67 Aprile 2020
Speciale Emergenza Epidemiologica Covid-19: Riflessioni

Etica, religione e fede di fronte all’emergenza

Per spiegare il rapporto tra religione e fede potremmo utilizzare questa immagine: esse rappresentano le due facce di una medesima moneta che, a sua volta, indica il riferimento ad una Entità superiore. Si tratta dunque di due dimensioni che hanno un legame davvero importante fra loro, in quanto appartengono in modo esclusivo all’essere umano.

Claudio DANIELE foto 1 BNT 2020
Claudio DANIELE – ©Bioetica News Torino

Certamente però possiedono anche una loro specificità: anzitutto analizziamo il significato etimologico della parola “religione” che, secondo una prima interpretazione, deriva dal latino re-ligare che significa letteralmente “legare doppiamente”. A partire da questa definizione, noi potremmo considerare la religione come il legame invisibile ma potente che sussiste tra l’essere umano e la divinità. Questo legame nasce proprio nel momento in cui l’uomo primitivo inizia a seppellire i propri simili, non solo per un’esigenza igienica, ma soprattutto perché comincia a credere in una vita oltre la morte, per cui vicino al defunto depone armi, oggetti di vita quotidiana, persino del cibo. Si tratta di elementi che, nella mente e nel cuore dell’homo religiosus, avrebbero aiutato e sostenuto il morto nel suo viaggio verso l’aldilà. La dimensione della religione si colloca dunque a livello storico e sociale ed è caratterizzata da un insieme di elementi come credenze, atti di culto e devozione, norme etiche di comportamento, leggi di vita comune, dottrina, cultura, il tutto determinato anche dal fatto di ritrovarsi in una posizione geografica specifica sul globo terrestre, e nel corso della storia ha letteralmente plasmato la condizione di vita di diversi popoli; basti pensare alla straordinaria cultura dell’Antico Egitto, che ruotava esclusivamente sulla religione, tant’è vero che persino il potere era delegato al faraone, considerato come un Dio sulla terra. E così è stato per tantissimi altri popoli, che si studiano ancora oggi sui libri di storia, il cui impianto socio-culturale era fondato sulla dimensione religiosa. Possiamo dunque a ragione parlare di “religioni” al plurale.

La parola fede deriva anch’essa dal latino fides e al tempo dei Romani aveva un significato davvero importante poiché indicava la “fedeltà/lealtà alla parola data”. Da questo punto di vista la fede risulta essere legata ad una scelta personale dell’individuo, che intende abbracciare in tutto e per tutto quel determinato credo religioso. In questo senso allora la fede presuppone la religione in quanto nasce all’interno di questa e dall’altro lato la religione nasce dalla fede, che ne permette la manifestazione storica. Dunque la fede riguarda quell’adesione fiduciale dell’uomo, il quale decide in libertà di credere non solo ad un ideale di vita ma di fare esperienza dell’incontro con Dio. In questo senso la fede riguarda ciò che sta oltre la storia, pensiamo allo specifico della fede cristiana che si fonda sul credere in Gesù che è morto e Risorto. Credere nel risorto significa considerare valido per la propria vita un evento che non fa parte dell’esistenza comune e della naturalità dell’esperienza, poiché se un uomo muore non può ritornare in vita. Per questo motivo la fede è considerata un dono, una proposta che non tutti sono disposti ad accogliere, ma che continua ancora oggi a caratterizzare la vita di milioni di persone alla ricerca della verità. La storia umana ci insegna che nei momenti di maggiore tragicità o emergenza gli uomini, in un modo o nell’altro, hanno sempre e comunque fatto ricorso alla religione e di conseguenza alla fede come conforto, sostegno, aiuto, rifugio, speranza.

