Si è recentemente tenuto, presso l’aula magna del Polo Teologico Torinese, l’ultimo incontro corso specialistico di bioetica avanzata, giunto ormai alla sua sedicesima edizione. Tema di grande interesse e attualità quello affrontato durante questa giornata di studi: bioetica e diritti umani. A prendere la parola, di fronte ad una sala gremita e ad un copioso pubblico collegato in remoto, si sono alternati il professor Mauro Grosso, professore di filosofia presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale – Sezione Parallela di Torino, il professor Giuseppe Zeppegno, docente di Bioetica e presidente del Centro Cattolico di Bioetica arcidiocesi di Torino, il professor Edoardo Greppi, professore emerito di diritto internazionale presso l’Università di Torino e, last but not least, il professor Ramon Lucas Lucas, professore ordinario di filosofia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma.
A moderare l’incontro e il vivace dibattito, il dottor Enrico Larghero.

Il primo intervento, quello del professor Grosso, ha offerto agli astanti una ricostruzione storico – filosofica di come il termine diritto è andato a costituirsi durante gli ultimi venticinque secoli e di come questo concetto, volta per volta andava ad interagire con il concetto di dignità umana nei contesti culturali nei quali veniva ad esperirsi, e di come lo stesso concetto polisemantico di libertà andava a giocare un ruolo cruciale nella sua costituzione.
Dal mondo greco, dove la libertà era meramente relativa allo status di cittadino della polis, passando per lo stoicismo, dove una sorta di principio di uguaglianza viene formulato a prescindere dal libero arbitrio umano in quanto ritrovato nella legge naturale e nei confronti della quale, la ragione umana non può far altro che riconoscerla e seguirla.
Si passa poi al diritto dell’antica Roma, inteso e proposto come diritto positivo avente, però, lo scopo di tutelare il diritto naturale che accomuna tutti gli uomini secondo quella che è la propria natura. Al mondo romano subentra felicemente l’innesto del cristianesimo secondo il quale il concetto di uguaglianza dell’umanità è garantito metafisicamente dalla dimensione creaturale dell’uomo, creata ad immagine e somiglianza di Dio.
Nel Medioevo, continua Grossi, iniziano a comparire le prime Chartae, con rivendicazioni di particolari diritti, ma il tutto sempre secondo gli stilemi propri di stampo piramidale tipici delle società medievali. Sempre in un contesto medievale, interessante la distinzione circa il termine legge proposta da Tommaso di Aquino: esistono tre tipi di legge: quella divina, quella positiva e quella naturale. Le ultime due devono sottostare alla prima, alla Rivelazione, alla quale l’uomo può avvicinarsi mediante lo strumento dell’intelletto per conoscerla e praticarla.
Si noti bene, continua il professore, che tutti questi sistemi e riflessioni intorno al diritto e alla legge avevano tutti una dimensione “comunitaria”. Il singolo e la sua autonomia, era sempre secondo al gruppo, alla società. Bisognerà attendere ancora qualche secolo.
La scoperta del Nuovo Mondo, il confrontarsi con popolazioni altre rispetto a quella europea, con le sue radici greco, romane, cristiane e giudaiche, portò diversi intellettuali a speculare sul concetto di natura umana. Si prenda, per esempio, Francisco de Vitoria, nel 1539, nella dichiarazione di Salamanca, quando dovettero esprimersi circa l’eventualità di riconoscere agli indios lo status di esseri umani: essi, in quanto appartenenti al genere umano erano meritevoli degli stessi diritti (almeno in teoria) dell’intera umanità, a prescindere dal contesto.
Passando per il rinascimento e l’illuminismo, la ragione diventa sempre più autonoma rispetto alla tradizione. Diventerà, per dirla con Kant, regolatrice di se stessa, sarà lei a decidere cosa è giusto e sbagliato per lei, senza appigli metafisici, politici o soprannaturali.
Nel giusnaturalismo, l’idea di un diritto naturale oggettivo, avulso da qualsiasi influenza contestuale, rafforza questa idea di un diritto metapositivo, che andrebbe riconosciuto a priori a tutti gli appartenenti alla famiglia umana.
Il discorso dei grandi empiristi inglesi sposta l’attenzione sull’autonomia individuale, portando avanti quel discorso che arriverà a far prevalere i diritti del singolo rispetto a quelli della società: diritto alla libertà, alla vita e alla proprietà privata. Sono diritti naturali e innati di tutti, a cui tutti devono sottostare, anche i re e i sovrani.
Hegel nel suo sistema, pone l’attenzione sui diritti positivi. Secondo il filosofo jenese, gli uomini non sono uguali per natura: la libertà è la possibilità concessa all’uomo di realizzarsi come tale. La libertà del singolo ha senso se trova spazio nell’ordinamento giuridico dello stato. I diritti prestatali dovrebbero essere garantiti dallo stato a priori.
Da questo punto in poi, il concetto di diritto individuale inizierà ad entrare nelle varie costituzioni (per quanto concerne l’evoluzione storica di questo importante e complicato concetto, si rimanda all’intervento del prof. Greppi, più avanti in questo articolo.
Interessante l’interpolazione che il prof. Grasso fa, durante il suo excursus storico filosofico di alcuni passaggi significativi della Dignitas Infinite di Papa Francesco, mettendo in evidenzia i collegamenti e le congruenze tra la riflessione teologica e magisteriale con quelle che sono le speculazioni dei grandi pensatori della storia. Come, per esempio, al numero 7: “La dignità ontologica che compete alla persona in quanto tale per il solo fatto di esistere e di essere voluta, creata e amata da Dio. Questa dignità non può mai essere cancellata e resta valida al di là di ogni circostanza in cui i singoli possono venirsi a trovare”.
La lezione della prima metà del XX secolo ha portato, infine, ad una nuova forma di riflessione su come il concetto di autonomia deve essere ripensato alla luce dei nuovi e veloci cambiamenti del mondo contemporaneo e che vede in campo medico e bioetico numerose sfide da affrontare.
Tra ciò che è bene e ciò che è lecito v’è una differenza sostanziale. Un diritto non può propriamente basarsi solo su di un sentire soggettivo. Non può essere semplicemente un “bene dovuto”. La differenza è fondamentale:
- Diritto: un’esigenza che emana da un sé riguardo a qualche cosa come suo dovuto, e dalla quale gli altri agenti morali sono obbligati in coscienza a non privarlo.
- Bene dovuto: un certo bene, dovuto a qualcosa, richiesto dalla sua natura come facente parte della pienezza formale di essa, o in virtù del suo ordinamento a un dato fine. Non un semplice desiderio, sebbene dovuto.

