardandone i diritti (alla vita, all’integrità fisica e genetica e all’accoglienza da parte di una famiglia). Il documento non mancò di notare l’esigenza di comportarsi nei confronti dell’embrione come di fronte ad una persona umana9. Le stesse convinzioni si possono trarre dal principale documento di Giovanni Paolo II sulle tematiche bioetiche, la lettera enciclica Evangelium Vitae del 25 marzo 199510 Il Papa, riferendosi ai dati biologici, sostenne che «dal momento in cui l’ovulo è fecondato, si inaugura una vita che non è quella del padre o della madre, ma di un nuovo essere umano che si sviluppa per proprio conto» (EV, 60). Per lo stesso motivo, al numero 57 dello stesso documento, affermò:

con l’autorità che Cristo ha conferito a Pietro e ai suoi Successori, in comunione con i Vescovi della Chiesa Cattolica, confermo che l’uccisione diretta e volontaria di un essere umano innocente è sempre gravemente immorale […]. La scelta deliberata di privare un essere umano innocente della sua vita è sempre cattiva dal punto di vista morale e non può mai essere lecita né come fine, né come mezzo per un fine buono.

Nella stessa linea, la Pontificia Accademia per la Vita in un documento del 2006, dopo aver presentato con accuratezza di dati scientifici e di considerazioni bioetiche l’identità e il valore antropologico dell’essere umano nella fase del preimpianto, annotò: «dal momento in cui si osserva un’individualità biologica umana si ha a che fare con una persona; quando c’è l’essere umano, come organismo vivente della specie umana, c’è la persona»11. L’Istruzione Dignitas personae12 già nel primo paragrafo asserì che «ad ogni essere umano, dal concepimento alla morte naturale, va riconosciuta la dignità di persona»13. Su quest’ultimo asserto ritornò ampiamente la prima parte del documento sostenendo che l’embrione deve essere soggetto dei diritti tipici delle persone, in primis gli deve essere garantita la tutela della vita (nn. 4-5) e la possibilità di essere generato nel naturale contesto del matrimonio «attraverso un atto che esprime l’amore reciproco tra l’uomo e la donna» (n. 6). La difesa della vita è il primo e irrinunciabile valore che deve essere costantemente difeso. E. Sgreccia scrisse al riguardo:

La vita corporea, fisica, dell’uomo non rappresenta qualcosa di estrinseco alla persona, ma rappresenta il valore fondamentale della persona stessa. Rispetto alla persona il corpo è coessenziale, ne è l’incarnazione prima, il fondamento unico nel quale e per mezzo del quale la persona si realizza ed entra nel tempo e nello spazio, si esprime e si manifesta, costruisce ed esprime gli altri valori, compresa la libertà, la socialità e compreso il proprio progetto futuro. Al di sopra di tale valore “fondamentale” esiste soltanto il bene totale e spirituale della persona, che potrebbe richiedere il sacrificio della vita corporea soltanto quando tale bene spirituale e morale non potesse essere raggiunto se non attraverso il sacrificio della vita e, in questo caso, trattandosi di bene spirituale e morale, non potrebbe mai essere imposto da altri uomini, ma esplicarsi come dono libero. Il diritto alla vita precede il cosiddetto “diritto alla salute”; d’altra parte c’è l’obbligo morale di difendere e promuovere la salute per tutti gli esseri umani e in proporzione della loro necessità14.

Il diritto alla difesa della vita, osservò ancora E. Sgreccia presentando i principi della bioetica personalista,

viene prima rispetto al diritto di libertà; in altre parole, la libertà deve farsi carico responsabile anzitutto della vita propria e di quella altrui. Questa affermazione si giustifica con il fatto che, per essere liberi, bisogna essere vivi, e perciò la vita è condizione, per tutti indispensabile, per l’esercizio della libertà15

Papa Francesco ha mantenuto al centro del suo programma e a più riprese ha sostenuto l’esigenza di difendere la vita e di riconoscerne la sacralità e l’indisponibilità. Ne è prova il numero 168 dell’Esortazione post-sinodale Amoris laetitia16 dove scrive:

