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122 Maggio 2026
Bioetica News Torino Maggio 2026

Bioetica e Arte. Mostre in corso maggio 2026

La Galleria è una rubrica di suggerimenti e proposte di mostre ed eventi di arte, che coniugano bellezza, riflessione poetica, diritti e valori


La Rubrica di maggio congiunge i temi contingenti e drammatici della nostra realtà alla dimensione universale della memoria, del sogno e della fiaba e alla coscienza dell’ecologismo come senso e equilibrio dell’esistenza. Alla Fondazione Merz la mostra GAZA, il futuro ha un cuore antico, attraverso la relazione tra archeologia e arte contemporanea, dà centralità storica e culturale a Gaza guardando alle intersezioni millenarie di civiltà e alle traiettorie di futuro. Il castello di Miradolo propone C’è oggi una fiaba, una mostra che, attraverso le forme ideate da alcuni protagonisti dell’arte moderna e contemporanea, mette al centro la fiaba come trama del pensiero visivo e come dimensione spirituale e corporea dell’immaginazione. Il Castello di Rivoli accoglie la prima personale italiana dedicata all’artista cilena Cecilia Vicuña El glaciar ido – The vanished glacier / Il ghiacciaio scomparso e mostra l’intreccio espressivo dell’arte con la difesa della democrazia, la libertà di espressione e le pratiche decoloniali rivolte a restituire centralità alle culture indigene. In collaborazione tra Pastorale della cultura della Diocesi di Torino e ATB Associazione Culturale di Torino, la mostra collettiva Sudan testimonia la generatività dell’arte in un’area da decenni violata da conflitti.


● GAZA, IL FUTURO HA UN CUORE ANTICO (fino al 27 settembre 2026)

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GAZA, IL FUTURO HA UN CUORE ANTICO, allestimento, Courtesy Fondazione Merz ©Foto Enrico Turinetto, riproduzione vietata

Fondazione Merz, Torino
22 aprile – 27 settembre 2026

Il progetto presentato da Fondazione Merz, Museo Egizio di Torino e MAH – Musée d’art e d’histoire di Ginevra ha come focus Gaza nel contesto di senso connesso alla molteplicità della storia e alla memoria, come patrimonio antico modellatosi nei secoli e come valore per il futuro. Realizzato con la condivisione da parte dello Stato di Palestina e con il sostegno del CIPEG – Comité international pour l’égyptologie (ICOM) ed un comitato scientifico.

Archeologia e arte contemporanea sono il tramite per questo particolare approccio, che dà un respiro profondo oltre e attraverso il dramma del presente.
Tracciano il percorso di una storia millenaria circa ottanta reperti archeologici dall’età del bronzo al periodo ottomano e le opere di sette artisti contemporanei palestinesi e internazionali: Samaa Emad, Mirna Bamieh, Khalil Rabah, Vivien Sansour, Wael Shawky, Dima Srouji e Akram Zaatari. A queste opere si accosta una serie di fotografie di Gaza dall’archivio dell’UNRWA – Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi in Asia Occidentale. I reperti rappresentano una selezione del ricco patrimonio storico archeologico, temporaneamente conservato a Ginevra su mandato dello Stato di Palestina e che avrebbe dovuto costituire il museo archeologico di Palestina mai realizzato a causa dei conflitti.

L’impossibilità di costituire un museo archeologico nei luoghi e nei territori di origine rappresenta una privazione di memoria e identità a cui si accosta il dramma della distruzione del patrimonio culturale, dei siti archeologici, dei monumenti storici, dell’ambiente e delle testimonianze delle persone e della vita delle comunità. Gli artisti contemporanei tracciano traiettorie tra passato e presente, consentono ai reperti archeologici di uscire dal limite della distanza temporale e farsi parte del presente e dell’identità dei luoghi e delle comunità.

Per info:
https://www.fondazionemerz.org/gaza-il-futuro-ha-un-cuore-antico/


● C’È OGGI UNA FIABA. CASTELLI, FATE, BOSCHI E OGGETTI MAGICI. DA EMILIO ISGRÒ A PINOT GALLIZIO, DA KIKI SMITH A LUCIO FONTANA (fino al 21 giugno 2026)

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© CASTELLO DI MIRADOLO Fondazione Cosso, C’È OGGI UNA FIABA, 2026 INSTALLATION VIEW Foto ©Paolo Mantovan, riproduzione vietata

Castello di Miradolo Pinerolo Fondazione Cosso
21 marzo – 21 giugno 2026

Possiamo affermare che “c’è una fiaba” inserita all’interno del castello di Miradolo e tra i confini del suo parco murato. Una fiaba che oltrepassa il limite convenzionale del genere letterario per attraversare il tessuto della dimensione spirituale e corporea dell’immaginazione e comporre la trama del pensiero visivo.
Guidato dall’immaginazione di artisti dell’arte moderna e contemporanea in dialogo con una ricca selezione di libri — da dai Fratelli Grimm a Madame d’Aulnoy, da Carlo Collodi a Hans Christian Andersen – il percorso è la scoperta delle stanze e degli angoli intimi del castello, delle sue storie e delle nostre risonanze.

