Ancora pochi giorni per iscriversi al Master di Bioetica. Scopri i dettagli
71 Settembre 2020
Speciale RU486 Nuove Linee di indirizzo e criticità bioetiche

Il mifepristone (RU486): aspetti medici

In breve

L'impiego del farmaco Mifepristone (RU486): dall'inibizione dell'ovulazione all'azione contragestativa precoce fino all'aborto farmacologico. Si descrivono le caratteristiche tecniche del farmaco impiegato nell'IVG, il protocollo di assunzione con riferimento agli effetti collaterali citati in letteratura e la sua efficacia anche come "pillola del giorno dopo". La nuova determina dell'Aifa.

Il mifepristone e la sua azione contragestativa

Il mifepristone (RU486) è un farmaco sviluppato sintetizzando derivati del 19-nortestosterone, con una forte attività antagonista nei confronti del recettore del progesterone (l’ormone che sostiene e favorisce lo sviluppo della gravidanza). Il progesterone determina la trasformazione (decidualizzazione) dell’endometrio (la mucosa interna del corpo uterino) rendendolo adatto all’annidamento dell’embrione, riduce la responsività dello stesso endometrio alle prostaglandine ed all’ossitocina, favorisce il rilassamento dell’utero, chiude il canale cervicale con la produzione di muco G e determina un feed-back negativo su ipotalamo ed ipofisi.

Il mifepristone interagisce a tutti questi livelli e causa l’interruzione della gravidanza legando il recettore del progesterone, impedendo l’azione dell’ormone e rendendo l’utero più sensibile all’azione delle prostaglandine; il tutto con un’affinità da 2 a 10 volte superiore rispetto al progesterone. All’interruzione della gravidanza può seguire lo sfaldamento, il sanguinamento ed distacco del trofoblasto, la riduzione dei livelli di β-HCG, la liberazione di PG-F2α dalle cellule endometriali in disfacimento e la dilatazione del Canale Cervicale (anche attraverso l’assunzione di un altro farmaco, il misoprostolo, quando l’aborto non si completa entro le 48 ore dall’assunzione della RU486).

Tecnicamente si classifica il mifepristone come contragestativo, cioè farmaco che esplica la sua azione abortiva quando l’embrione è già annidato in utero. L’azione abortiva è presente soprattutto nelle prime fasi della gravidanza, quando i livelli di progesterone sono ancora bassi; più l’assunzione è tardiva, meno è “efficace” il farmaco.

La nuova determina dell’Aifa: rimozione delle limitazioni precedenti nell’uso del farmaco

Successivamente al parere del Consiglio Superiore di Sanità, è stata emanata in data 12 agosto 2020 la determina dell’Agenzia Italiana del Farmaco Modifica delle modalità di impiego del Medicinale Mifegyne a base di mifepristone (RU486) nella quale vengono superate le precedenti limitazioni all’uso del farmaco. In particolare, risulta:

  1. annullato il vincolo relativo all’utilizzo del farmaco in regime di ricovero dal momento dell’assunzione del farmaco fino alla conclusione del percorso abortivo;
  2. esteso l’impiego del farmaco dal 49° al 63° giorno di amenorrea, pari a 9 settimane compiute di età gestazionale, in associazione sequenziale con un analogo delle prostaglandine, in linea con quanto contenuto nella scheda tecnica del mifepristone approvata in sede europea, che prevede il seguente modo di somministrazione:
  • fino al 49° giorno di amenorrea: il mifepristone è assunto in un’unica dose orale da 600 mg (cioè 3 compresse da 200 mg ciascuna) seguita, a 36-48 ore di distanza, dalla somministrazione dell’analogo delle prostaglandine: misoprostolo 400 μg per via orale, oppure gemeprost, 1 mg per via vaginale (nel caso in cui nelle prime 48 ore l’aborto non si sia completato clinicamente).
  • tra il 50° e il 63° giorno di amenorrea: il mifepristone è assunto in un’unica dose orale da 600 mg (cioè 3 compresse da 200 mg ciascuna) seguita, a 36-48 ore di distanza, dalla somministrazione dell’analogo delle prostaglandine gemeprost 1 mg per via vaginale.

