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74 Dicembre 2020
Speciale Infosfera in sanità Comunicazione, etica e privacy

Etica del lavoro in Sanità nel Web

Abstract

Internet ha rapidamente conquistato tutti i campi della vita dell’uomo compreso il settore della Sanità. Come ogni altra strumentazione tecnologica, porta con sé nuove e benefiche possibilità. Oggi ad esempio diventano sempre più immediati gli scambi di informazioni tra centri sanitari specializzati. Sono altresì preziose le diversificate forme di soccorso e di intervento via web. I pazienti possono inoltre ricevere le più ampie informazioni sull’evolversi delle loro patologie e sui rimedi disponibili. È però indispensabile verificare attentamente la correttezza delle informazioni ricevute ed evitare accuratamente la “cura fai da te” facilitata da informazioni non sempre corrette e pertinenti presenti sui siti che si occupano di medicina. L’inserimento informatico dei dati sensibili se non adeguatamente custodito può infine provocare spiacevoli violazioni della privacy con conseguenze gravi sia per i pazienti sia per gli operatori. La relazione intende prendere in considerazione questi diversi aspetti della questione e aiutare operatori sanitari e cittadini a non essere fagocitati dalle diverse informazioni ricevute e ad usare con il dovuto discernimento i servizi telematici.

Cenni storici su come si è considerato il lavoro nel tempo: dall’antichità ad oggi

Il lavoro nel mondo antico era visto come condanna e maledizione. Per questo solo gli schiavi dovevano occuparsene. Gli uomini liberi trascorrevano invece il loro tempo dedicandosi al governo della cosa pubblica, all’arte, alla cultura, alla musica e all’otium. Quest’ultimo indicava un tempo libero dagli affari pubblici dedicato al riposo, agli esercizi ginnici e alla cura del proprio patrimonio.

Considerazione diversa aveva invece del lavoro la Sacra Scrittura. In Gen 1-2 si ricorda che, pur essendo un vincolo gravoso, rappresenta la vocazione prima e naturale dell’uomo, chiamato a custodire con la sua attività la creazione divina. Anche nel Nuovo Testamento il lavoro è inteso come collaborazione all’opera divina. In Ef 4,11-13 si ricorda che, in consonanza con il ministero ricevuto, è necessario cooperare con il proprio impegno per «edificare il corpo di Cristo». Questa attenzione è assunta dalla tradizione ecclesiale. Particolarmente indicativa è la regola benedettina fondata sull’ora et labora (prega e lavora). Al capitolo XLVIII annota: «l’ozio è nemico dell’anima, perciò i monaci devono dedicarsi al lavoro in determinate ore e in altre, pure prestabilite, allo studio della parola di Dio […]. Se le esigenze locali o la povertà richiedono che essi si occupino personalmente della raccolta dei prodotti agricoli, non se ne lamentino, perché i monaci sono veramente tali, quando vivono del lavoro delle proprie mani come i nostri padri e gli Apostoli».

Anche San Tommaso d’Aquino nella Summa Teologica ricorda che il lavoro è parte integrante, non solo della vita dei laici ma anche dei religiosi. Lavorando, infatti, ottengono il necessario sostentamento, evitano l’ozio, frenano la concupiscenza e trovano il necessario per praticare l’elemosina (S.Th. II-II, 187,3). Consapevolezze simili fanno parte anche della tradizione protestante. Lutero, ad esempio, pur riconoscendo che il lavoro è compito tipicamente mondano, sostiene che soggettivamente deve essere vissuto dal cristiano come chiamata proveniente da Dio.

Un’attenta riflessione in materia fu condotta da Il capitale di Karl Marx. Il famoso filosofo ed economista tedesco interpretò il lavoro, libero da ogni forma di sfruttamento, ambito proprio in cui è possibile attuare la promozione umana totale.

Un’attenta riflessione sul lavoro fu condotta anche dalla teologia pre-conciliare. Particolarmente significativa è l’opera Per una teologia del lavoro di Marie-Dominique Chenu. Precisò che il lavoro è fonte di partecipazione al progetto creativo divino. Questa sensibilità fu assunta dal Concilio Ecumenico Vaticano II. In Gaudium et spes 33-34 si sostiene che «col suo lavoro e col suo ingegno l’uomo ha cercato sempre di sviluppare la propria vita; ma oggi, specialmente con l’aiuto della scienza e della tecnica, ha dilatato e continuamente dilata il suo dominio su quasi tutta la natura e, grazie soprattutto alla moltiplicazione di mezzi di scambio tra le nazioni, la famiglia umana a poco a poco è venuta a riconoscersi e a costituirsi come una comunità unitaria nel mondo intero». Pertanto «gli uomini e le donne che per procurarsi il sostentamento per sé e per la famiglia esercitano il proprio lavoro in modo tale da prestare anche conveniente servizio alla società, possono a buon diritto ritenere che con il loro lavoro essi prolungano l’opera del Creatore, si rendono utili ai propri fratelli e donano un contributo personale alla realizzazione del piano provvidenziale di Dio nella storia». Queste considerazioni sono presentissime anche in tutti i documenti della Dottrina Sociale della Chiesa che hanno attentamente considerato i problemi di natura sociale ed economica invitando a riconoscere la dignità del lavoro, il diritto al riposo, alla rappresentanza sindacale e a riscuotere un giusto salario e un’equa assistenza pensionistica.

