1. Nel titolo alla coppia tradizionale di Essere e Avere s’aggiunge l’Apparire, che è tipico dei nostri giorni. Al rapporto tra Essere e Avere avevano dedicato dei saggi rilevanti Gabriel Marcel (Essere e avere, 1935) e Erich Fromm (Avere o Essere?, 1976). Marcel cerva di attraversare questa tensione per superare cuna considerazione in termini di problema dell’essere umano per approdare a una sua considerazione come mistero. Non c’è essere senza avere, ma l’essere non si riduce all’avere.
A considerazioni simili, in un altro contesto storico e culturale e con altri riferimenti, giunge Fromm. Avere e essere rappresentano due visioni integrali della vita che, in quanto tali investono la totalità del mondo esistente e determinano una valutazione diametralmente opposta dell’ordine spirituale e della realtà sensibile.
Sono considerazioni ancora importanti ma hanno bisogno di integrazioni. Dietro alla domanda che attraversa questi tre verbi/possibilità di pone la questione molto discussa in questi ultimi tre decenni, l’identità. Tra le tante proposte è particolarmente illuminate e utile quella di Paul Ricœur (Sé come un altro, 1990): il Sé (soggetto) è raggiunto attraverso lo studio del linguaggio, dell’azione, della narrazione e dell’etica. Il Sé è idem (identità statica, carta di identità, carattere) e identità dinamica (ipse, la storia di una vita) – questa seconda modalità implica che l’identità sia al tempo stesso alterità. Ricœur ha approfondito questa indagine con una sottolineatura importante anche da un punto di vista concreto, specialmente sul paino pedagogico e terapeutico. L’identità deve essere indagata come capacità, che ha il risvolto nell’incapacità (per impedimento esterno o interno).
2. Su questo sfondo si possono aprire alcune piste di ricerca.
2.1: Essere è Avere?
È indispensabile un minimo-massimo di avere per essere (lo schiavo non è padrone del suo corpo!; cibo, lavoro casa -diritti fondamentali; documenti; denaro …).
Nel contesto odierno l’essere è riassorbito dall’avere – sempre di più – fino al rischio ecologico e digitale. Ciò si può documentare in vari ambiti: Economia neo-liberale: sfruttamento di ogni tipo di risorsa; società dei consumi (e della pubblicità); sei che cosa e in quanto consumi; divario ricchi e poveri – cultura dello scarto – la rabbia piuttosto che la speranza (P. Mishra); la società individualizzata: l’io proprietario di sé.
2.2: Essere è Apparire?
* Non bisogna demonizzare l’apparire (come si fa in certi discorsi moralisti). La Fenomenologia ci ha insegnato che l’essere si dà nel suo apparire, da imparare a riconoscere nella sua indisponibilità [da Husserl a Heidegger, da Merleau-Ponty a Ricœur, Levinas, Henry, Marion … – H. Rosa – con diramazioni nella psichiatria (Borgna), nella sociologia, ecc. ]
Occorre imparare a guardare in modo corretto il fenomeno che più si abbina all’apparire, la moda. Certo, è il campo del consumo e dell’ostentazione; ma deve essere letto anche in altro modo, innanzitutto. “Lo spazio della moda è un ambito in cui manteniamo un linguaggio comune di segni e significati che, sebbene sia in costante cambiamento, rappresenta in ogni momento lo sfondo indispensabile per fornire ai nostri gesti i significati che essi hanno. … presenza reciproca orizzontale, simultanea, che non è però quella di un’azione comune, ma piuttosto di un’esibizione reciproca (C. Taylor, Un’età secolare, pp. 605-607)”.
Il nostro mondo è diventato il mondo della performance – in molti significati:
- “Tutto il mondo è un palcoscenico” – ci si esibisce sui molti palcoscenici (dal teatro alla città) e nella vita (famiglia, scuola, lavoro, religione … i mass media di ogni tipo), in particolare la politica – con la necessità di fissare dei ruoli, interpretarli e prendere e distanza da essi (Sennet 69).
- La performance come prestazione: efficienza, competizione, superiorità (lavoro, sapere, politica, sport ..) – a qualunque costo, anche dove dovrebbe prevalere la collaborazione. “Tutto può essere visto come una performance, ovvero una forma di espressione, comunicazione e narrazione. Si tratta di una società in cui la reputazione, la visibilità e il benessere sono i valori principali, e in cui le relazioni sono basate sull’interazione, l’opinione e l’esibizione” (La società della performance).
- La nostra è la società dell’intrattenimento, con valenze positive e problematiche. L’intrattenimento “… sembra consolidare un ipersistema coestensivo del mondo. Sta al codice binario divertente/non divertente, alla sua base, decidere che cos’è adatto al mondo e cosa no, anzi, cosa è“.
L’intrattenimento si eleva a nuovo paradigma, a nuova formula del mondo e dell’essere. Per essere, per appartenere al mondo, è necessario intrattenere, solo ciò che intrattiene è reale o vero” (Han 147-148).
- Nel mondo che coincide con l’infosfera (L. Floridi) l’apparire è la condizone abituale della relazione sociale.
3. Come Essere (esistere) ai limiti dell’Avere e dell’Apparire?
3.1 Occorre pensare e vivere l’Essere come relazione.
L’avere, per il suo istinto proprietario e accumulativo, rende secondaria e persino irrilevante la relazione con sé, con gli altri, con la realtà (riflessione, dialogo, essere al mondo).
Relazione vuol dire riconoscimento; rispetto; responsabilità; amicizia e amore. Ospitalità. Fraternità.
Nei confronti delle cose: dal modello dello sfruttamento e dominio alla risonanza e alla cura.
3.2 Essere come autenticità.
Non c’è piena coincidenza tra essere/esistere e avere. L’avere può coartare, manipolare, dissimulare l’essere. Autenticità vuol dire sincerità, trasparenza – nonostante i veli, le maschere, i ruoli.
3.3 Entro i parametri della relazione e dell’autenticità possono essere assunte sia le capacità, da far fiorire e consolidare, sia le incapacità, da accogliere e curare, fin dove è possibile. In prima, seconda, terza persona.
3.4 La strada della mistica e della spiritualità tra Oriente e Occidente (T. Merton, M. de Certeau): Eckhart: “E’ un uomo povero quello che niente vuole, niente sa, niente ha. … Qui, in questa povertà l’uomo raggiunge quell’eterno essere che egli è stato, e che ora è, e che sarà in eterno” (131, 136).
Nello Zen attraverso il satori: illuminazione occorre acquisire la mente del “principiante” – “Dovrebbe essere grato chi dà”.
Bibliografia
- G. Marcel, Essere e avere, ESI, Napoli 1999 (1935)
- E. Fromm, Avere o essere?, Mondadori, Milano 2025 (1976).
- P. Ricœur, Sé come un altro, Jaca Book, Milano 1993 (1990);
- Id. La persona, Morcelliana, Brescia 1998 (1992):
- C. Taylor, Un’età secolare, Feltrinelli, Milano 2009 (2007);
- R. Sennet, La società del palcoscenico, Feltrinelli, Milano 2024 (2024);
- M. Gancitano, A. Colamedici, La società della performance, Tlon, Roma 2018.
- B.-C. Han, Sano intrattenimento. Una decostruzione della passione al cuore dell’Occidente, Nottetempo, Milano 2021 (2018);
- H. Rosa, Pedagogia della risonanza, Morcelliana, Brescia 2020 (2016).
- Meister Eckhart, Sermoni tedeschi, Adelphi, Milano 1985;
- 101 storie zen, Adelphi, Milano 1987.
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