Il Rapporto Assosalute-Censis 2025 analizza l’evoluzione dell’automedicazione in Italia, evidenziando la diffusione di un modello responsabile fondato su farmaci senza obbligo di ricetta, fiducia nei professionisti e alfabetizzazione sanitaria. L’avvento dell’Intelligenza Artificiale introduce nuove opportunità ma anche rilevanti rischi di disinformazione e fake news. Ne emerge l’urgenza di rafforzare l’alfabetizzazione per un uso critico dell’IA.
È stato pubblicato a novembre 2025 il Rapporto Assosalute-Censis 2025 con un titolo particolarmente accattivante: “L’automedicazione al tempo dell’Intelligenza Artificiale e delle fake news”. Il documento offre un’analisi dettagliata di come si è evoluto da parte degli italiani in questi ultimi anni il modo di gestire i piccoli disturbi di salute.
I piccoli disturbi coinvolgono oltre il 92% degli italiani e spesso si presentano in forma multipla. I più comuni sono mal di schiena, mal di testa, sintomi da raffreddamento e problemi digestivi. Questi disturbi non sono solo fastidiosi, ma hanno un impatto concreto sulla produttività e sul benessere incidendo negativamente sulla vita quotidiana.
Secondo quanto riportato dal documento l’Italia adotta da anni un modello di automedicazione responsabile: il 77% dei nostri connazionali usa farmaci senza obbligo di ricetta, senza considerarli beni di consumo. Di fronte a un disturbo, il 41,9% sceglie un farmaco già noto e il 31,2% si rivolge al medico di medicina generale; il 92,8% legge attentamente il foglietto illustrativo. Le scelte sono guidate dalla fiducia negli esperti, dalla familiarità con i prodotti e da esperienze positive.
Si tratta, in sostanza, di una forma di automedicazione responsabile, resa possibile da farmaci sicuri e facilmente utilizzabili. Riduce l’impatto dei piccoli disturbi sulla produttività e alleggerisce la pressione sul Servizio sanitario evitando l’intasamento delle strutture pubbliche per patologie lievi.
Il rapporto si sofferma poi sul ruolo innovativo che ha assunto l’Intelligenza Artificiale (IA) anche nel campo medico analizzando l’impatto che questi nuovi strumenti stanno esercitando sul modello sanitario dei cittadini, costruito negli anni attraverso un percorso di alfabetizzazione e un rapporto prudente con medici, farmacisti e farmaci.
Occorre capire, sostengono i relatori, come questo equilibrio evolverà di fronte alle nuove sfide poste dall’IA: potenziamento della disinformazione, manipolazione tramite deepfake, furto d’identità di professionisti sanitari e promozione fraudolenta di prodotti non autorizzati. L’IA può infatti generare flussi personalizzati di fake news e diffondere su larga scala informazioni ingannevoli a costi ridottissimi, minacciando così i presupposti dell’automedicazione responsabile sviluppata in precedenza.
L’avvento dell’IA amplifica enormemente quantità, qualità e potere persuasivo delle fake news, aumentando la vulnerabilità dei cittadini. Senza adeguate contromisure, gli effetti in sanità potrebbero superare quelli già generati da web e social. Poiché l’IA elabora risposte sulla base dei dati con cui è addestrata, informazioni errate o distorte possono inquinare il suo apprendimento, generando bias (una distorsione sistematica nei dati o nei processi decisionali) e contenuti imprecisi.
La ricerca identifica un’area di forte criticità, infatti, il 37% o non approfondisce o utilizza fonti diverse da medici e farmacisti. Di questi, il 17,3% è chiuso in una vera e propria “bolla digitale”, affidandosi esclusivamente ai social e al web. Questo può portare a scelte inappropriate e, qualora il fenomeno si diffondesse, a un indebolimento dell’alfabetizzazione sanitaria e alla possibile crisi del modello di automedicazione responsabile.
Fortunatamente, nonostante gli strumenti digitali, per il momento, il ruolo del medico risulta ancora primario. Riporta il documento: «Emerge infatti un timore, condiviso dalla maggioranza degli italiani, che l’eccesso di tecnologizzazione della sanità potrebbe avere impatti negativi sulla qualità delle cure».
Per il 75,9% le competenze dei medici resteranno superiori all’IA e per il 77,9% la tecnologia non potrà sostituire il rapporto umano con medici e infermieri. Gli italiani immaginano dunque una sanità in cui l’IA affianchi e migliori il lavoro dei professionisti, senza rimpiazzarne l’esperienza, l’intuizione e la dimensione relazionale, considerate parte essenziale della cura.
In conclusione, il rapporto mostra che la maggior parte degli italiani adotta ancora un atteggiamento prudente nei confronti dei suggerimenti delle chatbot in materia di automedicazione; tuttavia, è prevedibile che l’uso dell’Intelligenza Artificiale aumenti, così come il numero di persone che finiranno per attribuire alle risposte fornite una fiducia quasi “oracolare”.
Di fronte a tali prospettive future è necessario intervenire con una certa urgenza affinché siano attivate strategie diffuse di empowerment e alfabetizzazione, per guidare i cittadini a un uso critico e competente delle chatbot e delle informazioni ricevute su piccoli disturbi e farmaci.
Per ulteriori approfondimenti: https://www.censis.it/wp-content/uploads/2025/11/Rapporto-finale-Assosalute-Censis.pdf
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