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114 Luglio Agosto 2025
Inserto La fragilità negli adolescenti

Il Film. “Invisibili”, di Principato A.

Invisibili, secondo lungometraggio di Ambra Principato, è un film che osa. E nel panorama del cinema italiano, spesso timoroso di confrontarsi con il genere, è già una piccola rivoluzione. Ma l’ambizione della regista non si ferma al coraggio stilistico: Invisibili è un racconto profondo, lirico e perturbante, che usa il soprannaturale non come orpello, ma come lente per scandagliare l’animo umano. In particolare quello fragile e incandescente dell’adolescenza.

Elise e Tommy non sono semplicemente due adolescenti problematici. Sono due anime ferite, invisibili agli occhi degli altri e spesso anche a se stesse. Lei, interpretata da una magnetica Sara Ciocca, è una presenza inquieta che incarna perfettamente il tormento post-mortem di chi non ha avuto giustizia né pace. Lui, Justin Korovkin, è il tipico ragazzo silenzioso e schiacciato dal trauma, costretto a ricominciare da zero in un paesino di provincia dopo la frattura emotiva causata dalla malattia mentale della madre.

Il loro incontro non è una semplice svolta narrativa, ma l’origine di un legame che sfida ogni logica. Tommy parla con un fantasma, sì, ma non nel senso classico. Elise è una “rimanenza”, una figura che la morte non ha cancellato del tutto. Il loro rapporto si costruisce su questa ambiguità profonda e affascinante: è reale ciò che sentiamo anche se il mondo lo nega?

Un soprannaturale all’italiana che funziona

Ambra Principato propone un supernatural tutto italiano, raffinato e visivamente potente, che si nutre di simboli forti ma mai didascalici. L’ambientazione (Ricca Sinibalda, incastonata tra i paesaggi laziali) si trasforma in un luogo dell’anima, sospeso tra il qui e l’altrove. La farfalla bianca, simbolo di passaggio tra mondi, ricorda che ogni scena ha una doppia lettura, visibile e invisibile.

Il film evita il facile colpo di scena per concentrarsi invece sull’intimità delle emozioni. L’intreccio tra una presenza viva e una presenza “oltre” si sviluppa con una delicatezza rara, che non scivola mai nella retorica. Non c’è bisogno di spiegare tutto: Invisibili suggerisce, allude, lascia che sia lo spettatore a completare i vuoti, proprio come fanno i protagonisti.

Principato dimostra una maturità registica sorprendente. Dopo l’esordio con Hai mai avuto paura?, qui spinge l’acceleratore su un’estetica più raffinata, sostenuta da una fotografia eterea e da una colonna sonora discreta ma profondamente evocativa. Il pianoforte, il ponte, la pittura: ogni elemento scenico è parte di una mappa emotiva, dove ogni segno ha un significato e ogni silenzio pesa come un grido.

Nel corso della narrazione, Tommy è costretto a crescere, mentre Elise cerca la sua pace. Non ci sono scorciatoie emotive né soluzioni facili. Ma c’è una verità che si afferma lentamente: a volte, essere invisibili è l’unico modo per vedere davvero.

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