Nella seconda parte della mattinata, il professor Zeppegno, oltre a porgere il saluto ai numerosissimi astanti, coglie l’occasione per presentare il documento “La vita è sempre un bene”, pubblicata il 25 marzo 2025 dal Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, in occasione del trentesimo anniversario della promulgazione della Evangelium Vitae di San Giovanni Paolo II.
L’Evangelium Vitae si è occupata del Vangelo della vita e ricorda che essa è un valore inviolabile e che ha una sua specificità dal concepimento alla morte naturale. La vita trova il suo senso per i crisitani nella misura che è dono di Dio, da rispettare e valorizzare.
I temi principali dell’enciclica sono molteplici. E’ un’enciclica bioetica che, stranamente, non ha al suo interno la parola bioetica. Si parla di cultura della vita e di cultura della morte, ma mai di bioetica. Parla della sacralità e dell’inviolabilità della vita, delle minacce alla vita, di legittima difesa e pena di morte. Tra i temi principali:
- responsabilità della famiglia: vista come il santuario della vita, con un ruolo fondamentale nell’accoglienza, protezione e promozione della vita.
- educazione e cultura della vita: sottolinea l’importanza di educare alla cultura della vita, promuovendo valori come la dignità della persona, la solidarietà e il rispetto per la vita.
- ruolo della Chiesa: è chiamata ad essere il popolo della vita e per la vita, annunciando, celebrando e servendo il Vangelo della vita.
- Legge civile e legge morale: viene discusso il rapporto tra la legge civile e la legge morale, con un invito a conformare le leggi civili ai principi morali che tutelano la vita umana.
L’enciclica ha ricevuto una varietà di reazioni. E’ stata accolta positivamente, ma criticata da alcuni bioeticisti laici in quanto non teneva in considerazione adeguata l’autonomia e l’autodeterminazione del singolo, in particolare delle donne nel delicato ambito dell’aborto.
Il nuovo documento, continua il prof. Zeppegno, porta avanti la linea teologica e magisteriale di Giovanni Paolo II, richiamando l’attenzione di tutti gli uomini di buona volontà per una efficace difesa e promozione della vita umana.
Questo documento richiama l’attenzione sulla dignità infinita e inalienabile di ogni persona, indipendentemente dalle circostanze, e invita a educare le nuove generazioni al rispetto della vita.
Sottolinea, inoltre, la necessità di sviluppare una Pastorale della vita umana, organica e strutturata, che coinvolga tutti i membri della chiesa, dai pastori ai laici.
Il documento, infine, non offre soluzioni predefinite, ma propone di avviare processi per promuovere una sana Pastorale della vita.

