L'inquinamento da farmaci è un tema ancora poco conosciuto, ma di stretta attualità.
I principi attivi dispersi nelle acque e nei suoli resistono ai processi di depurazione,
contaminano gli ecosistemi e favoriscono l’insorgere dell’antibiotico-resistenza,
tra le più gravi emergenze sanitarie del nostro tempo.
Serve una responsabilità condivisa tra istituzioni,industria e cittadini,
per un uso più consapevole dei medicinali e un corretto smaltimento dei residui.
Secondo l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ogni anno vengono erogate in Italia quasi due miliardi di confezioni di farmaci, circa 1.900 dosi di medicinali ogni mille abitanti, con una spesa farmaceutica che si avvicina ai 40 miliardi di euro1. A queste cifre è necessario aggiungere il consumo di prodotti per la cura della persona ed i medicinali ad uso veterinario.
Come segnalato da numerose ricerche l’effetto del farmaco non si esaurisce sul paziente che lo assume, ma va ben oltre. I farmaci contribuiscono a contaminare l’ambiente attraverso l’escrezione umana e animale; secondo quanto riportato dall’AIFA un principio attivo può essere rilasciato nell’ambiente con una percentuale variabile tra il 30% ed il 90% e rimanere attivo per molto tempo dopo l’espulsione. Può anche verificarsi il fenomeno definito “pseudo persistenza”: ogni giorno introduciamo ed espelliamo una notevole quantità di queste sostanze, tanto che la loro presenza nell’ambiente rimane costante. Esse confluiscono negli impianti fognari, i quali non sempre riescono a filtrare o neutralizzare i residui, che finiscono per accumularsi in miscele tossiche nei fiumi, nei laghi e nei mari.
Il non corretto smaltimento di farmaci scaduti o inutilizzati può essere causa di inquinamento se gettati nel lavandino, nel wc o nella spazzatura anziché negli appositi contenitori predisposti in quasi tutte le farmacie. Allo stesso modo i rifiuti ospedalieri devono seguire le procedure previste dalla legge in materia di gestione e smaltimento, in Italia è disciplinata dal Decreto Legislativo n. 152 del 2006, noto anche come Testo Unico Ambientale e dal Decreto del Presidente della Repubblica n. 254 del 2003, intitolato “Regolamento recante disciplina della gestione dei rifiuti sanitari”.
Per quanto riguarda la zootecnia, le deiezioni animali usate come fertilizzante possono trasferire nel terreno e quindi nelle falde acquifere elevate quantità di residui farmacologici. Infine, i prodotti per la cosmesi, pur non essendo considerati farmaci sono in grado di rilasciare nell’ambiente sostanze antibatteriche e antimicotiche.
Qual è l’impatto di questi medicinali sulla natura? Quali conseguenze sta portando il rilascio dei principi attivi negli ecosistemi?
I farmaci possono contaminare gli ecosistemi in modo significativo provocando mutazioni genetiche come dimostrato da una ricerca condotta su un lago nel nord-ovest dell’Ontario, in Canada. Alcuni pesci maschi venuti a contatto con farmaci antinfiammatori non steroidei o estrogeni sintetici (etinilestradiolo, presenti nei contraccettivi) hanno subito un processo di femminilizzazione diminuendo di conseguenza la loro capacità riproduttiva.
Ricercatori e scienziati dell’Università Ca’ Foscari di Venezia hanno utilizzato le piume, come metodo di raccolta di campioni, per misurare la quantità di principi attivi farmaceutici. Il beccapesci e il gabbiano corallino sono stati gli uccelli ittiofagi scelti per le analisi in quanto per la caccia rimangono nella zona dalla loro colonia. Gli studi e i campionamenti si sono svolti nella Laguna di Venezia ed hanno confermato che antidepressivi e antinfiammatori non steroidei sono tra i farmaci più frequentemente rilevati nelle acque superficiali marine, in laguna e lungo le aree costiere. La presenza di questi principi sulle piume raccolte potrebbe dimostrare che la prima fonte di intossicazione per questi uccelli è rappresentata dalla loro catena alimentare.
Altro elemento di criticità è dato dall’uso di antibiotici in medicina, veterinaria e agricoltura; questi vengono espulsi e non sempre completamente rimossi dai depuratori. Questi impianti diventano il luogo perfetto per lo sviluppo della resistenza agli antibiotici: alcuni batteri particolarmente resistenti a contatto con i metaboliti attuano una mutazione genetica che consente loro di sopravvivere e proliferare2. L’antibiotico-resistenza sta diventando una delle principali minacce per la salute dell’uomo. L’AIFA stima che circa 35mila persone sono morte in Europa a causa della resistenza antimicrobica.
Come intervenire? L’Unione Europea dal 2006 sta cercando di ridurre attraverso apposite disposizioni normative, l’impatto inquinante dei farmaci, richiedendo alle case farmaceutiche, attraverso l’Agenzia Europea del Farmaco (EMA), valutazioni specifiche del rischio ambientale che tengano conto della persistenza del farmaco nell’ambiente, della sua tendenza al bioaccumulo nei tessuti e della sua tossicità, in particolare per le specie acquatiche che, come abbiamo visto, sono particolarmente vulnerabili.
Come pazienti dobbiamo attuare comportamenti più virtuosi assumendo i farmaci solo se necessario, nelle dosi consigliate dal medico, privilegiando ove possibile l’adozione di modalità terapeutiche alternative: una vita più sana, attività fisica, diete equilibrate. Ricordiamoci anche di smaltire il farmaco scaduto in modo corretto utilizzando gli appositi contenitori che si trovano presso le farmacie. Come si dice in latino, Repetita iuvant.
1. Cfr., https://www.aifa.gov.it/-/aifa-pubblica-il-rapporto-osmed-2023-l-uso-dei-farmaci-in-italia-
2. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC7418837/
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