74 Dicembre 2020
Speciale Infosfera in sanità Comunicazione, etica e privacy

Casi Toffa e Marrone – tra haters, fakenews e maltrattamenti mediatizzati

Si parla spesso di fakenews, ma di cosa si tratta davvero?

Se estendiamo il concetto massmediatico all’ambito della sanità, le fakenews divengono motore inesauribile di falsi miti, talvolta fatali. Se si prendono in considerazione i “casi Toffa e Marrone”, quindi i noti casi di patologia tumorale vissuta da due volti della televisione italiana, ci rendiamo conto che, oltre alle notizie false e conseguenti “maltrattamenti mediatici”, si incorre in un fenomeno in costante aumento: gli haters. Chiaro è che dietro “l’odio mediatico e mediatizzato” si nascondono intrecci tra il macabro, l’illegale e le fakes. Una nota foto che ha girato sui social network, in particolar modo su facebook, ha mostrato le due donne, Nadia Toffa ed Emma Marrone abbracciate; Toffa guardava di “sottocchio” la Marrone, che invece aveva lo sguardo rivolto verso l’obiettivo fotografico, con scritto «Tu sarai la prossima». Oltre il gusto ampiamente macabro, si evince una fakenews medico-sanitaria, o meglio una non chiarita situazione sanitaria di Emma Marrone, che viene paragonata alla morte, conseguente ad un tumore, di Nadia Toffa. Ma dov’è la verità? Per comprenderlo vale la pena confrontare numerose fonti e cercare nelle risposte giornalistiche, comunicative, ma anche mediche, la veridicità di notizie, che altrimenti date, potrebbero distruggere la speranza di molti pazienti che, da lettori, vivono vicende simili o sono portati erroneamente ad identificarsi in situazioni non sovrapponibili.

Quando una comunicazione può far del male. I casi Toffa e Marrone

Le tematiche ‘comunicazione, etica e privacy’ si prestano moltissimo alla trattazione di quelli che sono gli argomenti di attualità, che sono sempre a contatto con noi, tutti i giorni, ma che allo stesso tempo non possono essere così “smaltiti”, “‘liquidati” velocemente e arbitrariamente, in quanto, come sappiamo anche su determinate parole che sono di uso quotidiano e abusate, come la parola “comunicazione”, ci si può trovare ad utilizzare dei termini “vuoti”, o dei termini quasi “contraffatti”.

Per cui, le tematiche su cui ho pensato di soffermarmi e che ho introdotto poco prima, sono proprio “haters, fakenews e maltrattamenti mediatizzati”, questo per vari motivi. Il primo sicuramente è mettere in luce le problematiche correlate all’ambito medico e la comunicazione, messi in stretta correlazione e corrispondenza, due settori che spesso sembrano non “dialogare” tra di loro o parlare lingue diverse, con sovrapposizioni di frequenze disturbate. Per questo si va, forse non proprio paradossalmente, incontro a delle notizie che da essere rarefatte diventano quasi imponderabili, come su una bilancia che oscilla quasi fino a voltarsi su se stessa come montagne russe.

I casi Toffa e Marrone, che sono quelli che andremo ad analizzare insieme, in alcuni degli aspetti comunicativi che li hanno interessati. Nadia Toffa è stata una giornalista de Le Iene, molto impegnata a livello nazionale, soprattutto nella campagna legata allo smascheramento dell’inquinamento ambientale, e delle sue conseguenti ripercussioni sull’organismo umano, soprattutto alla correlazione inquinamento-tumori; Emma Marrone, una cantante molto nota, venuta alla ribalta con il programma Amici di Maria De Filippi, è stata accomunata dai mass media per la vicinanza temporale della sua recidiva tumorale, rispetto all’evoluzione patologica di Nadia Toffa.