Come dice il Salmo: “Mi hai tessuto nel grembo di mia madre” (139,13). Ogni bambino che si forma all’interno di sua madre è un progetto eterno di Dio Padre e del suo amore eterno: “Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato” (Ger 1,5). Ogni bambino sta da sempre nel cuore di Dio, e nel momento in cui viene concepito si compie il sogno eterno del Creatore. Pensiamo quanto vale l’embrione dall’istante in cui è concepito! Bisogna guardarlo con lo stesso sguardo d’amore del Padre, che vede oltre ogni apparenza.

Le evidenze della biologia, accolte e valorizzate dalla riflessione ecclesiale, come indicato in precedenza, sono spesso disattese da molti bioeticisti e anche dai comitati di studio istituiti in vari Paesi per dare soluzioni pratiche ai problemi mossi dalla prassi. Spesso accordano all’embrione un rispetto parziale e progressivo, mai assoluto, per poter giustificare tendenze, bisogni e desideri conformi al contesto culturale pluralista in cui viviamo. La stessa ambiguità si riscontra nella riflessione giuridica. Ne è prova la paradossale ambiguità della legislazione. La legge 40/2004 «Norme in materia di procreazione medicalmente assistita»17  ad esempio «assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito» (art. 1). Non esclude però il ricorso all’aborto secondo le disposizioni dell’art. 14,1 della legge 194/78.

V.3. “Contraccezione d’emergenza”. Considerazioni antropologiche ed etiche

Il Nuovo Manifesto di bioetica laica sostiene che «la gravidanza possa essere interrotta per tutelare la libertà riproduttiva della donna e la salute del nascituro»18. Gli estensori non spiegano come l’uccisione del feto possa costituire forma di tutela della sua salute. Il loro modo di procedere inevitabilmente rischia di incrementare il lassismo e il permissivismo legislativo creando la falsa idea che le questioni annesse alla nascita di un figlio siano da confrontare unicamente con le esigenze degli adulti coinvolti. Questa sopravvalutazione dei diritti degli adulti, in particolare la libertà individuale e l’autodeterminazione, entra massimamente in gioco a proposito della cosiddetta “contraccezione di emergenza”. Come già indicato nel primo capitolo, il principio attivo delle pillole usate allo scopo è il Levonorgestrel. Questo agonista progestinico di seconda generazione è commercializzato in Italia da più case farmaceutiche. Una di queste lo propone con il nome di Levonelle®. Nel bugiardino ancora reperibile in internet precisa che la confezione contiene due dosi composte da 750μg di Levonorgestrel e che il prodotto ha una «efficacia contraccettiva, stimata da recenti studi intorno all’85%» che «sembra esser correlata all’inibizione dell’ovulazione, efficace per rapporti realizzatisi nel periodo pre-ovulatorio, ed a sensibili variazioni istologiche indotte sull’endometrio, tali da impedire l’annidamento e la crescita dell’embrione». Sui bugiardini di altre pillole analoghe, ad esempio il Norlevo®, dopo l’intervento dell’Agenzia italiana del Farmaco che si è espressa in materia il 17 dicembre 2013, si omette di indicare che impedisce l’annidamento e si sostiene che «non è efficace se si è già in stato di gravidanza». Queste indicazioni sono capziosamente fondate sul presupposto che la gravidanza inizi al momento dell’annidamento e volutamente trascurano i dati scientifici precedentemente indicati secondo cui già la prima cellula, lo zigote, ha uno specifico DNA e contiene le informazioni indispensabili per lo sviluppo di una vita umana senza necessitare di un ulteriore apporto di materiale genetico esterno.