Certamente in questo periodo sono tante le domande di senso che l’uomo si pone e alle quali non riesce a dare risposte: Se Dio è così buono come mai non interviene a fermare il contagio? Che senso ha morire in questo modo così assurdo senza nemmeno la vicinanza dei propri cari? Forse Dio intende punire l’umanità? Se Dio è presente perché succede questa tragedia? E tante altre…il fatto curioso che vorrei sottolineare è che il dato religioso storicamente è nato proprio a partire da alcune domande di senso, che da sempre hanno contraddistinto la ricerca umana di verità e di vita. Sono domande che attraversano la storia e non hanno confini nel tempo, nello spazio e in ogni singolo individuo: oggi le nostre domande di senso nascono perché siamo di fronte ad una situazione inedita e per certi versi inspiegabile. Proprio per questo motivo, il riferimento alla religione può venire in aiuto non tanto nel dare risposte preconfezionate, ma nell’offrire l’opportunità di una ripresa seria di riflessione personale su ciò che sta accadendo, attraverso il richiamo ad alcuni elementi specifici del credo religioso che possono essere la lettura e meditazione del testo sacro, la preghiera personale, la storia e testimonianza di chi nel passato è stato identificato come uomo di fede. A questo proposito credo possano essere utili i rimandi alle figure di personaggi che hanno segnato la storia dell’umanità proprio per la loro fede, pensiamo ad esempio a San Francesco d’Assisi, al Mahatma Gandhi, a Martin Luther King, a Madre Teresa di Calcutta, alla giovane Chiara Luce Badano e a tanti altri testimoni che, con la loro vita, possono essere da esempio, soprattutto nel saper affrontare e dare un senso all’esperienza tragica del dolore e della morte.

Oggi, come non mai, siamo messi di fronte all’esperienza della sofferenza, della malattia e della morte, dobbiamo riconoscerlo: presi come eravamo dalle nostre mille corse sfrenate, ci eravamo dimenticati di imparare come si affrontano umanamente queste esperienze, senza fare tabù sulla morte, come purtroppo è successo nella nostra realtà. In una simile situazione vengono fuori tutte queste problematiche come se fossero una novità tremenda. Qui entra in gioco il ruolo della religione e della fede a fianco della umana gara di solidarietà che non si è fatta mancare. Come alleata dell’umanità che per sua natura è portata all’aiuto, al soccorso, alla condivisione, ecc. la fede, intesa come dono, diventa quella piccola luce nel buio, che aiuta l’uomo a non perdersi d’animo, a sperare di farcela, a sconfiggere il male che sta devastando il mondo intero. Però tutto questo è possibile realizzarlo non da soli ma insieme come comunità, come un’unica famiglia che ha nel cuore e nella mente l’unico obiettivo, quello di giungere alla salvezza.

La virtù della fortezza come risposta etico-religiosa al dramma del virus

È luogo comune pensare che in momenti di debolezza, di crisi, di disperazione l’essere umano sia portato a recuperare o riscoprire la fede come ancora di salvezza, perché davvero la paura che lo attraversa è così tanta, che sente il bisogno di rifugiarsi in Dio. A tale proposito mi paiono molto chiare le parole che lo stesso Papa Francesco ha pronunciato durante la preghiera e la benedizione Urbi et Orbi di venerdì 27 marzo 2020 di fronte a una piazza S. Pietro deserta, ma con 11milioni di persone in collegamento attraverso i vari sistemi di comunicazione:

“Perché avete paura? Non avete ancora fede?”. Signore ci rivolgi un appello, un appello alla fede. Che non è tanto credere che Tu esista, ma venire a Te e fidarsi di Te. In questa Quaresima risuona il tuo appello urgente: “Convertitevi”, “Ritornate a me con tutto il cuore” (Gal 2, 12). Ci chiami a cogliere questo tempo di prova come tempo di scelta. Non è il tempo del tuo giudizio, ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri.

Riscoprire la fede dunque non può essere considerata una semplice scappatoia, ma una scelta seria di responsabilità. Viviamo un momento di prova, un tempo che potremmo definire “sospeso”, una sosta forzata che, nella sua rigidità, può diventare spazio di preghiera, di meditazione seria sulla fragilità della nostra esistenza e sul senso della vita e della morte, alla luce della fede.

La religione fa parte dell’essenza stessa dell’umanità, per questo motivo accompagna la storia dell’uomo in tutte le epoche. Questo dato ci conferma il fatto che la religione è compagna delle vicende umane, non può essere diversamente. Nell’ottica poi del cristianesimo la stessa Chiesa viene definita “esperta in umanità” (cfr. San Paolo VI, Populorm progressio), per cui questo sta a significare il grande valore umano che la religione è chiamata anzitutto a tutelare e preservare. Non è dunque corretto dire la religione si adegua alle imposizioni, ma che la religione accoglie le imposizioni perché le riconosce e le condivide in quanto necessarie per la salvezza dell’umanità.