Protocollo di assunzione

È quindi strutturato in 3 fasi:
1° giorno: assunzione di mifepristone
3° giorno: accertamento ecografico e/o clinico dell’avvenuto aborto; in caso negativo somministrazione di una singola dose di misoprostolo, una prostaglandina in grado di determinare la dilatazione del collo dell’utero e di provocare contrazioni uterine che favoriscono l’espulsione dell’embrione e dei suoi annessi completando il processo abortivo
17° giorno: follow-up (clinico o ecografico) per l’accertamento dell’avvenuto aborto: in caso negativo si procede alla Revisione chirurgica della Cavità Uterina.

L’efficacia abortiva del solo mifepristone varia dal 60 al 65%. Tale efficacia può raggiungere il 95% quando viene associato il secondo farmaco (il misoprostolo-PGE1). Va comunque sottolineato che in una percentuale variabile dal 5 al 15% dei casi la procedura abortiva non viene completata se non con la revisione chirurgica della cavità uterina.

Effetti collaterali

Numerosi sono gli effetti collaterali, anche gravi, legati alla procedura dell’aborto farmacologico. È possibile, in una percentuale variabile dall’1 all’11% dei casi, un’emorragia intrauterina anche severa che può richiedere l’intervento chirurgico e, a volte, anche una trasfusione di sangue. Il più comune effetto collaterale del mifepristone è l’infezione della pelvi o del tratto genitale, causata dalla soppressione del sistema immunitario. Sono stati registrati casi di infezione da Clostridium sordellii associati all’uso della RU486, alcuni dei quali hanno determinato anche la morte della paziente. La pericolosità dell’infezione è determinata anche dalla difficoltà a diagnosticarla: le pazienti colpite non presentano febbre ed accusano una serie di sintomi che sono del tutto simili a quelli provocati dalle prostaglandine. I casi documentati di morte da RU486 sono ormai alcune decine, non solo per cause infettive.

Altri effetti collaterali descritti in letteratura sono una diminuzione del tempo totale di sonno, danni cardiovascolari (infarto del miocardio, fibrillazione ventricolare reversibile, angina vasospastica), dolore addomino-pelvico fino al 90% delle donne utilizzatrici soprattutto dopo utilizzo di misoprostolo e di intensità non collegata all’epoca gestazionale e disturbi gastro-intestinali, oltre ad altri disturbi minori già descritti con precisione in The Annals of Pharmacotherapy  fin dal febbraio 2006. Da non dimenticare poi anche la possibilità di gravidanze ectopiche misconosciute descritta in letteratura.

Tutti questi effetti lasciano in effetti molti dubbi riguardo alla possibilità di eseguire la procedura abortiva al di fuori di un regime di ricovero in cui la paziente potrebbe essere meglio controllata. Senza dimenticare tutte le problematiche psicologiche che la donna può vivere in solitudine e senza un adeguato supporto.

Il mifepristone anche come “pillola del giorno dopo”?

Il mifepristone è stato proposto anche come “pillola del giorno dopo” dimostrando un’efficacia superiore rispetto agli altri metodi farmacologici. Se somministrato a metà della fase follicolare, prima ancora che inizino i giorni fertili, i suoi effetti sull’ovulazione sono simili a quelli dell’ulipristal acetato – UPA (“pillola dei 5 giorni dopo”), anche se UPA è efficace a dosaggi molto inferiori.

Parimenti, nella fase luteale iniziale 200 mg di mifepristone sono altamente efficaci nell’impedire la prosecuzione della gravidanza; è superfluo sottolineare che in quella fase del ciclo ovulazione e concepimento sono già avvenuti. È lo stesso effetto riscontrato con dosaggi di ulipristal largamente inferiori.

Infine, somministrato nella fase medio-luteale, anche il mifepristone, come ulipristal non micronizzato, alla medesima dose di 200 mg, determina costantemente un sanguinamento endometriale anticipato.

Conclusioni

Il mifepristone si conferma quindi come un farmaco in grado di ostacolare il nascere di una nuova vita umana a molti livelli, dall’inibizione dell’ovulazione all’azione contragestativa precoce fino all’aborto farmacologico attualmente proposto in Italia fino alla 9^ settimana di gravidanza: nel tentativo comune di privatizzare sempre di più il fenomeno abortivo lasciando molte donne sempre più sole ed indifese nella difficile gestione del lutto che un’interruzione volontaria della gravidanza comunque sempre comporta.

© Bioetica News Torino, Settembre 2020 - Riproduzione Vietata