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124 Luglio - Agosto 2026
Bioetica News Torino Luglio-Agosto 2026

L’arte e la cura della persona umana. Riflessioni sull’Enciclica Magnifica humanitas di papa Leone XIV e sulla recente visita a Lampedusa

Nell’Enciclica Magnifica humanitas di papa Leone XIV sulla cura dell’umanità e la custodia della persona nel tempo dell’intelligenza artificiale è presente una riflessione sul senso dell’arte come atto di cura dell’umano 1. Può l’arte collaborare alla promozione dello sviluppo integrale della persona e può l’atto artistico supportare la salvaguardia del bene comune e della dignità umana? E’ questa una possibilità che si manifesta quando l’arte è stimolo creativo di riflessione etica e promozione di coscienza critica, e non circoscritta a produzione di opere estetiche per se stesse, o creazione di bellezza superficiale o artificiale, o solo prodotto rappresentato dal valore di mercato. Se l’impiego della tecnica non è scopo e fine, il sogno e la creatività libere possono indicare cammini coscienti e consapevoli rispetto al potere tecnologico, che uniforma e limita come nell’immagine della torre di Babele. Immagine che svela il limite insito nell’azione di costruzione di un manufatto grandioso e simbolico, la torre, che “sacrifica la dignità delle persone all’efficienza” e poggia sull’assolutizzazione dell’umano 2.

Quale è il senso dell’arte? Osservare con sguardo libero, andare in profondità. L’arte non deve restare in superficie, anestetizzare o normalizzare il dolore e il male, o fungere da rassicurazione della realtà. Papa Francesco nel Discorso agli artisti del 2023 si rivolgeva così a loro: “Siete un po’ come i profeti. Sapete guardare le cose sia in profondità sia in lontananza, come sentinelle che stringono gli occhi per scrutare l’orizzonte e scandagliare la realtà al di là delle apparenze” 3. Il rapporto tra etica e estetica porta a guardare alla bellezza non posseduta, libera dal limite dell’essere monetizzata e privata, capace di cambiarci. La relazione con l’etica ci fa guardare oltre, dentro le pieghe molteplici e variegate dell’umanità, nella bellezza delle diversità.

Leone XIV osserva: “La cultura e l’arte, quando sono autentiche, custodiscono questa scintilla, impedendo la normalizzazione del male. Così alcune opere hanno assunto un valore quasi profetico: la Nona di Beethoven come desiderio di unità; Guernica come denuncia della disumanizzazione; Schindler’s List come invito a non consegnare il passato all’oblio” 4. Nel limite, nel riconoscimento della nostra finitudine c’è il riconoscimento dell’altro, della dignità, della creatività che pone dubbi, ci interroga e impedisce il sonno dell’uniformazione e dell’omologazione apparentemente rassicuranti. Assolutezza e autosufficienza conducono al deserto che esclude, lontano dal “mondo in cui tutti possono fiorire” 5.

“Custodire l’umano” diventa così una bussola nella scelta dei valori.  Il pontefice richiama la centralità dei valori: “Uno speciale appello rivolgo a coloro che sviluppano le intelligenze artificiali. L’innovazione tecnologica può essere, in un certo qual modo, una forma umana di partecipazione all’atto divino della creazione. Gli sviluppatori portano dunque un particolare peso etico e spirituale, poiché ogni scelta progettuale esprime una visione dell’umanità. Come l’autore di un’opera artistica o letteraria è tenuto a considerare i valori che essa esprime, così essi sono chiamati a trattare con la dovuta serietà i valori che infondono nei loro progetti: con trasparenza, con responsabilità verso le comunità coinvolte e con attenzione a verificare che ciò che viene coltivato sia davvero un bene” 6.

La ricostruzione delle mura in rovina di Gerusalemme (Ne, 2-6) non fu atto di assolutezza e potere, non fu sfida e scelta come quelle espresse dalla torre di Babele che tocca il cielo, ma condivisione comune e convivenza fraterna. Di fronte alle distruzioni, in un contesto di estrema  vulnerabilità nella storia di Israele, Neemia sceglie la responsabilità condivisa e comune nell’affidare a ciascuna famiglia la ricostruzione di una parte di Gerusalemme. La lingua comune ritrovata sarà la comunione e non l’uniformità. Occorre scegliere, avverte papa Leone nell’Enciclica. E’ la scelta tra le due icone, la torre di Babele e le mure di Gerusalemme, la radice.

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©Mimmo Paladino, Porta d’Europa, foto © Fabio Giovanetti, per concessione ASLamp Archivio storico Lampedusa. Riproduzione vietata

Anche a Lampedusa si è manifestata una scelta il 4 luglio scorso.  A Lampedusa si è espresso un pellegrinaggio di memoria, meditazione e responsabilità, assunto simbolicamente nell’attraversamento della porta d’Europa. Guardando il mare, ci domandiamo se il Mediterraneo è confine o apertura di orizzonte. La porta dà il senso alla domanda, dà risposta agli interrogativi che lacerano il nostro presente, nutrito di incertezza e paura, fatto di esclusione, rifiuto, respingimento. Una porta affacciata sul mare come segno forte e simbolico di soglia e apertura, accoglienza e riconoscimento. Apertura che rinnova i passi della storia, incontri e scambi di genti.

Di questi giorni è l’immagine di Leone XIV che varca la porta e guarda il mare. Una porta che è opera d’arte pubblica, creata nel 2008 dall’artista Mimmo Paladino come tributo all’umanità migrante e dolente che si è affacciata al Mediterraneo nel segno della speranza e di desiderio di futuro e che troppo spesso ha trovato e sempre più trova morte o rifiuto. Non un monumento che si rinchiude sul naufragio e sulla morte. Qui l’artista ha scelto la porta con il suo carico ancestrale di significati, la porta che è breccia, passaggio schietto e netto nelle mure difensive e di inconsapevolezza. Tutto si compie nell’essenza della forma, che ricorre attraverso i tempi, quella iscritta nei caratteri delle antiche pietre che segnavano l’apertura e il passaggio e che qui ora, ad arte, sono impastate di argilla, di terra, acqua e fuoco come gli elementi d’origine delle terre dei migranti. Accolti dalla bellezza dell’arte, sintesi di cura e custodia 7.

L’Enciclica Magnifica humanitas suggerisce la chiave di lettura per indagare la relazione con la tecnica e con i profondi e rapidi cambiamenti tecnologici della nostra contemporaneità.  Invita a scegliere tra il potere della Torre e la ricostruzione comune e insieme “della convivenza fraterna” che libera dalle paure 8. Ecco il nodo e la radice: la nostra magnifica umanità, da riscoprire e salvare.

Note

1 Leone XIV, Magnifica Humanitas. Lettera Enciclica sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale, 2026

2 Leone XIV, Magnifica Humanitas cit, p. 14

3 Discorso del santo Padre Francesco, agli artisti partecipanti all’incontro promosso in occasione del 50° anniversario dell’inaugurazione della Collezione d‘arte moderna dei Musei Vaticani, 23 giugno 2023 https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2023/june/documents/20230623-artisti.html

4 Leone XIV, Magnifica Humanitas cit, p. 122

5 Leone XIV, Magnifica Humanitas cit, p. 19

6 Leone XIV, Magnifica Humanitas cit, p. 111

7 Mazzoli, Accolti dalla bellezza. Lampedusa, in Bioeticanews.it n. 98, settembre 2023

8 Leone XIV, Magnifica Humanitas cit, p. 16

 

 

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