Una precisazione importante. Non bisogna confondere sul piano comunicativo quello che può essere un errore comunicazionale, quindi l’errato contenuto non voluto, dovuto talvolta alle esigenze redazionali, legati ai tempi serrati di pubblicazione, all’esigenza di “uscire” velocemente con la notizia. Facendo un esempio pratico: se esce una notizia su un giornale locale, soprattutto adesso con l’avvento di internet c’è l’esigenza di essere altrettanto veloci, sulle altre testate o tramite gli altri mezzi di comunicazione con lo stesso bacino di utenza; è importante riuscire a dare l’impressione, ma anche in qualche modo la “certezza” ai propri lettori che sulla Testata, su cui andiamo a scrivere, o la trasmissione o l’emittente su cui andiamo a trasmettere, ci sia la possibilità di essere informati in tempo reale e completo, in maniera il più possibile affidabile. Quindi, non dare una notizia, nella maggior parte delle volte, diventa proprio l’occasione per dare la sensazione, in certi momenti addirittura la certezza, ai lettori, ai fruitori, di non essere preparati, di non essere come si suole dire “sul pezzo”. Si può però cadere anche nel baratro opposto, quello di dare rapidamente una notizia, che non è verificata o sul momento ancora verificabile, nella sua interezza o che può essere trasmessa in maniera molto parziale. Bisogna ricordare che non si tratta, in questi casi, di fakenews, haters o maltrattamenti mediatizzati, perché ciò che accomuna, seppur nella loro diversità di applicazione, queste tre forme comunicative, è la volontà di causare nel lettore o nel soggetto della notizia, un malcontento, una sofferenza o una devianza della stessa; nell’errore dovuto ad incuria, superficialità, scorrettezza, per non verificabilità, c’è una differenza abissale, nell’intenzionalità dell’atto. Il punto di arrivo può essere comune quindi l’aver dato una notizia sbagliata, ma l’obiettivo e il punto di partenza sono completamente differenti.

Nadia Toffa è salita alla ribalta delle cronache, in seguito ad un malore, che l’ha condotta all’allontanamento dalla trasmissione televisiva per alcuni mesi. È stata ricoverata e la conseguenza è stata in un primo momento una serie di avvicendarsi di ipotesi, tra cui anche la possibilità di un ictus o una malattia degenerativa, di cui però non se ne avevano le generalità; è stata poi lei, una volta rientrata a Le Iene, dopo un periodo di stop lavorativo e di apparizioni in pubblico, a dare durante la trasmissione televisiva la notizia di «avere avuto un cancro». Le parole sono state molto importanti nel loro utilizzo verbale «ho avuto un cancro», usava il passato. Cosa può causare, cosa ha causato nei telespettatori ascoltare un verbo al passato? La sensazione di un’avvenuta guarigione?  Importante è sempre il confronto delle fonti, un’attività che spesso per mancanza di tempo, sovrabbondanza di notizie, pigrizia ma anche incapacità di discernimento comunicativo, si tende a non attuare. Se Nadia Toffa ha deciso di farsi portavoce della sua storia, prima con il silenzio, poi con l’esposizione dei suoi problemi di salute in prima persona, e in ultimo tramite le sue pagine social, fino a pochi giorni prima della sua morte, la cantante Emma Marrone ha fatto “parlare” il suo Ufficio Stampa, in maniera molte volte “nebulosa”.

