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118 Dicembre 2025
Bioetica News Torino Natale 2025

Le cellule HeLa Tra ricerca biomedica e dignità della persona

In breve

La vicenda di Henrietta Lacks è legata all’origine delle cellule HeLa, la prima linea cellulare “immortale”, divenuta uno strumento fondamentale per la medicina e la ricerca biomedica. A fronte di benefici scientifici straordinari, emerge un caso emblematico di prelievo senza consenso, anonimato forzato, sfruttamento e disuguaglianze razziali. La storia mette in luce le profonde implicazioni bioetiche legate all’uso del materiale biologico umano, alla commercializzazione e alla tutela della privacy genetica. Il riconoscimento postumo da parte dell’OMS restituisce centralità alla figura di Henrietta Lacks e richiama la necessità di fondare il progresso scientifico sul rispetto della dignità della persona e sull’equità.

Il 4 ottobre 1951, al Johns Hopkins Hospital di Baltimora, moriva una giovane donna afroamericana, colpita da una forma di tumore particolarmente aggressiva alla cervice uterina. Aveva 31 anni, lavorava nei campi di tabacco della Virginia, era sposata ed era madre di 5 bambini.

Si chiamava Henrietta Lacks e la sua tragedia, insieme a quella della sua famiglia, avrebbe potuto rimanere sconosciuta per sempre. Una storia che sembrava destinata a perdersi nell’anonimato dei reparti ospedalieri si è invece trasformata in uno dei casi più emblematici e controversi della storia della medicina moderna.

Durante i mesi in cui i medici cercarono inutilmente di curarla alcune delle cellule tumorali uterine vennero prelevate per essere sottoposte a biopsia; contestualmente vennero prelevate altre cellule uterine, tumorali e non tumorali, per un progetto di ricerca in corso e messe in coltura. Nel 1951 il consenso informato non esisteva per cui nessuno si preoccupò di richiedere ad Henrietta il consenso per effettuare il prelievo.

Le cellule di Henrietta furono mandate al laboratorio di biologia dell’ospedale e gli scienziati e i ricercatori si resero subito conto di quanto quelle cellule tumorali, al contrario di quelle sane, fossero estremamente resistenti e capaci di riprodursi velocemente e incessantemente in coltura. Queste caratteristiche furono sicuramente la causa della morte in poco tempo della donatrice, ma come affermò il dottor George Otto Gey, rappresentarono la prima linea cellulare “immortale”.

Il dottor Gey lavorava da tempo alla coltura delle cellule, ma con scarso successo; le cellule messe in coltura non riuscivano a riprodursi e morivano poco tempo dopo. Con le cellule prelevate da Henrietta Lacks le cose andarono diversamente tanto che il dottor Gey diede, appena possibile, la straordinaria notizia a tutto mondo scientifico. Le cellule immortali vennero chiamate HeLa, dalle iniziali della donatrice, la cui identità rimase segreta per molto tempo. Nei testi di biologia si avanzarono diverse ipotesi sull’origine del nome: alcuni lo attribuirono a una presunta Helen Lane, altri a una Helen Larson.

Le cellule HeLa cominciarono a girare il mondo e vennero utilizzate per migliaia di esperimenti: il vaccino antipolio, la chemioterapia, gli studi sul papilloma virus, la mappatura genetica, alcuni test per farmaci antitumorali e molti altri ancora. 

Un dono inestimabile per la scienza fatto inconsapevolmente e involontariamente. Non c’è laboratorio che non conservi nel refrigeratore delle provette ghiacciate con le cellule HeLa.  Oggi non siamo in grado di sapere quante sono le cellule di Henrietta sparse per il mondo, qualcuno ipotizza milioni di miliardi, ma la cifra è indicativa, perché nel frattempo continuano a moltiplicarsi.

Come spesso accade, il dottor Gey non ne ricavò alcun guadagno personale, diffondendo gratuitamente la linea cellulare HeLa tra i ricercatori di tutto il mondo per scopi scientifici. Diversamente, numerose aziende biotecnologiche hanno accumulato profitti ingenti grazie al suo impiego. La famiglia Lacks non ottenne alcun beneficio; al contrario, fu a lungo tenuta all’oscuro di tutto e solo negli anni Settanta la comunità scientifica si interessò a essa, con l’obiettivo di ricostruirne la storia genetica e chiarire l’origine di queste straordinarie cellule.

Dal punto di vista bioetico, l’utilizzo delle cellule HeLa solleva questioni rilevanti. Il prelievo, come accennato, avvenne senza consenso informato, violando l’autonomia e la dignità della persona. Emergono inoltre dinamiche di sfruttamento di soggetti fragili e vulnerabili. La diffusione e la commercializzazione del materiale biologico e dei dati genetici hanno compromesso la privacy non solo del soggetto, ma anche dei suoi discendenti. Le cellule HeLa hanno contribuito in modo decisivo al progresso scientifico; resta tuttavia aperta la questione se i benefici collettivi possano compensare l’ingiustizia originaria. Queste riflessioni devono essere tenute presenti anche oggi, in un contesto biomedico sempre più avanzato, affinché il progresso scientifico non prescinda dal rispetto della dignità della persona.

La storia di Henrietta Lacks, della sua malattia e del suo prezioso contributo alle scienze biomediche è rimasta sconosciuta alla maggior parte delle persone fino a poco tempo fa. Solo nel 2010, con la pubblicazione del libro “La vita immortale di Henrietta Lacks” scritto dalla giornalista scientifica Rebecca Skloot, edito in Italia da Adelphi, la vicenda è diventata nota al grande pubblico. A sessant’anni dalla sua morte, il riconoscimento da parte della comunità scientifica è cresciuto notevolmente. Il 13 ottobre 2021 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha conferito a Henrietta Lacks un’onorificenza, proclamandola “Madre della medicina moderna” sottolineando tra le motivazioni la necessità di confrontarsi con le ingiustizie scientifiche del passato e di favorire una maggiore equità razziale nell’ambito della salute e della ricerca scientifica.

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