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114 Luglio Agosto 2025
Inserto La fragilità negli adolescenti

De-estinzione

In breve

Ingegneria genetica: tra fantascienza e realtà.

Nel 1990 lo scrittore Michael Crichton pubblicava Jurassic Park un romanzo di fantascienza e avventura, con forti sfumature di thriller. In poco tempo divenne un caso editoriale anche grazie al successo del film omonimo diretto da Steven Spielberg nel 1993. Un estroso miliardario, John Hammond, crea un parco a tema popolato da dinosauri clonati grazie a tecniche di ingegneria genetica. Secondo la trama gli scienziati riescono a clonare i dinosauri estraendo il loro DNA da zanzare fossilizzate nell’ambra e per completare la sequenza mancante o danneggiata utilizzano materiale genetico di specie viventi. Il genoma completo viene quindi iniettato all’interno di uova anch’esse modificate.

La narrazione ha un ritmo serrato con suspense e continui colpi di scena. La trama di fondo si basa su elementi scientifici, attendibili per l’epoca, anche se molto estremizzati, la componente fantascientifica prevale senza dubbio su quella biotecnologica.

Negli anni Novanta, quando uscirono romanzo e film, il termine de-estinzione era raramente usato in un contesto scientifico, ma con i progressi della genetica, delle biotecnologie, del sequenziamento del DNA, a partire grosso modo dal 2010, alcuni scienziati accarezzarono l’idea di riportare in vita specie estinte. 

La conferenza “TEDxDeExtinction”1 organizzata dalla azienda no-profit statunitense Revive & Restore svoltasi il 15 marzo 2013 in collaborazione con TED e National Geographic portò il concetto di de-estinzione all’attenzione del grande pubblico stimolando un ampio dibattito scientifico e culturale. Tra gli argomenti trattati vi erano progetti per la resurrezione del piccione migratore, del mammut lanoso e del tilacino (tigre o lupo della Tasmania). A partire da quella data le pubblicazioni sull’argomento si sono moltiplicate.

Per de-estinzione si intende generalmente il processo di creazione di organismi viventi che sono simili (anche geneticamente) a membri di specie estinte. Altre definizioni enfatizzano invece aspetti particolari come la sostituzione ecologica di una specie estinta, adattando un organismo vivente capace di ricoprire la nicchia occupata dalla specie scomparsa2

Già nel secolo scorso ci sono stati diversi tentativi di riportare in vita animali estinti, come è avvenuto per l’uro, un grande bovino estintosi nella seconda metà del XVII secolo, ma i risultati non sono stati soddisfacenti. I nuovi uro non raggiunsero né le dimensioni, né la colorazione del mantello; neppure le corna ebbero le dimensioni dei loro presunti antenati.

Con lo sviluppo della genetica, della procreazione assistita e delle tecnologie CRISPR-CAS9 la sfida è ripartita con grande entusiasmo. Una delle società più impegnate nel progetto di de-estinzione, oltre la già citata Revive & Restore, è la Colossal Biosciences Inc. un’azienda biotecnologica e di ingegneria genetica americana fondata dal genetista George Church e dall’imprenditore Ben Lamm nel 2021. La Colossal è riuscita ad attrarre in quattro anni finanziamenti che si avvicinano al mezzo miliardo di dollari. Un segnale che mostra chiaramente l’interesse degli investitori in questo settore, in modo particolare verso lo sviluppo, la sperimentazione e l’applicazione delle biotecnologie genetiche. 

Il progetto sicuramente più ambizioso presentato dalla Colossal è riportare in vita il mammuth lanoso vissuto da 200.000 a circa 5.000 anni fa. Gli scienziati si sono proposti un obiettivo ambizioso: il 2028. Come specificato dall’azienda, mediante tecnologie CRISPR-CAS9, verranno creati in laboratorio degli embrioni ibridi mammuth – elefante, poiché l’elefante asiatico condivide quasi il 99% del DNA del suo antenato; la gestazione dovrebbe essere affidata ad elefanti africani o asiatici, ma la Colossal sta anche impegnando risorse per lo sviluppo di uteri artificiali, per evitare, ove possibile, la surrogazione o per consentire lo sviluppo embrionale e fetale di specie che non dispongono di parenti viventi simili e utili alla eventuale surrogazione. 

È importante specificare che si tratterebbe comunque di un ibrido e non di un mammuth autentico, un elefante con alcuni geni del mammuth, che grazie al pelo folto e un consistente strato di grasso potrebbe resistere ai climi artici (dovrebbe vivere negli stati settentrionali degli Stati Uniti e nel Canada). 

Massimo Sandal nel suo libro “La malinconia del mammuth” si domanda, qualora il progetto andasse a buon fine, che habitat troverebbe questo animale, considerando il riscaldamento globale che affligge il pianeta. Inoltre, sarà necessario ricreare contestualmente anche l’ambiente di 4.000 anni fa in cui viveva, oggi non più esistente? 

L’autore ci invita a riflettere non tanto sul “come”, ma sul “perché”. Che senso ha riportare in vita una specie estinta? Un desiderio umano di hybris? Una eccessiva fiducia nelle nostre capacità di controllare le specie e gli ecosistemi? Oppure, un desiderio mai sopito di giocare a fare Dio?

Note

 1. Cfr., http://reviverestore.org/events/tedxdeextinction/

2.  Cfr., Novak, BJ De-estinzione. Geni 2018 in https://doi.org/10.3390/genes9110548

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