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125 Settembre - Ottobre 2026
Bioetica News Torino

Il Film. “Bunker”, di Zeller F.

Con Bunker, Florian Zeller costruisce un thriller psicologico che parte dalla paura dell’apocalisse per raccontare, in realtà, qualcosa di molto più intimo: la progressiva incapacità dell’essere umano di affidarsi agli altri. Presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, il film mette al centro Miguel e Sofia, una coppia interpretata da Javier Bardem e Penélope Cruz, marito e moglie anche nella vita reale. Da diciassette anni insieme, i due sembrano avere tutto ciò che serve per definirsi una coppia compiuta: una posizione sociale privilegiata, una casa elegante, una famiglia solida e una quotidianità apparentemente stabile. Ma sotto questa superficie ordinata esiste già una distanza che nessuno dei due sembra disposto ad affrontare davvero.

Miguel, architetto di successo, riceve l’incarico di progettare un bunker di lusso per un miliardario della tecnologia, un rifugio destinato a garantire la sopravvivenza nel caso di un collasso globale. Sofia considera invece quel progetto il simbolo di un’idea di società che non condivide: mentre pochi possono permettersi di acquistare protezione, tutti gli altri vengono lasciati esposti alle conseguenze delle crisi. È qui che Zeller trova la sua metafora più efficace. Il bunker è una forma mentale, la risposta individuale a un mondo percepito come sempre più minaccioso. E mentre Miguel cerca di costruire un luogo capace di resistere alla fine del mondo, il suo matrimonio comincia lentamente a sgretolarsi.

La presenza di un vicino, che apre abusivamente una finestra verso la loro proprietà, introduce un ulteriore elemento simbolico. Quella finestra rappresenta per Miguel un’intrusione, una violazione della privacy; per Sofia, invece, diventa quasi la possibilità di tornare a vedere oltre le mura della loro vita. Zeller costruisce così un sistema di immagini nel quale case, vetri, finestre e bunker riflettono continuamente lo stato emotivo dei protagonisti.

Quando il rifugio diventa una prigione

La forza di Bunker sta soprattutto nella capacità di far coincidere il conflitto esterno con quello sentimentale. Miguel teme il caos del mondo e reagisce cercando controllo e sicurezza; Sofia, al contrario, percepisce proprio quell’ossessione per la protezione come una forma di isolamento. Bardem e Cruz rendono credibile una relazione consumata non da un singolo grande trauma, ma da una serie di piccole distanze accumulate nel tempo. I loro silenzi, gli sguardi e le tensioni quotidiane raccontano spesso più dei dialoghi, restituendo l’immagine di due persone che continuano a vivere insieme senza essere più realmente capaci di incontrarsi.

Stephen Graham, Paul Dano e Patrick Schwarzenegger contribuiscono a delineare le diverse dimensioni sociali del racconto, tra privilegio economico e precarietà. Zeller, però, non sempre riesce a mantenere perfettamente in equilibrio le diverse anime del film. Il dramma coniugale, la satira sociale e il thriller procedono talvolta su binari separati, mentre alcune metafore vengono spiegate con maggiore insistenza di quanto sarebbe necessario. Le idee sono spesso più sottili della loro esposizione.

È il finale, però, a ricomporre il significato dell’intera vicenda. Quando il pericolo diventa concreto, Miguel scopre che la persona capace di salvarli è proprio quel vicino che aveva considerato una minaccia. La finestra, da simbolo dell’intrusione, diventa improvvisamente un’apertura verso l’esterno e verso gli altri. È una conclusione semplice ma eloquente: nessun sistema di sicurezza può renderci completamente autosufficienti.

Il vero bunker, suggerisce Zeller, è quello che erigiamo intorno a noi quando la paura ci convince che per essere al sicuro dobbiamo smettere di avere bisogno degli altri. E forse è proprio questa la contraddizione più amara del film: mentre cerchiamo di proteggerci dal mondo, rischiamo di escludere anche le persone che potrebbero salvarci.

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