Perché Nadia e Emma sono state così tanto prese di mira dagli haters? Chi sono? L’abbiamo già un po’ afferrato nell’introduzione, sono delle persone che attraverso i mezzi di comunicazione di massa, cercano di sfogare il proprio odio nei confronti di personaggi di rilievo, partendo da un loro malessere di varia natura, utilizzando un linguaggio violento, che ferisce il soggetto della comunicazione, colei/colui di chi si sta parlando, ma anche di sviare il lettore. Dire per esempio che Nadia Toffa è stata una guerriera e metterla accanto alla realtà schiacciante, utilizzando una foto di Sanremo in cui Emma e Nadia si abbracciano e scrivere «Tu sarai la prossima», instilla nel lettore la sensazione che la “lotta”, la “battaglia”, verrà vinta dal cancro, non dalla guerriera, anche nel caso di Emma. C’è un sottofondo crudele, che molto più dell’esplicito riesce ad accarezzare violentemente le corde dell’anima, soprattutto di chi vive situazioni patologiche simili, seppur nella loro singolarità. Il messaggio subliminale serpeggia un po’ come «non sei una guerriera, sei solo una morta».
È stato riscontrato, che subito dopo la morte di Nadia Toffa, che ha avuto un impatto mediatico importante, molti lettori, malati oncologici, abbiano temporaneamente, sospeso, vacillato, nelle cure. Apparentemente Nadia Toffa stava “bene” fino all’ultimo, ha dato l’impressione che la malattia non stesse vincendo, così ha “disturbato” nell’intimo i fruitori della comunicazione di massa. Mettere in dubbio il lettore nell’ambito medico, può portare ad un piano emotivo che lottare non serva a nulla, questo più che mai lo stiamo vedendo ai giorni nostri, dove assistiamo a volte increduli a pazienti che, straziati dalla paura, negano l’esistenza della malattia stessa che li consuma, come se negandone l’esistenza, si negasse alla malattia la possibilità di “vincere”.

Saper difendersi dalle disinformazioni. Le fakenews dove vogliono portare il lettore?

Bufale, fakenews, dicerie false che sempre più possono arrivare a influenzare il comportamento di chi ne viene a contatto. Narrazioni false, progettate come notizie e diffuse tramite internet, questa è una breve descrizione di che cosa siano le fakenews, pubblicata sul Messaggero di Sant’Antonio. È necessario creare consapevolezza sul fenomeno, c’è anche un’applicazione gratuita per Smartphone Fakeoff, che aiuta ad imparare a discernere tra informazioni e disinformazioni. La volontarietà del “maltrattare” il lettore va combattuta con la consapevolezza, l’incrocio delle fonti, la ricerca della verità andando, talvolta, oltre la sensazionalità della notizia che piega alla paura. Gli haters, coloro che odiano, hanno in primis l’obiettivo di disgregare l’immagine del soggetto, ma anche di rendere sempre più fragile la mente di chi riceve la notizia, gettando tenebre sulle speranze del lettore. Nadia Toffa in versione “gufo” nei confronti di Emma, diventa il lancio per abbandonare le cure e la speranza, il lettore “sente” di “morire un po’ anche lui”. Il clima emotivo che si crea davanti alle parole violente, porta lontani dalla realtà cronachistica, logica e cronologica. Il disorientamento allontana dalla verità fattuale. Nella velocità della comunicazione che oggi spesso viaggia su binari senza fine, possiamo provare a creare noi le stazioni, in cui domandarci ancora dove sia possibile, ricercare la realtà.

Conclusione

Terminerei ricordando il titolo di un articolo riportato sulla rivista «Fiamme d’argento»: È sufficiente che qualcuno assecondi i nostri bisogni e le nostre paure per farci cambiare idea? La democrazia è un sistema così delicato e fallace?. Con questa domanda insoluta potremo, senza dubbio, continuare la nostra ricerca.

Domande e risposte

1) Chi sono gli haters?
I) gli odiatori seriali; II) gli innalzatori seriali; III) i divulgatori di notizie false; IV) i simulatori mediatici
La risposta esatta è la I

2) Cos’è una fake news?
I) una notizia non accertata; II) una notizia volutamente falsa; III) una notizia incompleta; IV) non è una notizia ma un social network
La risposta esatta è la II

3) Chi era Nadia Toffa?
I) una film maker e fotoreporter; II) una modella; III) una giornalista e conduttrice televisiva; IV) una haters
La risposta esatta è la III

4) Chi ha dato la notizia, verificata, dell’intervento del 2019 di Emma Marrone?
I) il suo ufficio stampa; II) Antonello Venditti; III) Rai 3; IV) lei, attraverso i social
La risposta esatta è la IV

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