Al riguardo l’Istruzione Dignitas personae è esplicita nell’asserire che per favorire la diffusione dei mezzi intercettivi, quali la spirale e la cosiddetta “pillola del giorno dopo”, «si afferma talvolta che il loro meccanismo di azione non sarebbe sufficientemente conosciuto»19. Osserva che

È vero che non sempre si dispone di una conoscenza completa del meccanismo di azione dei diversi farmaci usati, ma gli studi sperimentali dimostrano che l’effetto di impedire l’impianto è certamente presente, anche se questo non significa che gli intercettivi provochino un aborto ogni volta che vengono assunti, anche perché non sempre dopo il rapporto sessuale avviene la fecondazione. Si deve notare, tuttavia, che in colui che vuol impedire l’impianto di un embrione eventualmente concepito, e pertanto chiede o prescrive tali farmaci, l’intenzionalità abortiva è generalmente presente20.

Riprende quindi quanto già asserito da S. Giovanni Paolo II nell’Enciclica Evangelium vitae al numero 58 e conclude

Come si sa, l’aborto “è l’uccisione deliberata e diretta, comunque venga attuata, di un essere umano nella fase iniziale della sua esistenza, compresa tra il concepimento e la nascita”. Pertanto, l’uso dei mezzi di intercezione e di contragestazione rientra nel peccato di aborto ed è gravemente immorale. Inoltre, qualora si raggiunga la certezza di aver realizzato l’aborto, secondo il diritto canonico, vi sono delle gravi conseguenze penali21.

È facile presumere che quante fanno ricorso alla “contraccezione d’emergenza” sono scarsamente o male informate dei suoi reali effetti. Ne è prova il fatto che alcune, soprattutto le più giovani, vi ricorrono ripetutamente come se fosse del tutto innocua. Invece, oltre che provocare la morte dell’embrione eventualmente formatosi, crea anche non pochi problemi alle donne che ne fanno uso. In alcune, infatti, compaiono disturbi quali nausea, vomito, senso di affaticamento, acne, cefalea, polimenorrea, ipermenorrea e alcuni fenomeni di spotting intermestruale.

L’uso sempre più diffuso rivela una grave crisi antropologica che coinvolge in modo particolare le giovani generazioni più indotte a ricorrere alla “pillola del giorno dopo”. Si ha l’impressione che una parte di loro abbia smarrito o non abbia mai conosciuto il senso profondo della sessualità e, di conseguenza, consideri l’espressione della genitalità una mera dimensione ludica provocata dall’attrazione fisica del momento e dal bisogno di sfogare i propri istinti. La voglia di sperimentarsi e di sperimentare emozioni sempre nuove fa sì che le relazioni siano a volte occasionali, frutto di un incontro “mordi e fuggi”. Sono marginalizzati quindi il sentimento e l’investimento affettivo ed è liberalizzato il desiderio, inteso come un diritto inalienabile e sganciato da ogni valutazione morale. Alla disponibilità al dono di sé, si privilegia la gratificazione istantanea e la ricerca del piacere egoistico. L’altro/a non è accolto per chi è ma per quello che può offrire in quel preciso istante. In questo bailamme comunicativo una eventuale gravidanza non può avere spazio, ma, presi dalla passione del momento, si pensa a quest’aspetto della questione solo dopo aver compiuto l’atto sessuale. Specialmente la ragazza è presa dal panico se i rapporti non sono stati protetti o se ha dubbi sulla loro efficacia. Il ricorso alla “pillola del giorno dopo” pertanto appare l’unica soluzione possibile.

V.4. Educare all’amore di coppia e alla generazione responsabile

Papa Francesco nell’Esortazione post-sinodale Amoris laetitia ha evidenziato che di fronte a questo modo «tristemente impoverito» di gestire la sessualità la Chiesa è chiamata in fedeltà agli insegnamenti della Dichiarazione Gravissimum educationis del Concilio Ecumenico Vaticano II, a promuovere una “prudente educazione sessuale”. L’impulso sessuale, infatti, «può essere coltivato in un percorso di conoscenza di sé e nello sviluppo di una capacità di dominio di sé, che possano aiutare a far emergere capacità preziose di gioia e di incontro amoroso»22. È necessario che la Chiesa e tutte le istituzioni educative offrano nelle diverse tappe della crescita un’informazione adeguata e alimentino il senso critico idoneo a discernere il vero bene affinché non si cada nella perversa tendenza a giocare con i corpi e i desideri e ad «utilizzare l’altra persona come oggetto di esperienze per compensare carenze e grandi limiti»23. Il Papa continua notando che