Il tema della salvezza è infatti uno degli elementi qualificanti ogni religione e proprio la questione dell’emergenza del COVID 19 ci può davvero aiutare a comprendere meglio cosa significhi questo. Guardando alla traduzione latina del termine virus scopriamo che significa “veleno” e stiamo proprio constatando tutti che la realtà è proprio così, e l’obiettivo di tutti, a partire dai governanti, dai medici, dai volontari ecc. è quello di far sì che questo male venga contenuto e che si possano salvare più persone possibili. La salvezza non è solo un termine religioso perché nel suo significato originale da salus vuol proprio dire “salute” ecco che allora l’obiettivo comune dell’umanità e della religione è quello di far sì che il male venga sconfitto e così tutti possano essere salvati, ovvero trionfino la vita e la salute: religione e umanità sono dunque alleate in questa battaglia. In questo senso positivo, la religione si dimostra di essere “moderna” ossia attenta alle esigenze attuali che l’uomo si trova ad affrontare, soprattutto quando queste esigenze sono inedite e inaspettate. Inoltre la religione non potrà mai cambiare la sua essenza profonda, che in ogni credo va a coincidere con la piena realizzazione dell’essere umano, detto in parole più semplici: l’obiettivo di ogni religione è proprio quello di condurre gli uomini ad una vita piena e felice, ecco perché è fondamentale il combattimento contro il male, in qualunque modo esso si manifesti.

Il Popolo Italiano è un grande popolo, proprio nei momenti di criticità storicamente e attualmente è capace di mostrare il suo volto migliore. Non è retorica la mia, ma un’attenta lettura della realtà. I diversi esponenti dei vari credi che abitano il nostro paese e lo conoscono, hanno dato in prima battuta la loro vicinanza alla nostra Nazione, non solo a parole ma anche con gesti concreti di generosità e umanità. La pietas, caratteristica tipica delle religioni nel senso dell’insieme dei doveri che ogni uomo deve avere nei confronti degli altri uomini e di conseguenza di Dio, che continuamente emerge nei confronti di chi è nel bisogno e in difficoltà, testimonia il fatto che si tratta di una influenza positiva quella che ogni credo religioso sta portando avanti, in stretta sinergia con tutti coloro che sono in prima linea nella lotta contro il virus. La fede dimostra dunque di portare quel senso in più che, chi crede, può offrire come solidarietà fattiva, nel senso anche del vivere la carità come amore e donazione disinteressata di se stessi per il Bene e la vita dell’umanità. Fatto sta che l’uomo, di fronte all’emergenza, è davvero messo a nudo in tutta la sua debolezza e vulnerabilità, ma nello stesso tempo è chiamato a tirare fuori la fortezza: questa virtù è una risposta a situazioni di paura, ansia, angoscia. Il forte vince la paura con l’amore al bene. Inoltre per la Bibbia il forte è colui che è consapevole di essere debole (cfr. Lc 12, 32; 2 Cor 4, 7).

La fortezza è una virtù molto importante, affinché l’uomo non sia turbato nelle avversità e consente di guardare all’aiuto di Dio con speranza. La virtù della fortezza ridisegna il progetto della propria esistenza: nel superare la paura dell’altro, nel vivere quotidianamente il coraggio dell’amore. Ecco il dono che va esercitato nella quotidianità, nella dimensione del vivere per l’altro non per azzerarlo; la vita fiorisce dove si corre il rischio dell’amore. Il forte è colui che sa alimentare l’ascolto, privilegiare l’attenzione all’altro, anche quando questo non corrisponde alle proprie attese o desideri. Vivere la fortezza come responsabilità e come capacità di lasciarsi amare dagli altri, vincendo le proprie resistenze e riconoscendo nell’altro non un rivale, ma un fratello. Questo sarà il compito della religione anche nel momento in cui sarà finita l’emergenza e si dovranno riprendere in considerazione le relazioni umane in tutta la loro complessità. Senza la fortezza nessuno potrebbe compiere il bene fino in fondo e la società rischierebbe di diventare un insieme di scontenti e di frustrati.