Fausto Melotti, Lucio Fontana, Michelangelo Pistoletto, Giuseppe Penone, Carol Rama, Aldo Mondino, Emilio Isgrò, Emanuele Luzzati, Joseph Kosuth, Pinot Gallizio sono alcuni dei molti autori che tra voce, testo e immagine fanno da molteplici contrappunti alla fiaba. Sul percorso l’incontro magico con un’installazione sonora inedita, a cura del progetto Avant-dernière pensée, che si ispira a Ma mère l’oye (Mamma oca), una suite di Maurice Ravel, in cinque brani ispirati ai racconti di Charles Perrault, di Madame d’Aulnoy e Madame Leprince de Beaumont, libri di fiabe per l’infanzia.

Per info:
https://www.fondazionecosso.com/evento/ce-oggi-una-fiaba/


CECILIA VICUÑA: EL GLACIAR IDO (THE VANISHED GLACIER / IL GHIACCIAIO SCOMPARSO) (fino al 20 settembre 2026)  

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© Cecilia Vicuña: El glaciar ido (The vanished glacier / Il ghiacciaio scomparso) ©Photo Alberto Nidola, riproduzione vietata

Castello di Rivoli, TO
29 aprile – 20 settembre 2026

Al Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, a cura di Marcella Beccaria, El glaciar ido (The vanished glacier / Il ghiacciaio scomparso) costituisce la prima mostra personale italiana di Cecilia Vicuña. Artista cilena, ora residente a New York, Cecilia Vicuña si esprime nelle forme dell’arte con performance, materiali disparati e installazioni, poesia e attraverso l’impegno sui temi dell’ecologia e dell’ambiente. La sua attenzione alla vita, in tutte le sue forme ed espressioni, si estende nello sguardo alle popolazioni indigene. La sua è arte precaria, come da sua definizione: lavori effimeri, esperienziali e partecipativi, con materiali di recupero e in relazione diretta con gli ambienti e le comunità. Il suo progetto site specific per la Manica lunga del Castello di Rivoli è una installazione orizzontale sospesa a più altezze che propone ed evoca i quipu (nodi in lingua Quechua) degli Inca, corde intrecciate che annotano dati e segni astronomici e storico-narrativi.

Un’architettura-scultura attraversa longitudinalmente la Manica Lunga e la invade con lane crude e grezze. Trasmette precarietà, temporaneità nel segno del movimento dei fenomeni naturali, acqua, vento ghiaccio e nell’eco della presenza umana. Memoria di antichi ghiacciai estinti della Valle di Susa, dove ai piedi sorge il Castello, e tessitura di storie e fenomeni naturali. Suoni, canti, poemi a muro e immagini completano l’installazione. I quipu antichi presentavano nodi come segni di memoria, qui non ci sono, proprio a sottolineare l’assenza di memoria o la difficoltà a trasmettere e raccogliere il passato. E qui Cecilia Vicuña pensa anche ai desaparecidos, vittime della dittatura cilena, e alla moltitudine di quanti sono stati messi in silenzio. L’allestimento ha compreso un’azione collettiva coinvolgente le comunità locali, attraverso percorsi nella natura nei pressi del Castello e la raccolta di piccoli materiali vicini ai corsi d’acqua.

Per info:
https://www.castellodirivoli.org/mostra/cecilia-vicuna-el-glaciar-ido-il-ghiacciaio-scomparso/


SUDAN (sino al 26 maggio 2026)

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©Noaman Faris, Children from the south, tecnica mista, pastelli a cera su carta, 40×30, 1998, Courtesy Atbartgallery, riproduzione vietata

ATB Associazione culturale via Sineo 10 Torino
12 maggio – 26 maggio 2026

La mostra collettiva “Sudan” presenta le opere prodotte durante la dittatura sudanese da 11 artisti tra gli anni Novanta e i primi Duemila. Alessandro Allocco e Isabelle Russo sono i curatori. Gli autori, formatisi in gran parte all’Accademia delle arti di Khartoum, sono in gran parte in esilio dagli anni della guerra del 2024. Solo Hatim Koko è rimasto, mentre Noaman Faris e Ahmed Elsharif sono morti prima della guerra. Il conflitto, le drammatiche vicende sudanesi e il conseguente esodo di rifugiati sono poco noti in Occidente.

La mostra consente di accostarsi all’arte che è emersa in contesti di conflitto e violenza, producendo bellezza e speranza, offrendo una lettura diretta e non univoca, libera dai confini restrittivi, dalle tracce delle violenze. La collettiva rappresenta una espressione corale e profonda che lega la radici culturali locali in una dimensione universale. Rompe gli stereotipi e fa emergere la pluralità di espressioni e visioni libere e colorate che l’arte sa generare e restituire.
La mostra è inserita nell’ambito del Salone Internazionale del Libro OFF 2026, nel contesto del progetto “Abitare il territorio. Arte, parola, spiritualità in dialogo”, che si sviluppa in collaborazione tra Pastorale della cultura della Diocesi di Torino e ATB Associazione Culturale di Torino, mettendo in relazione arte contemporanea, riflessione culturale e dimensione spirituale. Al termine la mostra si trasferirà a Parigi, mentre le opere di Ahmed Elsharif andranno al MegaMuseo di Aosta.

Per info: https://www.atbassociazioneculturale.org/event-details/abitare-il-territorio-eventi-inseriti-nel-programma-del-salone-del-libro-off-2026


© Bioetica News Torino, Maggio 2026 - Riproduzione Vietata

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