Non bisogna ingannare i giovani portandoli a confondere i piani: l’attrazione “crea, sul momento, un’illusione di unione, eppure senza amore questa ‘unione’ lascia due esseri estranei e divisi come prima”. Il linguaggio del corpo richiede il paziente apprendistato che permette di interpretare ed educare i propri desideri per donarsi veramente. Quando si pretende di donare tutto in un colpo è possibile che non si doni nulla. Una cosa è comprendere le fragilità dell’età o le sue confusioni, altra cosa è incoraggiare gli adolescenti a prolungare l’immaturità del loro modo di amare24.

La gestione della sessualità quindi non può continuare ad essere proposta come un gioco perché «è una delle forme più alte della comunicazione tra persone umane»25. Presuppone la capacità «di offrire la propria vita alla persona amata»26. Pertanto, è necessario aiutare a uscire da quella strana forma di “soliloquio a due” che si attuata ogni qual volta si decide di prestarsi ad un rapporto sessuale finalizzato unicamente al soddisfacimento della libido. È falsa l’idea diffusa che i rapporti sessuali sganciati da ogni progettualità e la “contraccezione d’emergenza” siano conquiste di libertà. È altrettanto falso credere che queste tendenze rappresentino un’emancipazione della donna. Essa, infatti, continua ad essere preda di un sistema maschilista che le addossa tutta la responsabilità di un uso scorretto della genitalità27.

Contro questo obbrobrioso modo diffuso di pensare è indispensabile che la famiglia e le istituzioni si impegnino in un serio percorso educativo che non potrà accontentarsi di offrire alcune note di fisiologia e di igiene, ma che dovrà avviare alla stima della differenza e a percorrere un graduale approccio verso l’altro/a dove la donazione dei corpi sia un punto di arrivo condiviso e sostenuto da una autentica responsabile e reciproca donazione28.


Note

1 MCLAREN A., «Prelude to embryogenesis», in THE CIBA FOUNDATION, Human Embryo Research: yes or no?, London 1986, 5-23

2 WARNOCK M., A question of life: the Warnock report on Human fertilization and embryology, Blackwell, Oxford 1984

3 Ovosoma: termine introdotto per evitare di chiamare embrione una cellula sottoposta a clonazione; epidosembryos: indica gli embrioni prodotti in vitro e non più destinati all’impianto; oocita: è così definito l’ovulo fecondato nella fase precedente alla fusione dei nuclei; ootide: nome dato alla cellula che si trova nello stadio successivo alla fusione.

4 SERRA A., COLOMBO R., «Identità e statuto dell’embrione umano: il contributo della biologia», in PONTIFICIA ACADEMIA PRO VITA, Identità e statuto dell’embrione umano, LEV, Città del Vaticano 1998, 106-158; CARBONE G. M., L’embrione umano. Qualcosa o qualcuno?, ESD, Bologna 2014

5 ARISTOTELE, De animalibus historiae, VII, III, in ID., Opera omnia, vol. III, Parigi 1927: 137-138. S. Tommaso d’Aquino, fedele allo Stagirita, ripropone la questione dell’animazione ritardata nella Somma Teologica, I, q. 76, a 2, ob. 3; III, q. 33, a. 2., ob. 3.