Nella seconda parte della mattinata si sono alternati alla cattedra il professor Greppi e il professor Lucas Lucas, al quale poi, si sono aggiunti in corso d’opera il professor Grossi e il dottor Larghero per rendere più animato e stimolante il dibattito finale della giornata.
L’intervento del prof. Greppi fa ripercorrere ai presenti i principali momenti storici che hanno segnato lo sviluppo del diritto internazionale e di come questa grande idea è andata a confrontarsi e a scontrarsi con l’altro importante concetto di sovranità nazionale e di domestic jurisdiction.
Quanto successo con le due guerre mondiali, riassumendo, a portato la comunità internazionale, sebbene con livelli di intensità alquanto diversi, a riflettere sulla necessità di un sistema sovranazionale garante quelli che dovrebbero essere i diritti di ogni uomo, Dalla Convezione di Ginevra del 1864 fino alla creazione della Corte Europea dei diritti Umani, la riflessione su di una dimensione pre giuridica e che dovrebbe vincolare in maniera decisa le leggi e le costituzioni dei vari paesi, è stata altissima e continua ancora, non senza difficoltà
L’ultimo intervento è affidato al professor Lucas Lucas, docente esperto bioeticista e antropologo. Bisogna distinguere, esordisce il professore rispondendo ad una domanda sul valore della dignità umana, due tipi di dignità della persona, quella ontologica e quella etica. La prima è quella che ogni persona ha per il fatto di essere un essere umano appartenente alla specie umana, composta da corpo e spirito. Ognuno è un atto d’essere di una essenza, che non è solo biologia ma anche anima, spirito. L’anima non è solo ciò che animifica e organizza il corpo vivente, è qualcosa di spirituale.

Questa essenza ha delle facoltà operative, queste capacità sono intrinsecamente legate alla nostra essenza, come ad esempio l’intelligenza e la volontà. Queste non sono l’essenza ma sono accidenti propri, non esistono in sé ma come proprietà di un soggetto. Accidente significa che è necessariamente connessa al soggetto. Queste capacità possono fare degli atti, in base alla situazione, posso pensare o non posso pensare in base alle circostanze.
I diritti fondamentali sono quelli che si radicano nella dignità ontologica della persone. La dignità etica ha invece dei gradi di adeguazione. essa dipende dal rapporto tra la nostra azione e la nostra dignità ontologica che rimane invariata. I diritti fondamentali sono tali, conclude Lucas Lucas, solo se si riferiscono al fondamento ontologico.
Tutto quanto detto ha per la bioetica un valore enorme: di fronte a scelte relative alla procreazione assistita, alla genetica, al fine vita (eutanasia, suicidio assistito e desistenza terapeutica) riflettere sulla natura dell’uomo, sul valore intriseco che questa ha, in base alla sua creaturalità e alla sua effettiva dimensione ontolgoica, dvienta un punto importante per il discernimento di qualsiasi operatore sanitario coinvolto nell’atto del prendersi cura dell’altro, il quale, trovandosi in un momento di difficoltà o di buio, può essere aiutato e indirizzato dalla luce della sapienza che ogni operatore sanitario possiede che è sicuramente “scienza”, ma anche coscienza”.












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