Il Centro Cattolico di Bioetica dell'Arcidiocesi di Torino, inaugura le attività formative dell'anno accademico 2026/2027 con una giornata di studi incentrata sull'argomento "Promuovere la vita in una soceità plurale. Una riflessione bioetica". All'evento, aperto a professionisti sanitari, giornalisti, insegnati e cultori della materia bioetica, hanno partecipato il professor Giuseppe Zeppegno, professore di bioetica e presidente del Centro Cattolico di Bioetica dell'arcidiocesi di Torino, Alberto Riccadonna, direttore del settimanale "La voce e il tempo", monsignor Renzo Pegoraro, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, il sociologo Roberto Scalon e la professoressa C. Bertolino, docente di Diritto pubblico e costituzionale presso l'UniTo, la professoressa Carla Corbella, docente di teologia presso la Facoltà teologica dell'Italia Settentrionale - Sezionne Parallela di Torino.
Il Centro Cattolico di Bioetica dell’Arcidiocesi di Torino, inaugura le attività formative dell’anno accademico 2026/2027 con una giornata di studi incentrata sull’argomento “Promuovere la vita in una soceità plurale. Una riflessione bioetica”. All’evento, aperto a professionisti sanitari, giornalisti, insegnati e cultori della materia bioetica, hanno partecipato il professor Giuseppe Zeppegno, professore di bioetica e presidente del Centro Cattolico di Bioetica dell’arcidiocesi di Torino, Alberto Riccadonna, direttore del settimanale “La voce e il tempo”, monsignor Renzo Pegoraro, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, il sociologo Roberto Scalon e la professoressa C. Bertolino, docente di Diritto pubblico e costituzionale presso l’UniTo, la professoressa Carla Corbella, docente di teologia presso la Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale – Sezionne Parallela di Torino.
All’interno di questo numero di Bioetica News Torino è possibile trovare anche la video intervista tenuta a mons. Renzo Pegoraro.
Di seguito il testo preparato dal professor Giuseppe Zeppegno per l’apertura del convegno a altri contributi di alcuni dei relatori presenti.
Aprire un convegno dedicato a “Promuovere la vita nella società plurale. Una riflessione bioetica” significa anzitutto riconoscere che il tema della vita non può essere affrontato come una questione settoriale o riservata agli specialisti. Esso attraversa la nascita, la cura, la malattia, la fragilità, la disabilità, l’invecchiamento e la terminalità; interpella le coscienze personali, le istituzioni, le professioni sanitarie, il diritto, la cultura e la comunità ecclesiale. In una società segnata da visioni differenti del bene, da sensibilità morali plurali e da rapide trasformazioni scientifiche e tecnologiche, parlare di promozione della vita richiede un esercizio di discernimento rigoroso, capace di tenere insieme conoscenza, responsabilità e dialogo.
Il Centro Cattolico di Bioetica propone questo appuntamento, accreditato ECM per tutte le professioni sanitarie, come spazio di confronto qualificato su una domanda decisiva: come custodire e promuovere la vita quando le possibilità tecniche aumentano, le relazioni sociali si modificano, i linguaggi dei diritti si moltiplicano e le decisioni concrete diventano sempre più complesse? La bioetica, in questo scenario, non è chiamata a offrire risposte semplicistiche, ma a educare lo sguardo: aiutare a leggere le situazioni, riconoscere la dignità di ogni persona, valutare le conseguenze delle scelte e ricercare criteri condivisibili nello spazio pubblico.
La riflessione che oggi si apre nasce dunque dalla consapevolezza che la vita umana non è un dato puramente biologico, né un valore astratto da proclamare in modo generico. È una realtà concreta, sempre situata dentro legami, istituzioni, vulnerabilità e responsabilità reciproche. Promuoverla significa interrogarsi sul modo in cui la libertà personale si intreccia con la cura dell’altro, su come l’autonomia possa essere compresa senza separarla dalla relazione, su come il progresso medico possa rimanere al servizio dell’umano e su come una società democratica possa accogliere il pluralismo senza rinunciare alla tutela dei più fragili. È entro questo orizzonte che il convegno intende avviare un dialogo articolato tra prospettive diverse ma convergenti nella ricerca del bene della persona.
Il programma della giornata è costruito proprio per affrontare il tema da più competenze: giornalismo, sociologia, diritto, teologia, bioetica.