Informatizzazione in Sanità

Il tema della dignità del lavoro è naturalmente ampiamente rilevato anche nell’ambito della professione sanitaria. Ne fa esplicito riferimento la Nuova Carta degli Operatori Sanitari pubblicata nel 2016. Ricorda che l’attività degli operatori sanitari è fondamentalmente un servizio alla vita e alla salute, beni primari della persona umana. Deve essere gestita con professionalità e umana partecipazione. Non ha, infatti, solo lo scopo di recuperare e migliorare la salute fisica, ma deve avere di mira le esigenze globali della persona per servire la vita nella sua totalità.

Nel nostro tempo la sanità trova un prezioso alleato nell’informatica che permette di ridisegnare le modalità della cura. Offre infatti a pazienti e medici strumenti completamente nuovi di coinvolgimento, di diagnosi e di approccio terapeutico. Si pensi all’uso del telesoccorso che favorisce un servizio di assistenza continuativo e un intervento tempestivo; la telechirurgia che permette anche interventi a distanza e la robotica che favorisce maggiore precisione e tempi di recupero più rapidi.

Il mondo dell’infosfera, sempre in continua evoluzione, ha cominciato ad essere applicato all’ambito medico nel 1993 quando si è deciso di rendere liberamente accessibili online i contenuti medico-scientifici dell’archivio di Medline, la banca dati contenente la maggior parte della letteratura scientifica prodotta nell’ambito della medicina, dell’infermieristica, della farmacologia, dell’odontoiatria e della veterinaria. L’anno successivo hanno iniziato la loro attività i siti pharmaweb.net (prima ‘comunità’ on-line dei professionisti della salute) e il selfhelpmagazine.com (primo portale per pazienti). Da allora in poi i mezzi informatici si sono moltiplicati a vista d’occhio e sono diventati sempre più indispensabili e alla portata di tutti.

Una recente intervista condotta tra i medici americani ha rilevato che il 58% usa internet per scopi professionali più di una volta al giorno, il 73% considera internet parte essenziale della propria pratica clinica, l’80% verifica online le informazioni riportate dai pazienti, l’86% cerca sul web indicazioni per diagnosi e terapie, il 77% specifici trattamenti farmacologici, il 68% suggerimenti sul trattamento degli effetti collaterali e il 64% consigli per la somministrazione di nuovi medicinali.

La situazione italiana è un po’ diversa. I malati vi ricorrono in crescente numero per prenotare visite, accedere a istituzioni sanitarie e ai siti personali di medici specialisti, individuare diagnosi e terapie nel discutibile intento di risolvere i problemi sanitari con la “logica del fai da te”, conoscere associazioni che si occupano di patologie specifiche, scambiare informazioni utili con altri pazienti che soffrono della medesima malattia. Sono assidui all’uso di internet i medici italiani più giovani, abitanti in regioni settentrionali e operanti in strutture ospedaliere. Quanti hanno superato i 55 anni avvertono maggiore difficoltà. Stranamente si preferisce la piattaforma Google anziché lo specifico motore di ricerca PubMed.
Gli ordini dei medici, degli infermieri, dei farmacisti, ecc., offrono sui loro siti sempre più qualificate informazioni di carattere sanitario, sindacale e legislativo.

Infosfera ed etica in Sanità

Come per ogni strumento, anche per questi mezzi è indispensabile una attenta valutazione etica perché, come ricordava papa Paolo VI nell’Octuagesima adveniens, «i mezzi di comunicazione sociale, per la loro stessa azione, costituiscono un nuovo potere. Come allora non interrogarsi sui detentori reali di questo potere, sugli scopi che essi perseguono e sui mezzi posti in opera, sulla ripercussione, infine, della loro azione nei confronti dell’esercizio delle libertà individuali, tanto nel settore politico e ideologico, come nella vita sociale, economica e culturale?».  Se in questo come in altri campi sono sempre in agguato le fake news che creano non poca confusione, è evidente che l’infosfera non è una nemica né degli operatori sanitari, né dei pazienti. Viene certamente a mancare la positività del contatto diretto ed empatico con il malato, ma se usata nella verità, può diventare un potente alleato di entrambi rendendo possibili applicazioni tecnologiche di alta qualità.

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