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71 Settembre 2020
Speciale RU486 Nuove Linee di indirizzo e criticità bioetiche

Si tutela davvero la donna nelle nuove linee guida su Ru486? Considerazioni sulle criticità con uno sguardo alla tutela sociale della maternità

Le sigle e i termini inglesi  usati in questo periodo nascondono quasi sempre qualcosa che non può essere detto chiaramente oppure si riferiscono a realtà in gran parte ignote. Il tempo della pandemia poi, come quello di oggi con COVID-19, è ideale per approfittare dello smarrimento della gente ed osare, superando anche i limiti della legge.

Lo ha fatto un Ministro della Repubblica che ha pure giurato: scavalca con un tweet la legge dello Stato (Legge n.194/1978) e dice che, per venire incontro alle donne,  per  l’aborto farmacologico non c’è più bisogno di un ricovero ospedaliero, si prende la pastiglia RU486 e si abortisce a casa. Tutto più facile e sicuro… e  apparentemente più economico.

Se indispone che un tweet  del Ministro della Salute scavalchi una (pessima) legge approvata dal Parlamento, è veramente inaccettabile l’uso del termine “aborto farmacologico” perché i farmaci curano, e qui non c’è malattia da curare!

L’appunto e il richiamo alla responsabilità è però anche per i giornalisti:  bisogna  parlare di aborto chimico perché il prodotto che si usa è un prodotto chimico e lo scopo è sopprimere un figlio! Se si usasse una terminologia appropriata, e qui giornalisti hanno delle responsabilità, ci sarebbe un maggiore margine di riflessione. Questa è infatti quella che serve in queste circostanze.

Rimanendo al Ministro della Salute:  perché non si preoccupa di far rispettare la legge 194/78 nella prima parte? Quella che titola la legge e si impegna per la tutela della maternità? Quella che dovrebbe aiutare le mamme ad accogliere i figli concepiti? La sua è una condotta omissiva che i giudici dovrebbero sanzionare pesantemente. È infatti per lui obbligo giurato di fare rispettare la legge. Invece lui che fa? Amplia la possibilità di interrompere le gravidanze in un Paese poverissimo di figli. Vista dall’esterno è chiaramente una condotta criminale.

Sempre la legge prescrive che la donna sia pienamente informata sull’atto abortivo (art. 14). Si sa che questo non viene fatto e sarebbe facilissimo da documentare e tutti, compresi quelli che debbono far rispettare la legge, si girano dall’altra parte.

In parte è comprensibile perché è veramente imbarazzante fare finta di non sapere quanto la scienza ha scoperto nelle fasi iniziali della vita di un figlio e di ignorare le immagini ecografiche che dimostrano  la bellezza della straordinaria relazione tra madre e figlio sin dai primi momenti del concepimento.

Al Ministro della Salute porgo un invito per  visitare uno dei Centri di aiuto alla Vita o alle Scuole di maternità che abbiamo attive a Torino per fargli vedere che c’è modo di offrire alle donne in attesa di un figlio alternative ai trattamenti chimici rispettando così la legge.

Al presidente del Consiglio Conte chiederei di copiare in un DPCM il testo della proposta di legge “Reddito di maternità” già pronta e corredata da migliaia di firme raccolte dal Popolo della Famiglia: sarebbe il migliore investimento per risollevarci con o senza COVID-19.

© Bioetica News Torino, Settembre 2020 - Riproduzione Vietata