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120 Febbraio 2026
Bioetica News Torino Febbraio 2026

L’uomo è un algoritmo? Di Paolo Benanti Il senso dell'umano e dell'intelligenza artificialle

Oggigiorno il tema dell’intelligenza artificiale è divenuto pervasivo. Tra gli scaffali delle librerie e delle biblioteche è facile perdersi di fronte alla vastità della proposta editoriale relativa all’argomento in questione, un vero e proprio must affrontato da studiosi e intellettuali afferenti da diverse specializzazioni.

In questo agile ma denso volumetto, padre Paolo Benanti, francescano ed ingegnere meccanico, bioeticista ed esperto di etica delle tecnologie e dell’innovazione, ripropone il testo della sua Lectio Magistralis tenuta il 3 dicembre 2024 presso l’Università di Camerino in occasione del conferimento della dottorato Honoris Causa in Computer Sciences e Mathematics.

Nocciolo della questione è il rapporto uomo – tecnologie, in questo caso l’IA. Partendo con una approfondita e interessante analisi del mito di Ulisse, come simbolo supremo dell’uomo che va alla ricerca di sé e del mondo che lo contiene, del suo senso ultimo, guidato dall’intuizione e dalla pratica, i due polmoni di qualsiasi attività conoscitiva e trasformativa e dalla sinergia delle quali sono nate e continuano a nascere le grandi invenzioni che hanno segnato la storia dell’uomo, Benanti sottolinea l’importanza del linguaggio il quale, nei tempi attuali, con il sorgere dei sistemi algoritmici e dell’IA non è più mera prerogativa dell’uomo.

L’autore accompagna il lettore in un viaggio breve ma intenso proponendo una suggestiva riflessione etica sia sul paradosso della tecnica, senza, tuttavia, mancare di riconoscere le potenzialità ad essa connessa. “Questa nostra estensione della nostra naturalità artificiale – scrive Benanti – sembra infatti sempre meno orientata a mappare la realtà (Motivazione primaria della funzione linguistica dell’uomo, oltre, ovviamente, la dimensione comunicativa e sociale) ed è sempre più propensa a confonderci”. 

Sempre nell’ottica di fornire strumenti per sviluppare un pensiero critico, un mantra che viene spesso ripetuto quando si tratta di scandagliare le conseguenze intrise nel rapporto uomo – tecnologia, Benanti fa ampio ricorso agli strumenti non solo dell’informatica, ma anche a quelli della filosofia, della letteratura e della teologia per cercare di sottolineare l’importanza della dimensione umana in questo rapporto. “Recuperare oggi un pregiudizio umanista – continua l’autore – non significa infatti ripudiare il progresso, ma riaffermare la siida più autentica: vivere una vita buona e consapevole”. 

Essendo l’uomo un animale ontologicamente etico, ed essendo l’etica, appunto, l’arte di vivere al meglio, per citare Savater, questo piccolo testo può fungere benissimo da bussola per orientarci in un mondo complesso, raccontato e narrato con forme di “intelligenza diverse” che purtroppo possono anche disorientare.E ritrovare una giusta direzione diventa quindi un impegno impellente e non procrastinabile.

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