Nuovo lavoro per il filosofo Luciano Floridi, attento interprete della cangiante realtà strutturata attorno al rapporto tra umano e mondo della tecnologia. Nell’epoca della quarta rivoluzione, ai tempi dell’infosfera, dove i confini tra umano e digitale diventano sempre più labili, riflettere su quanto sta accadendo diventa sempre più importante ed urgente. La necessità di un pensiero critico, la creazione di una regolamentazione giuridica e, ancor prima, di natura etica e filosofica, diventano il faro necessario per guidare un’umanità che corre sempre più velocemente ma che non considera a priori la dimensione teleologica del suo agire.
In questa nuova opera, un must read per tutto coloro che hanno a che fare con l’Intelligenza Artificiale (in pratica, tutti il mondo contemporaneo), il filosofo romano continua a ribadire come vi sia una netta differenza tra l’intelligenza umana e quella che viene definita “intelligenza artificiale”. Quest’ultima è “semplicemente” una forma di agency differente rispetto a quella umana, una “esecutrice”, per quanto veloce ed efficiente. Essa non pensa, non capisce, non è, appunto, intelligente: agisce e basta.
Comprendere questo è di fondamentale importanza per poter affrontare le numerose sfide etiche, tecnologiche e giuridiche che il nuovo scenario sta portando dinanzi agli occhi di tutti e che sta trasformando il nostro presente e il futuro prossimo che andiamo via via progettando.
Impregnato da un realismo critico e una critica severa e puntuale, Floridi accompagna i lettori in un lungo ma al contempo avvincente viaggio tra quelli che sono gli elementi costitutivi di questa nuova tecnologia, mettendo in guardia da possibili visioni allarmistiche e/o ottimiste circa la possibile evoluzione di questa tecnologia. Ci fa capire come, a monte, il problema è anche di natura terminologica, in quanto l’uso del termine intelligenza è figlio di quel filone medico e psicologico che è quello delle neuroscienze, dove l’intelligenza umana e la riproduzione della stessa in ambito informatico spesso si sovrappongono in maniera non sempre troppo felice.
Detto in parole povere, come possiamo emulare l’intelligenza umana, se ancora non abbiamo capito bene come funziona?
Bisogna ascoltare attentamente quanto proposto da Floridi in questo libro. L’utilizzo critico dell’intelligenza “umana” deve diventare ciò che ci distingue da tutte queste forme di potentissime agency, in modo da poterne trarre reale beneficio per tutta l’umanità visto le potenzialità che effettivamente esistono nei vari campi in cui l’IA viene applicata.

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