6 CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Dichiarazione sull’aborto procurato, in AAS 66(1974), 730-747

7 CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Istruzione Donum vitae sul rispetto della vita umana nascente e la dignità della procreazione. Risposte a talune problematiche del nostro tempo, 22 febbraio 1987, AAS 80(1988), 70-102

8Oltre la già citata Dichiarazione sull’aborto procurato, sono degni di nota altri due documenti: 1) CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Costituzione pastorale Gaudium et Spes sulla Chiesa nel mondo contemporaneo AAS 58(1966), 1025-1115, n. 51. 2) SANTA SEDE, Carta dei diritti della famiglia, presentata dalla Santa Sede a tutte le persone, istituzioni e autorità interessate alla missione della famiglia nel mondo di oggi (22 ottobre 1983), in L’Osservatore Romano, 24.11.1983 (inserto tabloid), art. 4

9 CENTRO DI BIOETICA DELL’UNIVERSITÀ CATTOLICA DEL S. CUORE, Identità e statuto dell’embrione umano, in «Medicina e Morale», Suppl. al n. 4/1989

10 GIOVANNI PAOLO II, Lett. Enc. Evangelium vitae (25 marzo 1995): AAS 87 (1995), 401-522.

11 PONTIFICIA ACADEMIA PRO VITA, L’embrione umano nella fase del preimpianto. Aspetti scientifici e considerazioni bioetiche, Libreria Editrice Vaticana, Vaticano 2006, 40

12 CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, InstructioDignitas personae de QuibusdamScientiaeBioëthicae-Quaestionibus (8.09.2008): AAS 50(2008), 858-887

13 Il documento fu firmato l’8 settembre 2008, dal Card. W. Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Benedetto XVI lo aveva approvato il 20 giugno 2008. Fu resa pubblica il 12 dicembre 2008

14 SGRECCIA E., Manuale di bioetica. Fondamenti ed etica biomedica, Vita e Pensiero, Milano 20074, 257-258

15 IBID., 258

16 FRANCESCO, Esort. Ap. Amoris Laetitia, 19 marzo 2016, in AAS 108/4(2016), 311-446

17 PARLAMENTO ITALIANO, «Legge 40 del 19 febbraio 2004, Norme in materia di procreazione medicalmente assistita», in Gazzetta Ufficiale n. 45 del 24 febbraio 2004

18 MORI M. et al., Nuovo manifesto di bioetica laica, in «Bioetica. Rivista interdisciplinare», 4(2007), 156-159

19 CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Instructio Dignitas personae cit., 23

20 IBID.

21 IBID.

22 FRANCESCO, Esort. Ap. Amoris Laetitia, cit. n. 280

23 IBID., n. 283

24 IBID., n. 284

25 PUCCETTI R. et al., Pillole che uccidono. Quello che nessuno ti dice sulla contraccezione, ESD, Bologna 2012, 155

26 IBID.

27 IBID., 158

28 IBID., 160-161; FUMAGALLI A., L’amore sessuale. Fondamenti e criteri teologico-morali, Queriniana, Brescia 2017, 387-389


Bibliografia

Fonti Magisteriali

CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Costituzione pastorale Gaudium et Spes sulla Chiesa nel mondo contemporaneo AAS 58(1966), 1025-1115

FRANCESCO, Esort. Ap. Amoris Laetitia, 19 marzo 2016, in AAS 108/4(2016), 311-446

GIOVANNI PAOLO II, Lett. Enc. Evangelium vitae (25 marzo 1995): AAS 87 (1995), 401-522

CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Dichiarazione sull’aborto procurato, in AAS 66(1974), 730-747

ID., InstructioDignitas personae de Quibusdam Scientiae Bioëthicae Quaestionibus (8.09.2008): AAS 50(2008), 858-887

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Studi
ARISTOTELE, De animalibus historiae, VII, III, in Id., Opera omnia, vol. III, Parigi 1927: 137-138

CARBONE GM, L’embrione umano. Qualcosa o qualcuno?, ESD, Bologna 2014

CENTRO DI BIOETICA DELL’UNIVERSITÀ CATTOLICA DEL SACRO CUORE, Identità e statuto dell’embrione umano, in «Medicina e Morale», Suppl. al n. 4/1989

FUMAGALLI A., L’amore sessuale. Fondamenti e criteri teologico-morali, Queriniana, Brescia 2017

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PARLAMENTO ITALIANO, «Legge 40 del 19 febbraio 2004, Norme in materia di procreazione medicalmente assistita», in Gazzetta Ufficiale n. 45 del 24 febbraio 2004

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