La Costituzione italiana è composta da 139 articoli. Tra questi uno dei più citati è l’Articolo 32, nel quale si richiama la salute come diritto fondamentale ed in virtù di ciò, si garantiscono cure gratuite agli indigenti. Mantenere fede a tali pronunciamenti costituisce una priorità per ogni governo al di là dei colori politici. Tuttavia, nel 2024 la spesa sanitaria in Italia è stata stimata in circa 185 miliardi di euro con un progressivo incremento della componente privata (41 miliardi, cioè il 22,3%). La sostenibilità del SSN rappresenta pertanto una delle sfide del futuro a cui non possiamo sottrarci. E’ richiesto però l’impegno di tutti, dalla Istituzioni ai cittadini attraverso una strada nella quale ai diritti si dovranno controbilanciare i doveri, alle libertà le responsabilità, quali presupposti essenziali per la costruzione democratica del bene comune.
Enrico Larghero
L’annuale workshop internazionale della Pontificia Accademia per la Vita (PAV) si è svolto nei giorni 16 e 17 febbraio scorsi presso l’Istituto Agostinianum in Roma. Il tema trattato, “Assistenza sanitaria per tutti, sostenibilità ed equità”, si inserisce nel pregevole intento maturato da tempo dall’Accademia di non concentrare l’attenzione alle questioni biomediche occidentali ma ad aprire gli orizzonti della bioetica a tutto il fenomeno vita e a tutte le latitudini. La recente pandemia COVID-19, che tante morti ha provocato, ha dimostrato che questo orientamento è più che mai urgente perché viviamo in un mondo interconnesso e ciò che capita a milioni di chilometri di distanza può avere ripercussioni su tutto il globo. C’è però un rilievo ancor più importante che guida questa linea progettuale. Come ha più volte ricordato Papa Francesco, l’Occidente opulento non può continuare a vincolare l’umanità intera alle sue politiche neoliberiste che producono un modello di società in cui predomina il profitto concentrato nelle mani di una minoranza che detiene il potere e che si impone come criterio ultimo dell’agire, producendo disuguaglianze, precarietà e profonde tensioni sociali.
Papa Leone XIV nell’udienza concessa all’inizio del workshop ai membri dell’Accademia, rifacendosi al Predecessore, ha affermato che «ci può essere di aiuto la nozione di One health, come base per un approccio globale, multidisciplinare e integrato alle questioni sanitarie». Dopo l’udienza, mons. Pegoraro, presidente della PAV, ha dato inizio ai lavori che si sono sviluppati in quattro sessioni. I relatori intervenuti hanno osservato che le scarse risorse destinate alla sanità provocano, specialmente in Africa, un alto tasso di mortalità infantile. In quei territori è altresì deficitaria la distribuzione dei farmaci essenziali e le generali condizioni dell’esistenza. Si pensi, ad esempio, che un elemento indispensabile come l’acqua potabile non è ancora usufruibile da due miliardi di individui e gli antidolorifici non sono messi a disposizione di 61 milioni di persone ogni anno, costringendole a vivere tra dolori insopportabili. Sono situazioni che creano anche sacche di disperata violenza di chi ogni giorno è alla ricerca dei mezzi minimi per sopravvivere.
L’attenzione si è poi concentrata sui principi etici fondamentali che devono essere posti alla base di una medicina tanto sostenibile quanto equa. È stata importante al riguardo la distinzione tra diritto alla salute e diritto alla cura. La prima dicitura, infatti, non è priva di ambiguità. In Francia, ad esempio, l’aborto è stato inserito tra i diritti fondamentali della Costituzione come prestazione collocata nell’ambito della cosiddetta “salute” riproduttiva. La cura, invece, indica la presa in carico di quanti hanno la vita minacciata dalla patologia. È fuor di dubbio, che un’assistenza sanitaria adeguata in caso di malattia debba essere una priorità, tanto più nel nostro tempo caratterizzato dall’invecchiamento demografico, dalla crescita delle malattie croniche e dai conflitti armati che provocano costantemente morti e feriti.
Si è ricordato che le risorse sono limitate, ma è risultato ancor più evidente che sono gestite nel mondo con modalità molto diverse. In alcuni Paesi la cura è completamente garantita dal contributo statale ed è a servizio del pieno sostegno olistico dei sofferenti. In Africa le strutture sanitarie confessionali e le ONG suppliscono spesso all’incapacità degli Stati di provvedere alla salute degli abitanti. Complessa è la situazione di paesi come la Cina dove i centri ospedalieri sono presenti solo nelle grandi città e chi vive in zone rurali ha scarsissima assistenza. Altrettanto diversificata è la questione del finanziamento sanitario. Ci sono nazioni che offrono un accesso universale alla cura, altre esigono assicurazioni obbligatorie, altre propongono accanto al finanziamento pubblico, la partecipazione dei cittadini e le prestazioni private. Si è anche notato che solo percentuali minime del budget sanitario sono generalmente destinate alla prevenzione. La maggior parte dei Paesi vi devolve meno del 2% della spesa sanitaria. La prevenzione invece ha il grande pregio di intercettare i problemi prima che si manifestino o diventino gravi e riduce notevolmente i costi.
Il panorama presentato dall’assemblea ha ancora una volta dimostrato le gravi disuguaglianze presenti nel mondo. È pertanto forte l’auspicio che venga sempre più incentivata una responsabilità comune e – come ha dichiarato al termine dell’assise Mons. Pegoraro – è necessario «mantenere vivo il dibattito e sottolineare l’aspetto etico e sociale, non soffermandoci solo sulla dimensione legale».
A conclusione di quest’articolo pongo una amara e personale considerazione. Al workshop erano presenti più di 200 bioeticisti ed esperti in varie discipline attinenti, provenienti da tutti i continenti, ma la gran maggioranza aveva i capelli grigi. È forte la mia speranza che anche le giovani generazioni prendano a cuore questa disciplina che – come ebbe modo di scrivere nell’enciclica Caritas in veritate Papa Benedetto XVI – è «campo primario e cruciale della lotta culturale tra l’assolutismo della tecnica e la responsabilità morale dell’uomo in cui si gioca radicalmente la possibilità stessa di uno sviluppo integrale».
Giuseppe Zeppegno
© Bioetica News Torino, Maggio 2026 - Riproduzione Vietata





