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118 Dicembre 2025
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L’essere altrove. L’esperienza umana nell’epoca dell’IA Seconda giornata di studi del Corso Specialistico di Bioetica Avanzata

Il secondo incontro del Corso specialistico di Bioetica Avanzata, giunto alla sua XV edizione, ha affrontato l’avvincente e stimolante tema del ruolo dell’esperienza umana ai tempi dell’Intelligenza artificiale. Relatori della giornata sono stati il filosofo Adriano Pessina, il teologo Ferruccio Ceargioli, moderati dal professor Giuseppe Zeppegno, docente di Bioetica presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale – Sezione Parallela di Torino.Il dibattito contemporaneo sull’Intelligenza Artificiale ha superato la soglia della mera analisi tecnica per investire la dimensione ontologica dell’umano. Come sottolineato in apertura dal moderatore l’IA non è più un semplice strumento, ma un “ambiente esistenziale” che plasma le strutture cognitive. Il nucleo della questione risiede in ciò che il Professor Adriano Pessina definisce l’“essere altrove”: una condizione di perenne connessione digitale che, se da un lato annulla le distanze, dall’altro produce una sistematica de-materializzazione dell’esperienza e una rarefazione della relatività fisica.

L’intervento di Adriano Pessina (ordinario di Filosofia Morale e membro PAV) si è articolato lungo la critica della ragione calcolatrice, riprendendo le intuizioni di Günther Anders (L’uomo antiquato, 1956).

  • Il Modello Deterministico: L’IA viene analizzata come l’esito di un processo culturale che tenta di spiegare l’uomo riducendolo a “macchina informazionale”. In questo paradigma, il pensiero è ridotto a calcolo, recuperando l’intuizione di Pascal sulla macchina aritmetica: la capacità di produrre risultati corretti senza la “fatica” del comprendere.
  • La Disincarnazione: Pessina evidenzia come l’esperienza umana sia sintesi di “saputo” e “vissuto”. L’IA, al contrario, opera una trasposizione integrale nel digitale, dove il corpo — limite e filtro necessario per l’incontro con l’altro — scompare.
  • La Caverna Digitale: Attraverso il richiamo a Platone, Pessina denuncia la mutazione dei luoghi (ICT come distruttori di spazi propri) e la “nevrosi collettiva” della connessione. La rete non è più un mezzo per reperire fonti, ma un luogo di deleghe decisionali che sostituiscono la saggezza e la prudenza umana.

“Per la prima volta nella storia, ciò che è più presente è in realtà assente. L’altrove diventa la cifra del nostro vissuto, rendendo il simulacro più forte del reale.”

Il contributo di Ferruccio Ceragioli ha spostato l’asse verso una prospettiva teologico-evolutiva, integrando le “quattro rivoluzioni” di Luciano Floridi con il pensiero di Pierre Teilhard de Chardin.

  1. Antropogenesi come Tecnogenesi: Superando il rimosso della filosofia aristotelica sulla techné, Ceragioli ha ribadito che l’uomo “inventa se stesso inventando la tecnica”. Dal ciottolo di selce all’algoritmo, la tecnologia è un pharmakon (Stiegler) che riplasma la biologia e il cervello umano.
  2. Dall’Infosfera alla Noosfera: Utilizzando le categorie di Teilhard de Chardin, l’IA può essere letta come un’espansione della Noosfera (la sfera del pensiero). Tuttavia, Ceragioli avverte: la “vera unione differenzia”. Il rischio dell’IA è l’omologazione statistica, mentre il cammino verso il “Punto Omega” richiede una crescita della coscienza individuale e collettiva.
  3. L’Artefatto come Luogo Teologico: Citando l’Enciclica Evangelium Gaudium e le riflessioni di Paolo Benanti, l’intervento ha proposto di considerare l’IA come un campo di cooperazione creativa tra Dio e l’uomo, dove la “grazia suppone la cultura”.

Il dibattito si è concluso sulla distinzione tra intelligenza e coscienza. Se l’IA può simulare processi logici e linguistici attraverso il design d’azione, essa rimane ontologicamente incapace di abitare la finitudine. La fede, la sofferenza e la domanda sul senso della morte rimangono prerogative di un essere incarnato.

La sfida per il futuro non sarà dunque competere con la capacità di calcolo della macchina, ma preservare la “sapienza del limite” e la capacità di abitare il presente, contro la tentazione di un eterno e anonimo “altrove” digitale.

© Bioetica News Torino, Dicembre 2025 - Riproduzione Vietata

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