Alberto Riccadonna, giornalista e direttore del settimanale diocesano torinese La Voce e il Tempo, introdurrà il confronto sul diritto alla vita nell’era digitale, mostrando come media, comunicazione e tecnologie incidano sulla percezione pubblica dell’umano e sulla formazione dell’opinione. Roberto Francesco Scalon, sociologo e professore presso il Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università degli Studi di Torino, approfondirà il tema delle identità e delle relazioni nella società liquida, aiutando a comprendere le trasformazioni culturali, il relativismo etico e le nuove modalità con cui le persone costruiscono legami e appartenenze. Cristina Bertolino, giurista e professoressa nello stesso Dipartimento, offrirà una lettura del rapporto tra tutela dell’esistenza, Stato costituzionale pluralista e tecniche di bilanciamento, mettendo in evidenza il contributo del diritto nel comporre libertà, responsabilità e protezione dei soggetti vulnerabili. S.E.R. Mons. Renzo Pegoraro, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, allargherà lo sguardo ai dilemmi bioetici della società contemporanea, collocando le sfide attuali dentro un orizzonte etico, ecclesiale e globale. Infine, Carla Corbella, professoressa di Teologia Morale presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale – Sezione di Torino, raccoglierà le principali sollecitazioni emerse, valorizzandone il nucleo morale e antropologico e indicando piste di responsabilità personale e comunitaria.
La successione degli interventi non risponde quindi a una semplice logica informativa, ma disegna un itinerario interdisciplinare. Il giornalismo aiuta a leggere il dibattito pubblico e le narrazioni che orientano la coscienza collettiva; la sociologia illumina i mutamenti delle relazioni e delle identità; il diritto offre strumenti per tradurre i valori in garanzie e procedure; la bioetica mette a tema i dilemmi che nascono dall’incontro tra tecnica, cura e coscienza; la teologia morale richiama la profondità antropologica della domanda sul bene. La moderazione del professor Enrico Larghero, responsabile del nostro Corso di Perfezionamento in Bioetica della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, favorirà il dialogo tra questi linguaggi, perché nessuna competenza, da sola, può esaurire la complessità del tema.
L’intento con cui abbiamo organizzato questo convegno non è quello di limitarci a registrare differenze di posizione, né di ricondurre la pluralità delle visioni a una sintesi artificiale o puramente formale. Il pluralismo, infatti, diventa fecondo solo quando non si trasforma in indifferenza reciproca o in semplice giustapposizione di opinioni, ma accetta di misurarsi con alcune domande essenziali: che cosa rende una società davvero umana? Quali condizioni permettono a ogni vita di essere riconosciuta, accompagnata e promossa? Quali responsabilità condivise siamo disposti ad assumere perché la libertà di ciascuno non si separi dalla cura di tutti?
Desideriamo perciò contribuire a individuare alcuni elementi minimi, ma non per questo deboli, sui quali poter costruire una convivenza più attenta al bene comune: il riconoscimento della dignità inviolabile di ogni persona, la protezione di chi vive condizioni di maggiore fragilità, la responsabilità verso le generazioni future, il primato della relazione sulla chiusura individualistica, la ricerca della verità attraverso il dialogo e la disponibilità a tradurre i valori in scelte concrete di cura, giustizia e solidarietà. Sono elementi minimi perché possono essere condivisi anche a partire da appartenenze culturali e convinzioni morali differenti; ma sono al tempo stesso decisivi, perché senza di essi la società rischia di perdere il senso della propria coesione e di ridurre il bene comune alla somma di interessi particolari.
In questa prospettiva risuona con particolare forza il richiamo della prima enciclica di Papa Leone XIV Magnifica humanitas: «Ricostruire oggi significa riconoscere che, nella pluralità di voci e di visioni che talvolta ricorda la dispersione delle lingue, esiste comunque una possibilità luminosa: quella di edificare insieme, trasformando la diversità in una risorsa e facendo dell’ascolto e del dialogo il terreno comune su cui far crescere giustizia e fraternità. E, dentro questa opera condivisa, i cristiani trovano la loro forma propria di costruire: orientare l’agire a Dio, perché alla sua luce il pluralismo non si disperda nel disordine, ma, nella pratica della sinodalità, diventi lo spazio in cui l’umanità ritrova le sue solide fondamenta e il suo fine ultimo» (MH 10).
Promuovere la vita, nella società plurale, significa allora imparare a sostare nelle domande difficili senza rinunciare alla verità dell’umano; significa cercare parole condivisibili senza impoverire le convinzioni profonde; significa costruire ponti tra saperi, istituzioni e comunità, perché la cura della vita diventi criterio di civiltà e impegno concreto per tutti.
Grazie per la vostra preziosa partecipazione. L’augurio è che questo convegno possa offrire a ciascuno nuovi stimoli e rinnovato impegno per promuovere, in ogni ambito della vita sociale, la dignità di ogni persona.



























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